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Dal prossimo settembre, circa 25mila lavoratori della scuola si troveranno di fronte a una trasformazione radicale nelle modalità di accesso alla previdenza complementare. Docenti, personale ATA, educatori e dirigenti scolastici che hanno maturato il diritto a riscuotere quanto accumulato nel Fondo Espero dovranno dimenticare le vecchie abitudini burocratiche. Niente più raccomandate con ricevuta di ritorno. Niente più PEC inviate a indirizzi istituzionali. La procedura per ottenere la liquidazione diventa esclusivamente digitale.

Per inoltrare la richiesta sarà obbligatorio accreditarsi tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica e collegarsi all’Area Riservata del portale di Fondo Espero. In alternativa, il percorso può essere seguito attraverso la sezione dedicata alla previdenza complementare del portale NoiPA. Una svolta che segna l’abbandono definitivo della carta e delle procedure tradizionali, trasformando l’accesso ai propri diritti pensionistici in un processo interamente telematico.

Il cambiamento rappresenta molto più di una semplice modernizzazione amministrativa. Si tratta di un passaggio obbligato verso la digitalizzazione completa dei rapporti tra lavoratori pubblici e fondi pensionistici, in linea con la strategia nazionale di dematerializzazione dei documenti e semplificazione burocratica. Ma quanto tempo ci vorrà per vedere i soldi sul conto corrente una volta inoltrata la domanda digitale?

La liquidazione del Fondo Espero funziona con un meccanismo a doppio binario che richiede pazienza e comprensione delle tempistiche. La prima quota, quella composta dai contributi effettivamente versati nel corso degli anni dal dipendente e dallo Stato, comprensiva delle rivalutazioni maturate, viene liquidata in tempi indicativi di circa tre mesi dal completamento formale della documentazione. Parliamo della parte più consistente e facilmente calcolabile della posizione individuale.

Ragazza stupita guardando il suo smartphone
Ragazza stupita guardando il suo smartphone

Il saldo finale richiede invece molta più attesa. La seconda rata è legata alla quota di TFR accantonata, che ha natura figurativa. Prima di erogarla, il Fondo deve attendere i dati consuntivi trasmessi dalle singole istituzioni scolastiche e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Solo dopo aver completato i conteggi e ricevuto il trasferimento delle risorse, Espero può procedere con l’ultimo bonifico. Una procedura che può allungarsi anche oltre l’anno, a seconda della velocità con cui gli enti coinvolti trasmettono i dati definitivi.

Al momento della compilazione della domanda, l’iscritto si trova di fronte a un bivio strategico che determinerà come riceverà i propri soldi. Le strade percorribili sono tre, ciascuna con vantaggi e vincoli specifici. La prima è il riscatto del 100% in capitale, opzione però condizionata: è possibile solo se la rendita che ne deriverebbe risulta inferiore all’importo dell’assegno sociale. In alternativa, si può scegliere la trasformazione integrale in rendita, ricevendo cioè un assegno periodico per tutta la vita.

Esiste infine una formula mista che consente di incassare subito il 50% in capitale e il resto sotto forma di rate mensili. Ma c’è anche una quarta via, spesso trascurata ma di notevole interesse per chi non ha urgenza di liquidità: il mantenimento della posizione aperta nel Fondo. L’iscritto in quiescenza può decidere di lasciare fermo il capitale, senza più subire le trattenute mensili in busta paga. In questo modo continua a beneficiare dei costi di gestione minimi del fondo negoziale, delle agevolazioni fiscali sui rendimenti e della possibilità di effettuare versamenti volontari tramite bonifico.

Parallelamente alla rivoluzione digitale per chi richiede la liquidazione, sta per scattare un’altra importante novità che riguarda i cosiddetti lavoratori silenti. Si tratta del personale assunto a tempo indeterminato dopo il 1° gennaio 2019 che, nei nove mesi precedenti, non ha espresso alcuna preferenza sull’adesione al Fondo Espero. Per loro è scattata l’iscrizione automatica tramite il meccanismo del silenzio-assenso, una procedura che ha generato non poche perplessità tra chi si è ritrovato iscritto senza averlo esplicitamente richiesto.

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La ricezione della PEC per questi lavoratori segna l’inizio di una finestra temporale precisa: 30 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso telematico. La procedura di revoca può essere eseguita esclusivamente online, effettuando l’accesso con SPID o CIE nell’Area Riservata del portale del Fondo Espero. Chi invece decide di restare non deve fare nulla per il recesso, ma è caldamente invitato a connettersi per perfezionare i propri dati anagrafici e i recapiti digitali, un passaggio indispensabile per la corretta gestione dei versamenti futuri.

Il meccanismo del silenzio-assenso non si applica a tutto il personale. Come ribadito dall’INPS con il messaggio operativo n. 516 del 12 febbraio 2026, l’adesione automatica riguarda in via esclusiva i lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2019. Chi era già di ruolo prima di quella data non corre alcun rischio di iscrizione d’ufficio, anche in caso di cambio di cattedra o superamento di un nuovo concorso.

La procedura standard prevede che al momento della firma del contratto, la scuola fornisca un’informativa sul silenzio-assenso. Il dipendente ha nove mesi per dichiarare espressamente di non voler aderire, bloccando tutto tramite la piattaforma POLIS. Se non viene inviato alcun rifiuto, scatta l’iscrizione automatica. Il lavoratore viene inserito nel comparto d’investimento denominato Garanzia, la linea meno rischiosa, con il prelievo dell’1% dallo stipendio, l’aggiunta dell’1% dello Stato e il trasferimento del TFR.

Subito dopo l’attivazione si aprono i famosi trenta giorni per il recesso. Una volta superata anche questa seconda scadenza senza aver esercitato la revoca, l’adesione diventa irreversibile per tutta la vita lavorativa. Da quel momento non sarà più possibile riscattare le somme prima del tempo, salvo specifiche anticipazioni previste dalla normativa. L’unica facoltà residua è il trasferimento della posizione verso un’altra forma pensionistica complementare aperta.

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Al di là delle questioni procedurali legate ad adesione e recesso, chi resta nel Fondo Espero può contare su benefici economici non trascurabili. Solo gli iscritti a Espero hanno diritto a ricevere un ulteriore 1% della propria retribuzione versato direttamente dallo Stato, un vantaggio che i fondi pensionistici privati non riconoscono. I contributi volontari trattenuti dallo stipendio sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a un tetto massimo di 5.164,57 euro all’anno, con un sensibile risparmio fiscale che può fare la differenza a fine anno.

I rendimenti finanziari accumulati godono di un’aliquota agevolata al 20% contro il 26% ordinario dei conti privati. E al momento della liquidazione, la tassazione scende progressivamente dal 15% fino a un minimo del 9% in base agli anni di permanenza, soglia che si raggiunge dopo vent’anni di iscrizione. Essendo un ente senza scopo di lucro, Espero presenta costi di gestione estremamente contenuti rispetto al mercato aperto, un vantaggio competitivo non indifferente in un contesto di rendimenti sempre più compressi.

Il lavoratore può inoltre modificare la quota di versamento volontario, dall’1% al 20%, o sospendere la contribuzione tramite NoiPA in base alle proprie esigenze economiche. Questa flessibilità permette di adattare la strategia previdenziale alle diverse fasi della vita lavorativa, aumentando i versamenti nei periodi di maggiore disponibilità economica e riducendoli quando le spese familiari diventano più pressanti.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.