Jannik Sinner non sa perdere. Lo sappiamo quando lo vediamo combattere su un campo da tennis, quando lotta punto su punto fino all’ultimo respiro, quando trasforma situazioni impossibili in vittorie memorabili. Ma a quanto pare, questa ossessione per il successo non si ferma al rettangolo di gioco. Quando il numero uno al mondo prende in mano un mazzo di carte, la competitività rimane la stessa. Con una piccola, divertente differenza: in assenza di arbitri e telecamere, Jannik sembra permettersi qualche libertà creativa.
A svelarlo è stato Darren Cahill, il fidato coach australiano che da anni accompagna la crescita del campione altoatesino. In un’intervista esclusiva rilasciata allo scrittore Matthew Futterman per il libro “The Cruelest Game: Chasing Greatness in Professional Tennis“, Cahill ha raccontato alcuni retroscena inediti della vita quotidiana con Sinner. E tra gli aneddoti più sorprendenti c’è proprio quello legato alle partite a carte, in particolare a burraco, diventate uno dei passatempi preferiti del team durante i tour.
“Dobbiamo stare attenti a Jannik. È un po’ uno da giochi di prestigio“, ha dichiarato Cahill con tono scherzoso ma rivelatore. “Ogni tanto sparisce qualche carta mentre giochiamo e bisogna tenerlo d’occhio. Di solito, quando sorride sappiamo che qualcosa non è filato liscio, che qualcosa è stato sostituito“. Un’ammissione che strappa un sorriso e che aggiunge un tassello prezioso alla comprensione di un atleta che, per scelta deliberata del suo staff, mantiene una privacy quasi impenetrabile.
La passione per le carte è nata grazie al fisioterapista Giacomo Naldi, che ha portato la cultura del burraco all’interno del gruppo. Da allora, le partite sono diventate un rituale per alleggerire la tensione prima delle gare più importanti. Ma se pensate che Sinner si sieda al tavolo per rilassarsi, vi sbagliate. La voglia di vincere è identica a quella che mostra in campo, forse anche superiore. E qui arriva la parte più divertente della rivelazione di Cahill.
https://t.co/ZqCr2xaF7M#Cahill racconta #Sinner tra le grandi capacità in campo e quelle 'minori' fuori dal campo da gioco…
— Il Tennis Italiano (@Tennis_Ita) August 7, 2026
“Lo caccerebbero da un casinò di Las Vegas abbastanza in fretta”, ha aggiunto il coach australiano ridendo. Non tanto per le presunte sparizioni di carte, quanto per un altro motivo: Sinner non sa bluffare. Nonostante i tentativi, il numero uno al mondo non è ancora riuscito a sviluppare quella che nel poker si chiama poker face. Il suo volto, apparentemente impassibile durante i match più tesi, diventa un libro aperto quando si tratta di nascondere una mano debole o fingere sicurezza con carte scarse.
Questi dettagli, per quanto possano sembrare marginali, assumono un valore particolare quando si parla di Jannik Sinner. A differenza di molti altri campioni dello sport, l’altoatesino ha costruito attorno a sé una barriera di riservatezza quasi totale. Ogni informazione sulla sua vita privata, ogni aneddoto personale diventa una finestra preziosa su un mondo altrimenti sigillato. Per capire quanto sia stretto il controllo sulla comunicazione, basti pensare che uno dei pochi dettagli personali emersi di recente riguarda i tre tentativi falliti per ottenere la patente della moto. Una banalità per chiunque altro, una notizia per Sinner.
Ma al di là delle partite a carte e dei sorrisi complici al tavolo da gioco, Cahill ha voluto sottolineare anche gli aspetti più profondi del carattere del suo assistito. “Ciò che ci rende più orgogliosi di lui è il modo in cui riesce sempre a reagire”, ha spiegato con serietà. “Jannik non rimane abbattuto a lungo. Certo, subito dopo una sconfitta è deluso, come è normale che sia. Ma già il giorno successivo riceviamo una telefonata: ‘Va bene ragazzi, cosa facciamo adesso. Quando torniamo in campo. Su cosa lavoriamo. Qual è il prossimo obiettivo. Cosa dobbiamo migliorare’. È proprio questo che rende così bello lavorare con lui“.
La capacità di metabolizzare le sconfitte e trasformarle in carburante per migliorare è forse la qualità più importante di Sinner, quella che lo ha portato in cima al ranking mondiale. Cahill ne ha parlato più volte, ribadendo un concetto fondamentale: ogni momento difficile diventa per Jannik un’opportunità di crescita. “Abbiamo parlato tante volte della sua capacità di reagire ai momenti difficili, tornando ogni volta più forte, più preparato e più determinato”, ha aggiunto il coach.
