X

Cinque mesi di silenzio. Poi, sul palco del Festival Bacco a San Gregorio Magno, in provincia di Salerno, Eddie Brock ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Non uno sfogo qualunque, ma una riflessione amara e pungente sulla sua esperienza al Festival di Sanremo 2026, conclusa con un ultimo posto che ancora brucia e che, a detta sua, racconta una storia diversa da quella che i numeri ufficiali della kermesse hanno certificato.

Il cantautore romano era arrivato all’Ariston forte del successo di Non è Mica Te, brano che aveva venduto oltre 100.000 copie un anno prima. Carlo Conti lo aveva scelto tra i 30 big della 76ª edizione con Avvoltoi, una canzone che avrebbe dovuto parlare di tradimenti, opportunismo, di quelle persone che ti girano intorno nei momenti di fragilità per approfittare delle tue debolezze. Una metafora potente, che Eddie aveva costruito attorno alla propria esperienza personale. Ma qualcosa, durante quella settimana ligure, è andato storto.

Sette giorni prima del Festival eravamo tutti amici, poi nessuno era più amico mio”, ha raccontato Eddie dal palco campano, con quella franchezza che lo contraddistingue. Una dichiarazione che ha riacceso i riflettori su un tema delicato: cosa succede davvero dietro le quinte dell’Ariston quando si spengono le luci e le telecamere smettono di riprendere. Non è la prima volta che un artista solleva il velo su questa apparente solidarietà tra colleghi che, secondo molti, sarebbe più una costruzione mediatica che una realtà autentica.

Eddie Brock, però, è andato oltre. Non si è limitato a parlare di amicizie evaporate, ma ha lanciato un’accusa precisa: “È arrivata ultima perché ci sono state persone che hanno fatto più marchette di me. Sono cose che capitano”. La parola scelta non è casuale, e il cantante romano sa benissimo il peso che ha nel mondo dello spettacolo italiano. Con “marchette” Eddie fa riferimento, probabilmente, a una maggiore capacità di promozione, a passaggi televisivi strategici, a visibilità costruita a tavolino che avrebbe favorito alcuni artisti rispetto ad altri.

La domanda sorge spontanea: è possibile che il risultato finale di Sanremo non dipenda soltanto dalla qualità artistica di un brano, ma anche da quanto un artista riesce a essere presente nei media nei giorni cruciali del Festival. Eddie, con il suo sfogo, sta dicendo che la competizione non si gioca soltanto sul palco dell’Ariston, ma anche fuori, nei salotti televisivi, nelle interviste, nelle ospitate strategiche che possono spostare voti e consensi.

Eppure, i numeri raccontano una storia diversa da quella della classifica ufficiale. Avvoltoi, il brano che Eddie ha portato a Sanremo e che si è classificato trentesimo, ha successivamente raggiunto oltre 11 milioni di ascolti su Spotify e la ventunesima posizione nella classifica FIMI. Un paradosso evidente: come può una canzone arrivare ultima in una competizione nazionale e poi scalare le classifiche di vendita e streaming. La risposta, secondo Eddie, sta proprio in quelle “marchette” che lui non avrebbe fatto, o non avrebbe voluto fare.

Quando non sei nessuno sono tutti amici tuoi. Quando fai qualcosa sono inizialmente amici tuoi, però appena sei poco, poco più di loro, tac, sei cattivo“, ha continuato Eddie nel suo intervento al Festival Bacco. Una riflessione che va oltre Sanremo e tocca dinamiche più ampie del mondo della musica italiana, dove spesso conta più l’immagine e la capacità di stare sotto i riflettori che la sostanza artistica.

L’artista non ha fatto nomi, non ha indicato esplicitamente chi sarebbero i colleghi che avrebbero beneficiato di questa maggiore visibilità. Ma la provocazione è lanciata, e il pubblico si interroga: chi sono gli artisti che si sono classificati meglio di Eddie grazie a strategie promozionali più aggressive. La lista dei big di Sanremo 2026 include nomi di peso, alcuni sostenuti da major discografiche con budget promozionali importanti, altri con una presenza mediatica già consolidata.

Eddie Brock, dal canto suo, ha sempre mantenuto un profilo più indipendente, meno incline alle logiche dello showbiz tradizionale. Una scelta artistica legittima, che però in un contesto come quello di Sanremo potrebbe aver giocato a suo sfavore. Il Festival della canzone italiana non è soltanto una competizione musicale, ma un evento mediatico che richiede capacità comunicative, presenza scenica, gestione del proprio personaggio pubblico. Aspetti che, forse, Eddie ha sottovalutato o che semplicemente non rientrano nel suo modo di intendere la musica.

La sua esperienza sanremese è stata descritta come “stressante“, sette giorni “abbastanza folli” vissuti in una bolla dove le relazioni umane si trasformano rapidamente, dove l’amicizia lascia spazio alla competizione e dove l’apparenza conta più della sostanza. Una dinamica che Eddie ha percepito sulla propria pelle e che ha deciso di raccontare senza filtri, con la stessa sincerità che mette nei suoi brani.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.