Hanno il camice bianco, lo sguardo rassicurante e la spunta blu accanto al nome e ti promettono di far sparire l’ipertensione per sempre, di eliminare i calcoli renali in tre giorni, di liberarti dallo stress cronico. Parlano con autorevolezza, accumulano milioni di visualizzazioni e migliaia di follower pendono dalle loro labbra. C’è solo un piccolo dettaglio: non esistono. Sono avatar generati dall’intelligenza artificiale, personaggi sintetici creati per un unico scopo: farti cliccare su un link Amazon e incassare una commissione.
Il fenomeno è emerso grazie a due inchieste parallele condotte dal New York Times e dalla fondazione spagnola Maldita.es, che hanno scoperchiato un sistema industriale di disinformazione sanitaria alimentato dall’IA e certificato, paradossalmente, dalle stesse piattaforme che dovrebbero proteggere gli utenti. Su Instagram, Facebook e TikTok circolano centinaia di profili che presentano medici, guaritori e influencer del benessere totalmente inventati.
Alcuni hanno la spunta blu Meta Verified, quel badge che dovrebbe garantire l’autenticità dell’identità. Venticinque account verificati individuati da Maldita.es raccolgono insieme oltre cinque milioni di follower e 389 milioni di visualizzazioni. Ma l’ecosistema è molto più vasto: la fondazione ha censito 250 profili dedicati alla salute generati con l’IA, con oltre 53,7 milioni di follower complessivi e contenuti pubblicati in almeno sette lingue.
Prendiamo Baba Matryona, presentata come una “guaritrice siberiana” depositaria di antiche saggezze. Il suo volto tranquillizza, la sua voce convince, i suoi video superano i sei milioni di visualizzazioni. Chiede agli utenti di scrivere “blood pressure” nei commenti, poi li accompagna verso una vetrina Amazon di integratori. Il prodotto promette idratazione e benessere generico. Lei, invece, lo inserisce in un discorso su una presunta soluzione definitiva per l’ipertensione. Baba Matryona non è mai esistita: è un personaggio sintetico, un avatar generato al computer. Ma nonostante questo ha la spunta blu di Meta.
Lo schema si ripete con variazioni minime. Un medico in camice parla di un tè che previene gli attacchi cardiaci. Un esperto olistico che spiega come una miscela di acqua di cocco, limone e olio d’oliva eliminerebbe i calcoli renali. Un altro personaggio consiglia cannella, aceto, limone e curcuma lasciando intendere che questa bevanda possa sostituire insulina o metformina. Subito dopo, puntuale come un orologio svizzero, arriva il link al prodotto Amazon. Quel link contiene un tag del programma Amazon Associates, il codice che permette di attribuire una commissione all’account quando qualcuno completa l’acquisto.
La contraddizione è stridente, visto che quando Meta lanciò il servizio Meta Verified, l’azienda descrisse il badge come la conferma che l’account rappresentasse davvero il suo titolare e fosse stato autenticato attraverso un documento ufficiale. Nome e fotografia del profilo avrebbero dovuto corrispondere alla persona fisica che richiedeva l’abbonamento a pagamento. Nei profili scoperti dall’inchiesta, invece, nome, volto e biografia appartengono a entità sintetiche.
Alcuni contenuti offrono indizi ancora più espliciti: etichette come “Informazioni sull’AI“, hashtag come #syntheticperformer o deformazioni tipiche dei video generati artificialmente. Meta dichiara di applicare un’etichetta visibile ai contenuti riconosciuti come prodotti dall’intelligenza artificiale. L’avatar confessa la propria natura nella didascalia, eppure la spunta blu continua a presentarlo come verificato.
Il New York Times ha documentato lo stesso meccanismo attraverso centinaia di video sponsorizzati che affollano i feed degli utenti. Sembrerebbero classici format “prima e dopo”, quelli che mostrano trasformazioni fisiche spettacolari. “Questo è il nostro aspetto il primo giorno che consumiamo barbabietole. E questi siamo noi al cinquantesimo giorno”. recita la voce fuori campo mentre al centro dell’immagine una coppia subisce una trasformazione miracolosa con una perdita di peso imponente. Anche qui, tutto è generato dall’IA. Tutto costruito ad hoc per vendere integratori spacciati come medicinali.
Le conseguenze, però, in questo caso sono molto più serie. Nell’Unione europea il Regolamento 1169/2011 vieta di attribuire agli alimenti proprietà di prevenzione, trattamento o cura delle malattie e anche il Ministero della Salute ricorda che gli integratori servono esclusivamente a completare la dieta, non a sostituire terapie mediche. Promettere di curare l’ipertensione o eliminare i calcoli renali con un prodotto acquistato online significa superare un confine molto preciso. Lo stesso programma di affiliazione di Amazon proibisce contenuti falsi o fuorvianti, ma le inchieste hanno dimostrato che quei video continuavano comunque a generare clic, acquisti e commissioni.
Uno dei gestori della rete, contattato da Maldita.es, ha ammesso di amministrare più profili contemporaneamente e ha stimato il valore di uno di questi account in circa 26 mila euro. Dietro un medico inesistente si nascondeva un business molto concreto. Dopo l’inchiesta, Amazon ha avviato verifiche interne e alcuni profili sono stati rimossi da Instagram. La vicenda richiama però anche il Digital Services Act (DSA), che impone alle grandi piattaforme di limitare i rischi per gli utenti.
Un precedente esiste già: nel 2025 la Commissione europea ha multato X per 120 milioni di euro, contestando anche la gestione della spunta blu. Un principio destinato ad assumere un peso sempre maggiore: una piattaforma non può presentare come verificata un’identità che, di fatto, non è mai stata realmente verificata. È proprio qui che la vicenda assume contorni ancora più inquietanti. I 25 account verificati scoperti dalle inchieste rappresentano soltanto una parte di una rete composta da oltre 45.600 pubblicazioni, molte delle quali indirizzavano gli utenti verso Amazon attraverso link di affiliazione. La domanda finale diventa allora inevitabile: se perfino una spunta blu può certificare qualcuno che non è mai esistito, quanto possiamo ancora fidarci di ciò che vediamo ogni giorno sui social?
La riflessione, però, va oltre il singolo caso. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui produciamo e consumiamo contenuti online, spesso rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che è stato creato artificialmente. Un fenomeno che abbiamo visto anche nel caso delle locandine delle sagre generate con l’AI, sempre più simili tra loro e sempre meno riconoscibili per la loro identità artigianale. Se lì il rischio è perdere un pezzo di folklore, qui la posta in gioco è decisamente più alta: la salute di chi sceglie di fidarsi di medici che non sono mai esistiti.
