X

La prossima volta che proverete ad accedere al vostro account Google e avrete dimenticato la password, potrebbe non bastare più digitare un codice di recupero o rispondere a una domanda di sicurezza. Mountain View ha deciso di alzare l’asticella: ora potrebbe chiedervi di girare un breve video del vostro volto. Un selfie in movimento, se vogliamo, ma con una missione precisa: dimostrare che siete davvero voi a tentare l’accesso.

La funzione è stata presentata giovedì dalla multinazionale californiana e rappresenta l’ennesimo tassello nel percorso verso l’abbandono delle password tradizionali, considerate ormai troppo vulnerabili per proteggere i nostri dati in un’era dominata da attacchi informatici sempre più sofisticati. Il meccanismo si affianca agli strumenti già esistenti come le passkey e i contatti di recupero, ma questa volta introduce un elemento che fa discutere: i dati biometrici del volto.

Il funzionamento è relativamente semplice, almeno sulla carta. Per attivare questa modalità di accesso alternativa, l’utente deve registrare un primo video attraverso il sito ufficiale di Google. Il sistema guida l’utente passo dopo passo: girare la testa a destra, poi a sinistra, guardare dritto in camera, mostrare il profilo. L’obiettivo è catturare abbastanza angolazioni per creare una mappatura biometrica del volto e, soprattutto, verificare che si tratti di una persona reale e non di una fotografia statica o di un tentativo di raggiro.

Quando poi vi troverete nella situazione di non riuscire ad accedere al vostro profilo, magari perché state usando un nuovo dispositivo o semplicemente perché non ricordate la password, Google vi chiederà di registrare un secondo video selfie. L’intelligenza artificiale confronterà questo nuovo filmato con quello archiviato in precedenza, analizzando i tratti somatici e i movimenti per confermare l’identità. Se tutto corrisponde, l’accesso viene concesso.

Google dipinge il tutto come un’evoluzione naturale verso un sistema più efficiente e rapido. Dopotutto, chi non ha mai maledetto una password dimenticata o perso tempo prezioso cercando di recuperare l’accesso a un account? La multinazionale sottolinea come l’account Google contenga “molte informazioni preziose”, dalle foto personali alle email importanti, dai documenti di lavoro ai file salvati su Google Foto. Garantire un accesso sicuro ma al tempo stesso fluido è una priorità dichiarata.

Eppure, c’è un elefante nella stanza di cui è impossibile non parlare: la privacy. Affidare a Google un video del proprio volto significa condividere con l’azienda un ulteriore strato di informazioni personali, e non stiamo parlando di dati qualsiasi. I dati biometrici sono tra i più sensibili in assoluto, perché legati in modo indissolubile alla nostra identità fisica. Non si possono cambiare come una password o rigenerare come un codice di sicurezza.

E Google già raccoglie, potenzialmente, una quantità impressionante di informazioni sui suoi utenti: il numero di telefono, la cronologia delle ricerche sul browser, i contenuti delle email inviate tramite Gmail, i video guardati su YouTube, le foto archiviate su Google Foto con tanto di riconoscimento automatico di volti e luoghi. Aggiungere a questo arsenale digitale anche un video biometrico del volto solleva interrogativi legittimi su quanto controllo stiamo cedendo a un singolo operatore tecnologico.

La stessa azienda sembra consapevole delle preoccupazioni e ha cercato di rassicurare gli utenti. Google afferma che il video selfie viene crittografato quando non è in uso, il che significa che dovrebbe essere archiviato in modo sicuro anche nei momenti in cui non viene utilizzato per l’autenticazione. Inoltre, la funzione è facoltativa: se cambiate idea o semplicemente preferite non usarla, potete cancellare il video dal vostro account Google in qualsiasi momento.

Sul fronte della sicurezza, Mountain View dichiara di aver implementato misure per prevenire tentativi di usurpazione d’identità. Il sistema non si limita a confrontare due immagini statiche, ma richiede movimenti specifici in tempo reale per escludere l’uso di fotografie, video preregistrati o deepfake generati dall’intelligenza artificiale. Le procedure di sicurezza standard vengono applicate per individuare e bloccare accessi sospetti, anche se i dettagli tecnici su come funzionino queste protezioni rimangono, come spesso accade, piuttosto vaghi.

Al momento, la nuova funzione è disponibile solo negli Stati Uniti. Non è stata ancora annunciata una data per il lancio in Europa, dove le normative sulla privacy, a partire dal GDPR, impongono standard più rigidi sulla raccolta e il trattamento dei dati personali, soprattutto quelli biometrici. Non è escluso che Google stia valutando attentamente le implicazioni legali prima di estendere il servizio al Vecchio Continente.

Questa mossa si inserisce in una strategia più ampia portata avanti da Google e da molte altre big tech: eliminare progressivamente le password tradizionali. Le passkey, già introdotte come opzione predefinita in passato, rappresentano un primo passo in questa direzione. Sono più comode, più sicure, meno vulnerabili agli attacchi di phishing. Il riconoscimento facciale tramite video selfie rappresenta un ulteriore passo avanti, o almeno questa è la narrazione ufficiale.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.