La voce che ha incantato generazioni con You’re So Vain e Coming Round Again ha deciso di rompere il silenzio. Carly Simon, 83 anni, ha rivelato pubblicamente di essere affetta dal morbo di Parkinson, mettendo fine a mesi di speculazioni sul suo progressivo allontanamento dalle scene. La cantautrice americana ha scelto di raccontare la sua verità attraverso una lunga dichiarazione condivisa con i principali media internazionali, dalla BBC a People, in un gesto di trasparenza che ha commosso fan e colleghi in tutto il mondo.
“Così tante persone mi hanno scritto, chiedendosi gentilmente del mio relativo silenzio, domandando come stessi e cosa stessi facendo”, ha spiegato Simon nella sua lettera aperta. “La verità è che ho imparato a convivere con il morbo di Parkinson“. Parole che raccontano un percorso lungo e sofferto, vissuto lontano dai riflettori, mentre cercava di comprendere e accettare una diagnosi che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità.
La cantante ha descritto con grande onestà l’imprevedibilità della malattia neurodegenerativa che colpisce oltre 10 milioni di persone nel mondo, con 90.000 nuove diagnosi ogni anno solo negli Stati Uniti secondo la Parkinson’s Foundation. “Il Parkinson è diverso per ognuno e può essere imprevedibile”, ha dichiarato. “Alcuni giorni sono così stanca che non riesco a far partire la giornata. In altri, mi dà un po’ più di spazio per muovermi, pensare, lavorare e sentirmi ancora me stessa”.
@gma Carly Simon reveals Parkinson’s disease diagnosis The “You’re So Vain” singer shared in a statement that the diagnosis came after an extensive evaluation at the Mayo Clinic and is now sharing what it is like for her to live with Parkinson’s. Dr. Tara Narula shares what to know about Parkinson’s disease. #news #carlysimon #parkinsons ♬ original sound – Good Morning America
Un’altalena emotiva e fisica che, a suo dire, non segue alcuna logica né calendario. “Non esiste un programma ordinato o prevedibile per questa malattia”, ha aggiunto. “Non consulta la mia agenda prima di decidere che tipo di giornata avrò”. Una descrizione che restituisce tutta la difficoltà di affrontare una condizione che non lascia tregua e che cambia forma giorno dopo giorno. Il percorso verso la diagnosi è stato tortuoso. I primi problemi di mobilità erano stati inizialmente attribuiti all’artrite alle ginocchia e a un’anca.
Simon si è sottoposta a tre interventi di sostituzione articolare, sperando di risolvere le difficoltà nei movimenti quotidiani. Ma le operazioni non hanno portato i miglioramenti sperati. “A un certo punto ci sono stati periodi in cui non riuscivo a camminare senza un aiuto significativo”, ha raccontato. Solo dopo una serie di accertamenti alla Mayo Clinic, prestigiosa struttura sanitaria privata americana, è arrivata la diagnosi definitiva.
Oltre ai sintomi motori più evidenti come tremori, rigidità e difficoltà di movimento, Simon ha dovuto confrontarsi con aspetti meno visibili ma altrettanto devastanti della patologia: episodi di ansia, depressione e soprattutto apatia. “L’apatia è particolarmente strana“, ha scritto la musicista. “Non è semplicemente tristezza o pigrizia. È come se la parte del cervello che invia inviti a partecipare alla vita avesse temporaneamente smarrito la lista degli ospiti“. Una metafora potente che descrive quel vuoto interiore, quella mancanza di stimolo che rende ogni azione, anche la più semplice, un’impresa titanica.
Come se il Parkinson non bastasse, nello stesso periodo la cantautrice ha dovuto affrontare un’altra battaglia medica. Simon ha subito un intervento chirurgico per rimuovere un carcinoma basocellulare dal viso, una formazione cancerosa che, seppur trattata con successo, ha lasciato tracce visibili. L’operazione ha alterato i suoi lineamenti, rendendola insicura riguardo alla propria immagine pubblica. “Tra i miei problemi di mobilità, la diagnosi di Parkinson, l’intervento chirurgico e gli effetti emotivi di tutto questo, ritirarmi dalla vista del pubblico è stata la reazione più sopportabile“, ha ammesso con franchezza.
Eppure, nonostante tutto, Carly Simon non ha smesso di creare. Anzi, la musica è diventata ancora di più il suo rifugio, la sua ancora di salvezza. “La musica mi ha salvato più volte di quante possa contare”, ha dichiarato. E per dimostrarlo ha annunciato l’uscita di un nuovo album, Comes in Waves, prevista per il 14 agosto. Un disco nato proprio nei giorni più difficili, quando il mondo esterno sembrava irraggiungibile.
“Mi ha dato un posto dove andare senza dover lasciare la stanza. Mi ha ricordato che la malattia può cambiare la tua vita senza diventare la totalità della tua vita”. – Carly Simon
Singer Carly Simon has spoken out about facing simultaneous battles with Parkinson’s disease and skin cancer: "Some days I’m so tired I can’t get the day moving at all." https://t.co/LhMxWRZ0JD pic.twitter.com/JJBOalYvtk
— E! News (@enews) July 27, 2026
Il primo singolo estratto, Howl, pubblicato nelle scorse settimane, conferma la presenza della sua inconfondibile voce e affronta temi legati alla fragilità emotiva e alla vicinanza verso chi attraversa momenti difficili. Nata a New York nel 1943, Carly Simon ha segnato la storia della musica pop e cantautorale degli anni Settanta e Ottanta. Il grande successo arrivò nel 1972 con You’re So Vain, brano diventato uno dei simboli della sua carriera e rimasto celebre anche per il mistero sull’identità delle persone a cui sarebbe ispirato, un segreto che la cantante ha custodito gelosamente per decenni.
Nel corso della sua lunga attività artistica ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui Grammy Award, Oscar e Golden Globe nel 1989 per la canzone Let the River Run, inserita nella colonna sonora del film Una donna in carriera. La sua non è la prima battaglia contro la malattia. Negli anni Novanta Simon si è sottoposta a un intervento per un tumore al seno, affrontando con coraggio anche quella prova. Ma il Parkinson rappresenta una sfida diversa, progressiva, che richiede un adattamento quotidiano e continuo. “In questi giorni mi muovo più lentamente, mi affido agli altri più di quanto facessi in passato e ho imparato ad accettare che ogni giornata sarà diversa“, ha dichiarato.
La decisione di rendere pubblica la diagnosi è arrivata dopo mesi di riflessione. “Mi ci è voluto del tempo per comprendere la diagnosi, adattarmi ad essa e decidere quanto volessi dirne pubblicamente“, ha spiegato. Un processo di accettazione ancora in corso, fatto di alti e bassi, di resistenze e rese parziali. “Sto ancora cercando di accettarla senza sentire di aver ceduto qualcosa di essenziale“, ha aggiunto, con una frase che racchiude tutta la complessità di chi deve ridefinire la propria identità alla luce di una condizione irreversibile.
Nel chiudere la sua dichiarazione, Simon ha voluto ringraziare i medici, la famiglia e gli amici per il sostegno ricevuto in questi mesi difficili. Un ringraziamento sentito a chi l’ha accompagnata in questo percorso, permettendole di non sentirsi sola di fronte a una malattia che può isolare quanto debilitare fisicamente.
