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L’estate 2026 ha regalato una nuova polemica destinata a far discutere chi frequenta le spiagge italiane. Questa volta il caso è scoppiato a Noli, località della provincia di Savona affacciata sul mar Ligure, dove un cartello esposto in uno stabilimento balneare ha acceso gli animi sui social network e oltre. La scritta è semplice quanto divisiva: “Riempi la tua borraccia a 1 euro“. A sollevare il vespaio mediatico è stato Enzo Guerra, un turista che ha raccontato la sua esperienza presso lo stabilimento “Al Chiosco” di lungomare Marconi.

Il suo sfogo, pubblicato sui social e ripreso da diverse testate nazionali, ha messo in luce quella che per molti rappresenta una deriva del turismo balneare italiano: la monetizzazione spinta anche dei servizi più elementari. Nel suo intervento pubblico, Guerra ha ricostruito la dinamica della giornata. Entrando nello stabilimento per noleggiare lettini e ombrellone, gli sarebbe stato indicato un prezzo iniziale di 100 euro per due lettini e un ombrellone. Una cifra che ha suscitato il suo immediato stupore, manifestato agli addetti. A quel punto, secondo quanto riferito, la tariffa sarebbe improvvisamente scesa a 80 euro, senza che fossero esposte tabelle di prezzo visibili al pubblico.

Ma ciò che ha davvero colpito il turista non è stata tanto la dinamica del prezzo negoziabile, quanto piuttosto il cartello relativo al servizio acqua. Un euro richiesto non per l’acquisto di una bevanda confezionata, ma semplicemente per riempire una borraccia personale con acqua potabile. Un gesto che, nell’immaginario collettivo italiano, dovrebbe rientrare in quella sfera di accoglienza e ospitalità che contraddistingue – o dovrebbe contraddistinguere – l’offerta turistica del Paese.

Nel suo post social, Guerra ha voluto precisare di non mettere in discussione il diritto degli operatori di stabilire liberamente i propri prezzi. Ogni impresa ha la facoltà di decidere quanto far pagare i propri servizi e sarà poi il mercato, attraverso le scelte dei consumatori, a decretare se quelle tariffe siano sostenibili o meno. Il punto centrale della sua critica riguarda invece il messaggio che una scelta del genere trasmette ai visitatori.

Offrire acqua a una persona assetata, ha argomentato il turista, dovrebbe rappresentare un gesto di attenzione fondamentale, soprattutto in una località di mare durante i mesi estivi, quando il caldo e l’esposizione al sole rendono l’idratazione una questione di salute e benessere. Se il servizio avesse riguardato una bevanda particolare, magari preparata con ingredienti locali o proposta come prodotto caratteristico dello stabilimento, il prezzo avrebbe trovato una giustificazione legata a un valore aggiunto riconoscibile. Far pagare invece il semplice riempimento di una borraccia con acqua di rubinetto viene percepito come un eccesso di mercificazione.

La questione ha rapidamente assunto dimensioni più ampie, diventando un caso simbolico del rapporto tra turismo e territorio in Liguria. Una regione che da un lato vanta bellezze naturali e paesaggistiche straordinarie, dall’altro deve fare i conti con una reputazione di costi elevati e, talvolta, di scarsa accoglienza verso i visitatori. Non è la prima volta che la cosiddetta “accoglienza ligure” finisce sotto la lente dei social, alimentando dibattiti che oscillano tra difesa delle ragioni imprenditoriali e tutela dei diritti dei turisti.

La vicenda ha raggiunto le redazioni di testate nazionali come il Corriere della Sera e altre pubblicazioni online, amplificando la portata della discussione. Di fronte al montare delle critiche, il titolare dello stabilimento, Giovanni Riccio, ha deciso di replicare pubblicamente per spiegare le motivazioni alla base della scelta contestata. Secondo la sua versione, il costo di un euro per il riempimento della borraccia non è un’iniziativa volta a lucrare su un servizio elementare, ma rappresenta piuttosto una misura legata alla sostenibilità ambientale e alla gestione dei rifiuti plastici.

Riccio ha spiegato che da tempo il suo stabilimento sta cercando di ridurre l’impatto ambientale legato all’uso della plastica monouso all’interno del locale. In passato, l’acqua veniva fornita ai clienti in bottiglie di tetrapak, una soluzione che però non è più percorribile per ragioni gestionali e di fornitura. Di fronte a questa impossibilità, la struttura ha scelto una strada alternativa: offrire il servizio di riempimento delle borracce personali applicando una tariffa simbolica. Sempre secondo il titolare, sarebbe bastato che i clienti chiedessero chiarimenti sul funzionamento del servizio per comprendere la ratio ambientalista dietro la decisione.

La polemica ha sollevato interrogativi più ampi sulla gestione del turismo balneare in Italia. I prezzi degli stabilimenti balneari sono da anni al centro di discussioni accese, alimentate da tariffe che in alcune località raggiungono cifre considerevoli, soprattutto nelle aree più rinomate. A questo si aggiunge il tema della trasparenza: l’assenza di listini esposti pubblicamente, come segnalato da Guerra, contribuisce a creare diffidenza e percezione di arbitrarietà.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.