Vi siete mai chiesti che cosa succede quando guardiamo qualcosa senza sapere dove ci porterà? Facciamo un gioco: mettetevi nei panni di chi mette play convinto di aver visto già tutto il possibile nel thriller, ma si ritrova invece spiazzato, in bilico tra il familiarità e il totale smarrimento. Esiste davvero una serie in grado di sconvolgere ogni certezza al punto da rendere inutile qualsiasi previsione? E cosa accade, nell’animo dello spettatore, quando il confine tra chi guarda e chi viene guardato si assottiglia fino a scomparire?
Mazzate e memoria: la suspense come cortocircuito
Sì, perché al cuore del thriller ci sono aspettative ben precise: suspense che serra il respiro, adrenalina a fior di pelle, colpi di scena come fendenti e quella sensazione che qualcosa di fresco riallinei la bussola dell’originalità. “Il turista” – The Tourist – risponde a questa chiamata con un gesto audace: prende la suspense e ne fa una questione identitaria, lasciando lo spettatore in balia di un enigma quasi insolubile. Elliot, interpretato da Jamie Dornan, si risveglia tra le lenzuola sconosciute di un ospedale australiano, senza sapere chi sia. Un uomo senza memoria, braccato da antagonisti misteriosi e testimone di un passato oscuro che sembra inseguirlo ovunque. Ma qui la tensione non è solo fuga o inseguimento: diventa una corsa cieca, una ricerca disperata tanto di sé che di una via d’uscita. Eppure manca ancora un pezzo: cosa rende questa rincorsa diversa rispetto alle mille storie d’amnesia che popolano il genere?
Labirinti, specchi e ribaltamenti: quando il thriller diventa altro
Non a caso la narrazione abbraccia il caos: la storia si dipana attraverso gli occhi vuoti di Elliot, costringendo chi guarda a ricomporsi con lui, a mettere insieme dettagli sparsi in una moltitudine di episodi. Non esistono scontati barlumi di passato: soltanto un fugace flashback, quasi una presa in giro. Così, lo spettatore si ritrova complice e prigioniero, costretto a vagare nell’ignoto, in perfetta simmetria con il protagonista. Ma la serie ribalta le convenzioni anche altrove: tra cliffhanger e colpi di scena, la verità appare sempre doppia, ambigua, pronta a tradirci proprio quando ci sembra di averle dato un nome. Elliot rimane irrisolto: chi siamo, se non ciò che ricordiamo di noi stessi? O forse, niente può mai cancellare ciò che abbiamo fatto? Ma anche qui emerge un controcanto inatteso: accanto all’oscurità cresce la gentilezza, come se dietro ogni mistero si aggirasse una possibilità di redenzione. Eppure, c’è ancora un’ombra che attende di essere indagata.
L’arte dello straniamento: eroine diverse, tensione nuova
E qui arriva il colpo di scena. “Il turista” non vive solo di inseguimenti e nevrosi. Spiazza anche nella scelta delle tematiche, portando sulla scena personaggi come Helen, la poliziotta che infrange il cliché della femme fatale. C’è in lei una battaglia intima, fatta di accettazione e rifiuto, di corpi che non combaciano con le immagini dettate dalla società. Helen si muove goffamente elegante tra insicurezza e volontà di piacersi: rappresenta la possibilità del riscatto, il diritto ad esistere e amare se stessi senza i veli di un mito tossico. Così la tensione thriller si contamina, si apre – e proprio qui, quando sembra di aver trovato l’equilibrio, la serie lascia di nuovo il pubblico senza appigli grazie a un finale sospeso e a domande che graffiano.
Ed è solo ora che tutto torna al suo posto: “Il turista” è la risposta a chi crede che l’identità sia data una volta per tutte, o che il thriller abbia perso la capacità di sorprendere. Perché ciò che davvero inchioda lo spettatore non è tanto l’intreccio – per quanto imprevedibile – quanto il cortocircuito tra ciò che sappiamo di noi stessi e ciò che non possiamo ricordare. Siamo sempre in fuga dal nostro passato o, forse, in cerca di un futuro in cui riscriverlo? Pura suspense. Pura vertigine.
