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Anche le icone devono fare i conti con i giudici più spietati: i propri figli e lo sa bene Rocco Siffredi. Difatti il 62enne, simbolo internazionale di un’industria che divide e affascina, si è trovato a vivere un’esperienza del tutto nuova sul set di Blue, film tradizionale diretto lontano dai confini del cinema per adulti che lo ha reso celebre. Un ruolo apparentemente semplice sulla carta, quello di un padre, ma carico di significati simbolici e personali che hanno fatto emergere ansie inaspettate in un professionista abituato a trasformarsi davanti alla telecamera senza apparente timore.

Nel lungometraggio, Siffredi interpreta il genitore di Luce, personaggio portato sullo schermo dalla giovane Alexia Cozzi, 22 anni. La ragazza, nella trama, sceglie di debuttare su una piattaforma a pagamento dedicata ai contenuti per adulti, un intreccio narrativo che incrocia pericolosamente la sfera professionale dell’attore con dinamiche familiari universali. È proprio questo cortocircuito tematico ad aver scatenato in lui una riflessione profonda sui pregiudizi che da sempre accompagnano la sua figura pubblica.

In un’intervista rilasciata a Screenweek, Siffredi ha confessato le sensazioni provate prima di iniziare le riprese e la tensione al momento di conoscere la sua giovane collega. L’ansia non è venuta dal ruolo in sé, ma dal contesto relazionale che questo creava. “Mi sono chiesto cosa avrebbe pensato il padre vero”., ha rivelato l’attore, ammettendo di partire sempre da una posizione svantaggiata nelle relazioni professionali a causa dello stigma associato alla sua carriera. “Dentro di me parto sempre a meno dieci, perché so che c’è un pregiudizio”, ha spiegato con disarmante onestà.


Il timore specifico era che il genitore della giovane attrice potesse pensare male delle sue intenzioni, immaginando approcci inappropriati mascherati dalla professionalità. Una paura che racconta più di mille saggi sulla persistenza del giudizio sociale e sulla difficoltà di separare la persona dal personaggio, l’uomo dal curriculum lavorativo. “Io poi mi trasformo davanti alla telecamera, ma per me il cinema porno vale quanto il cinema tradizionale. Siamo sempre pagati per fare qualcosa per milioni di persone”, ha sottolineato Siffredi.

Sul set, la professionalità ha prevalso e l’esperienza si è rivelata quasi terapeutica per l’attore, che attendeva da tempo un’opportunità simile per dimostrare versatilità recitativa. Ma se il mondo esterno ha accolto positivamente la sua prova, il verdetto più severo è arrivato tra le mura domestiche, dove i filtri della diplomazia cedono il passo alla schiettezza familiare.

Alla domanda del giornalista su quale fosse stato il parere dei figli dopo aver visto il film, Siffredi ha raccontato un episodio che mescola ironia e umanità. I giudizi in famiglia sono stati molto diversi tra loro e privi di qualsiasi sconto affettivo.

Dichiarazione

“Uno mi ha detto: ‘Non male’, mentre l’altro mi ha detto sei e poi, alla fine del film, mi ha detto due”. – Rocco Siffredi


Un voto impietoso, quel due, che l’attore ha tenuto a precisare essere diretto specificamente alla sua performance recitativa nei panni di padre e non al valore complessivo della pellicola. Un siparietto che dimostra come, di fronte ai propri figli, anche le celebrità debbano sottoporsi al giudizio più sincero, quello immune dalla fama e dai riflettori.

Oltre a raccontare la sua esperienza personale davanti alla macchina da presa, Siffredi ha colto l’occasione per lanciare un messaggio su un tema sociale che ritiene urgente e spesso trascurato nel dibattito pubblico italiano: l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva per le nuove generazioni.

Dichiarazione

“Io lo dico spesso: l’educazione sessuo-affettiva e tutto quello che sono le conseguenze di certe scelte, perché se non se ne parla mai…”. – Rocco Siffredi


Il rischio, secondo l’attore, è che in assenza di un dialogo adulto e competente su questi temi, siano i social media a fornire gli unici modelli di riferimento ai giovani. “I social sono basati solo sul denaro. Oggi c’è un razzismo terrificante. Se non hai i soldi non sei nessuno”, ha affermato. Una critica alla cultura della monetizzazione del corpo e dell’immagine che domina le piattaforme digitali, dove il valore personale viene spesso misurato in follower e ricavi pubblicitari.

L’appello di Siffredi invita a una riflessione più ampia sul ruolo degli adulti nell’accompagnare i ragazzi attraverso le complessità della sessualità, dell’affettività e delle scelte che queste comportano. Un terreno delicato dove la disinformazione può prendere il sopravvento e dove la superficialità dei contenuti virali sostituisce troppo spesso un confronto educativo consapevole.

La storia raccontata da Rocco Siffredi intorno a Blue va così oltre il semplice aneddoto di backstage. Tra pregiudizi, famiglia e riflessioni sull’educazione dei giovani, l’attore mostra un lato inedito di sé. E alla fine, il giudizio che gli resta più impresso non arriva dalla critica o dal pubblico, ma da suo figlio, capace di liquidare la sua interpretazione con un severissimo “due”.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.