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Quando un canale YouTube supera il milione di iscritti, di solito è solo l’inizio, ma per Gary Stevenson rappresenta la fine. L’ex trader di Citibank diventato fenomeno digitale ha annunciato nelle scorse ore la chiusura di Gary’s Economics, il canale che dal 2020 lo ha trasformato in una delle voci più ascoltate nel dibattito economico britannico.

Un addio che arriva al culmine del successo: 1,64 milioni di follower, video che totalizzano milioni di visualizzazioni, interviste sui principali media nazionali. Ma dietro i numeri da capogiro, si nasconde una storia di logoramento personale che Stevenson ha deciso di raccontare senza filtri in un video-messaggio di quasi un’ora intitolato “It’s time to say goodbye”.

Gary Stevenson non è il classico youtuber, visto che la sua è una storia che sembra scritta per il cinema: cresciuto in una famiglia operaia nel sobborgo londinese di Ilford, riesce a entrare alla London School of Economics e da lì approda direttamente alle torri dorate della City di Londra. A soli 27 anni diventa il trader più redditizio di Citibank a livello globale, accumulando milioni prevedendo le conseguenze economiche della crisi finanziaria del 2008.

Ma è proprio quella vittoria a cambiargli la vita. Dall’interno del sistema finanziario, Stevenson ha visto con i propri occhi come le diseguaglianze si perpetuino e si amplifichino, come i ricchi diventino sempre più ricchi mentre il resto della popolazione arranca. Nel 2014 lascia il trading, rinuncia allo stipendio da sogno e inizia una seconda vita come divulgatore e attivista.

Il canale YouTube nasce nel pieno della pandemia da Covid-19, quando Stevenson decide di mettere la sua esperienza al servizio del pubblico e video dopo video, spiega con linguaggio semplice e diretto i meccanismi che regolano l’economia, smonta le narrative mainstream sulla crescita e sulla ricchezza, e porta avanti una battaglia personale: l’introduzione di una wealth tax, una tassa patrimoniale sui super-ricchi per ridurre le diseguaglianze nel Regno Unito.

Il suo messaggio colpisce nel segno. In pochi anni Gary’s Economics diventa un punto di riferimento per centinaia di migliaia di britannici che vogliono capire perché lo stipendio non basta più, perché comprare casa è diventato un miraggio, perché l’economia cresce ma loro stanno peggio. Stevenson parla sostanzialmente la lingua della gente comune, usa esempi pratici, racconta la propria esperienza dall’interno del sistema.


Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e la popolarità porta con sé anche le critiche, spesso feroci. Altri economisti lo accusano di semplificare eccessivamente questioni complesse, di proporre soluzioni irrealistiche, di cavalcare il populismo anti-ricchi. Gli scontri mediatici si moltiplicano: nel programma “Piers Morgan Uncensored” si trova faccia a faccia con colleghi che contestano le sue tesi punto per punto, con il dibattito che si fa aspro, personale.

È in una di quelle apparizioni che Stevenson lascia trapelare per la prima volta il suo stato d’animo: “Sono stanco di questo. Non lo voglio più”. Parole che all’epoca sembrarono uno sfogo momentaneo, ma che oggi risuonano come un campanello d’allarme che nessuno aveva colto davvero. Nel messaggio di addio ai follower, l’ex trader è ancora più esplicito: i video settimanali sono diventati “sempre più difficili” man mano che si sentiva “più stanco”.

Non è solo la fatica fisica di produrre contenuti, montare, rispondere ai commenti, ma si tratta del peso emotivo di portare avanti una battaglia che sembra persa in partenza, di scontrarsi continuamente con un establishment che non vuole cambiare, di vedere le diseguaglianze aumentare nonostante tutti gli sforzi. In una recente intervista rilasciata alla BBC per accompagnare l’uscita di un documentario dedicato alla sua storia, Stevenson aveva già lasciato intuire quanto il peso di questa battaglia stesse diventando difficile da sopportare.


Con una frase tanto dura quanto diretta aveva avvertito del rischio che “il Paese finisca nel water”, sostenendo che gli standard di vita nel Regno Unito continueranno a peggiorare se non verrà affrontato il problema della distribuzione della ricchezza. Una convinzione che, con il passare del tempo, sembra aver avuto un costo anche sul piano personale. Per questo il suo addio a YouTube non appare come una semplice pausa. Nel lungo video pubblicato sul canale, l’ex trader racconta di sentirsi sempre più stanco e di non riuscire più a sostenere il ritmo imposto dalla piattaforma.

Dopo anni trascorsi a pubblicare contenuti, partecipare a dibattiti televisivi e difendere le proprie idee, ha deciso di fermarsi prima che quella pressione diventasse insostenibile. Resta ora da capire quale sarà il futuro della sua campagna a favore della wealth tax. Gary’s Economics, infatti, nel tempo era diventato molto più di un semplice canale YouTube: per milioni di persone rappresentava uno spazio in cui comprendere, con un linguaggio accessibile, i meccanismi dell’economia e le ragioni dell’aumento delle disuguaglianze. La sua chiusura lascia inevitabilmente un vuoto in un dibattito che, nel Regno Unito, resta più acceso che mai.

Lo stesso Stevenson ha spiegato più volte che il suo obiettivo non è mai stato diventare una celebrità del web, ma contribuire a evitare che il Regno Unito “cada in povertà”. Se continuerà questa battaglia con strumenti diversi o se si prenderà un lungo periodo lontano dai riflettori è ancora presto per dirlo. Di certo, la sua storia dimostra che anche dietro milioni di iscritti e visualizzazioni possono nascondersi una pressione costante e un prezzo personale che, alla lunga, nemmeno il successo riesce a compensare.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.