Enzo Iacchetti non ha mai avuto peli sulla lingua, ma stavolta il conduttore di Striscia la Notizia ha alzato il tiro come mai prima d’ora. Il 17 luglio scorso, ospite del festival Naturalmente Pianoforte a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, ha messo nel mirino il governo Meloni con un intervento destinato a far discutere per settimane. Non un semplice sfogo da palco, ma un elenco preciso e dettagliato di “25 sogni”, tanti quanti sono i ministri dell’esecutivo. Una provocazione costruita con cura, che ha toccato i nervi scoperti della politica italiana: dal lavoro dei migranti alla sanità pubblica, dai treni in ritardo fino alla guerra a Gaza.
L’evento, organizzato dal giornalista Andrea Scanzi, si è trasformato in un’occasione per Iacchetti di dire ciò che pensa senza filtri. E lo ha fatto partendo da una dichiarazione che da sola basterebbe a scatenare polemiche: “Non trovo che la definizione di comunista sia un’offesa”. Il riferimento è a Enrico Berlinguer, indicato come modello ideale di militante politico. “Quando ero bambino c’era una persona che, se tutti i politici fossero stati come lui, probabilmente eravamo tutti comunisti”, ha spiegato il conduttore, aggiungendo che essere comunista significa “aiutare i poveretti, difendere i bisognosi, parlare male di chi governa uno Stato e lo sta riducendo in poltiglia”.
Una presa di posizione netta, soprattutto per un volto televisivo che da anni intrattiene il pubblico con il tg satirico di Antonio Ricci. Ma Iacchetti non si è fermato alla teoria: ha voluto scendere nel concreto, rivolgendosi direttamente ai protagonisti della politica attuale. Il primo bersaglio è stato Roberto Vannacci, il generale diventato europarlamentare e simbolo delle posizioni più conservatrici in tema di immigrazione.
“Vorrei che i pomodori in Puglia in agosto venissero raccolti da quelli che vogliono la remigrazione. Vorrei vedere la faccia di Vannacci sudare a un euro netto all’ora. E vorrei vederlo asfaltare le strade di notte a 40 gradi, perché io non vedo mai un bianco farlo”. – Enzo Iacchetti
Una provocazione che va dritta al cuore di un tema divisivo: il lavoro nei campi e nei cantieri, quello che nessuno vuole fare ma che viene svolto quotidianamente da migliaia di stranieri in condizioni spesso al limite dello sfruttamento. Iacchetti ha scelto di usare il linguaggio dell’immagine, creando una scena visiva potente: il generale con le mani nella terra, sotto il sole cocente di agosto, pagato una miseria. È una forma di giustizia poetica che risponde alle teorie sulla remigrazione con la realtà del mercato del lavoro italiano.
Ma il conduttore non si è limitato a Vannacci, ed il secondo sogno riguardava Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, spesso al centro delle critiche per i disservizi ferroviari.
“Vorrei che provasse un giorno a salire su un Frecciarossa, in seconda classe. Deve essere lì quando il treno si ferma tra Parma e Bologna per quattro ore senza aria condizionata, non in executive, dove l’aria condizionata funziona sempre”. – Enzo Iacchetti
Anche qui, Iacchetti ha pescato da un’esperienza che milioni di italiani conoscono bene: i ritardi, le coincidenze perse, le ore trascorse in vagoni surriscaldati. La richiesta è semplice ed efficace: prima di governare i trasporti, provate a usarli davvero. Poi è arrivato il turno di Orazio Schillaci, ministro della Salute, nel mirino per il problema cronico delle liste d’attesa negli ospedali pubblici.
“Vorrei vedere il ministro della Sanità andare in ospedale e avere bisogno di una tac o di una risonanza magnetica e sentirsi rispondere: ci dispiace, la prima libera è tra otto mesi”. – Enzo Iacchetti

Si tratta di fatto di una denuncia che parla la lingua della quotidianità, quella di chi deve scegliere tra aspettare mesi per un esame diagnostico o indebitarsi per farlo privatamente. Ma il momento più intenso dell’intervento è stato quello dedicato alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Qui Iacchetti ha abbandonato il tono ironico per entrare in un territorio più doloroso, quello della guerra a Gaza.
“Mi piacerebbe sapere cosa risponderà questa signora, questa mamma, tra vent’anni, a sua figlia che leggerà sui libri di storia di 25.000 bambini ammazzati, a volte in modo brutto. Che leggerà di coloni che spaccano i crocifissi. E questa bambina ormai adulta andrà a chiederle: mamma, ma quell’anno lì non eri il presidente del Consiglio? Io sogno questo momento, peccato che tra vent’anni sarò già all’inferno”. – Enzo Iacchetti
L’intervento di Arezzo conferma una tendenza ormai evidente: Enzo Iacchetti non ha alcuna intenzione di tenere separate la sua carriera televisiva e le sue convinzioni personali. Negli ultimi mesi il conduttore di Striscia la Notizia è intervenuto più volte su temi politici e sociali, dalla guerra a Gaza alle politiche del governo, arrivando stavolta a costruire un vero e proprio manifesto in 25 punti, uno per ciascun ministro dell’esecutivo.
Durante lo stesso incontro, Iacchetti ha rivolto una stoccata anche a Francesco De Gregori, che in passato aveva sostenuto come gli artisti dovessero evitare di esporsi politicamente.
“Chi si espone, si espone. Chi sta zitto, sta zitto. Ma io preferisco uno che sta zitto piuttosto che uno che dice che gli artisti non devono esporsi. Dicendo così ti sei già esposto dall’altra parte, caro De Gregori. Ora ho capito perché non ho mai capito La donna cannone”. – Enzo Iacchetti

Parole destinate inevitabilmente a dividere l’opinione pubblica, proprio come accaduto nelle ultime ore con un’altra vicenda che lo riguarda. Dopo essere finito nel mirino di alcuni contenuti diffamatori circolati su Facebook, nei quali veniva raffigurato con fotomontaggi offensivi e accostato all’ideologia nazista, Iacchetti ha infatti deciso di reagire per vie legali, inviando una diffida a Meta e annunciando una denuncia-querela contro gli autori dei post. Un episodio che, secondo i suoi legali, va ben oltre la critica politica e rappresenta un attacco alla sua reputazione e alla sua immagine pubblica.
Che si condividano o meno le sue posizioni, una cosa appare ormai evidente: Iacchetti continua a rivendicare il diritto di esprimere il proprio pensiero senza arretrare di fronte alle polemiche. E mentre il suo discorso ad Arezzo continua a infiammare il dibattito politico, la battaglia contro i contenuti ritenuti diffamatori dimostra come, oggi più che mai, il confine tra libertà di espressione e attacchi personali sia diventato uno dei temi più delicati del confronto pubblico.
