La piazzetta di Capri non aveva mai conosciuto un silenzio così denso. Le saracinesche dei negozi abbassate in segno di lutto, le note de Il sognatore che accompagnavano la bara ricoperta di rose gialle, l’applauso commosso di cittadini e turisti. L’11 luglio 2026, a 86 anni, se n’è andato Giuseppe Faiella, per tutti semplicemente Peppino di Capri, l’uomo che ha fatto ballare l’Italia intera sul twist e l’ha fatta commuovere sulle note di Champagne.
I funerali, celebrati il 13 luglio nella chiesa di Santo Stefano, hanno visto la presenza dei tre figli Igor, Edoardo e Dario Faiella, delle nipotine, della sorella Carola, oltre a personalità del calibro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle. Sull’altare, persino una corona di fiori firmata Dolce e Gabbana, testimonianza di quanto l’artista caprese fosse amato anche dal jet set internazionale.
Ma dietro il cordoglio e la commozione, emerge inevitabilmente una domanda: che fine farà il considerevole patrimonio accumulato in 60 anni di carriera straordinaria? Secondo le stime degli esperti, l’eredità di Peppino di Capri si aggirerebbe intorno ai 15 milioni di euro, una cifra impressionante che poggia su tre pilastri fondamentali. Il primo, e forse il più prezioso nel lungo periodo, riguarda i diritti d’autore. Capolavori assoluti come Champagne e Un grande amore e niente più continueranno a generare royalties ad ogni passaggio radiofonico, televisivo, in film e spot pubblicitari.
Con circa 266.000 ascoltatori mensili su Spotify e un utilizzo continuativo del repertorio che abbraccia sei decenni, gli introiti annui si aggirerebbero attorno alle diverse centinaia di migliaia di euro. E qui arriva il dato che fa riflettere: questi diritti proteggeranno economicamente gli eredi per i prossimi 70 anni, garantendo rendite anche ai nipoti dei nipoti. Il secondo asset strategico è la villa Castiglione, residenza storica dell’artista sull’isola. Una proprietà da sogno con piscina, forno esterno per le pizze e una vista che toglie il fiato su Marina Piccola e Marina Grande.
Al suo interno, numerosi quadri dipinti dallo stesso Peppino, che coltivava la passione per la pittura. Questa dimora, dove la famiglia si è riunita per l’ultimo saluto, ha un valore stimato tra i 5 e i 10 milioni di euro, grazie alla superficie estesa, alla posizione panoramica privilegiata e alla location esclusiva. A questa si aggiunge l’appartamento di Napoli a Margellina, affacciato sul molo degli aliscafi, da dove il pianista poteva ammirare la sua amata isola.
Il terzo pilastro è forse il meno conosciuto ma strategicamente fondamentale: l’etichetta discografica Splash, fondata dallo stesso artista nel 1970 sull’isola di Capri. Un’intuizione visionaria che gli permise di staccarsi dalle major dell’epoca e produrre autonomamente la propria musica. Grazie a questa mossa, la famiglia detiene oggi il pieno controllo commerciale sulle pubblicazioni dei brani, sulle antologie e sulla monetizzazione digitale attraverso i canali di streaming come YouTube e Spotify. Con Splash, Peppino ha prodotto la maggior parte dei propri successi, gestendo direttamente i master originali delle registrazioni e firmando anche produzioni di altri artisti.
A chi andrà questo patrimonio così sostanzioso? La risposta è meno complessa di quanto si possa immaginare. L’eredità sarà divisa tra i tre figli: Igor, nato dal primo matrimonio con Roberta Stoppa, ed Edoardo e Dario, nati dalla seconda unione con Giuliana Gagliardi. Secondo la legge italiana, ai figli spetta i due terzi della quota legittima, mentre la restante parte può essere destinata a terzi se previsto da disposizione testamentaria, anche se al momento non è chiaro se l’artista abbia lasciato indicazioni in tal senso.
La prima moglie, Roberta Stoppa, giovane modella torinese conosciuta nel 1959 durante una serata a Ischia e musa ispiratrice dell’omonimo brano che è diventato un classico della canzone italiana, non figura tra gli eredi. Il divorzio, avvenuto nel 1976, ha interrotto ogni vincolo civile, escludendola dai beneficiari del lascito nonostante il legame sentimentale immortalato in musica.
Destino diverso sarebbe toccato a Giuliana Gagliardi, seconda moglie sposata nel 1978 quando era ancora una giovane studentessa universitaria di Biologia a Napoli. Con lei Peppino ha condiviso quasi quattro decenni, fino alla tragica scomparsa della donna il 4 luglio 2019, a soli 68 anni, dopo una lunga battaglia contro un tumore. Una perdita che ha profondamente segnato l’artista, al punto da scegliere di non partecipare ai funerali, preferendo conservare il ricordo della moglie quando era ancora in vita.
Igor ha intrapreso la carriera musicale seguendo le orme paterne, mentre Edoardo ha scelto la stessa strada artistica. Dario, invece, con il cognome Castiglio, si è dedicato alla recitazione, dimostrando che il talento artistico è un patrimonio di famiglia che va oltre i beni materiali. L’amministrazione comunale di Capri, guidata dal sindaco Paolo Falco, grande amico della famiglia Faiella, sta già pensando al futuro della memoria dell’artista.
Si parla di intitolargli una piazza, istituire un premio a suo nome e, progetto più ambizioso, creare un museo dedicato a Peppino di Capri che racconti non solo la sua storia personale ma anche quella di un’isola umile che usciva dalla guerra, quando un bambino di quattro anni con un orecchio finissimo cantava per le truppe americane alleate.
Questo museo, definito la casa della Musica Leggera, celebrerebbe Peppino come innovatore che per primo ha saputo unire la canzone napoletana con il twist e il rock, rendendola ballabile e portando una ventata di novità nella musica italiana. Un percorso che potrebbe includere anche il prezioso archivio fotografico di Andrea di Foto Flash, lo storico fotografo della vita notturna caprese che ha immortalato sessant’anni di dolce vita sull’isola, quando Capri sembrava la succursale di Hollywood sul Tevere.
Nato sull’isola azzurra il 27 luglio 1939, Giuseppe Faiella veniva da una famiglia con la musica nel DNA: il nonno suonava nella banda dell’isola, mentre il padre Bernardo era proprietario di un negozio di dischi e strumenti. La sua maestra di piano si accorse presto del talento eccezionale di quel bambino che a soli sei anni iniziava le lezioni, e da lì è partita una carriera leggendaria che ha attraversato generazioni.
Oggi il suo nome resta sinonimo di originalità e talento. Molti lo ricordano come il cantante che portò il rock and roll nelle piazze italiane, che diede nuova linfa alla canzone napoletana, che fece ballare e commuovere milioni di persone con hit immortali come Champagne, Un grande amore e niente più, Luna caprese, Voce ‘e notte e quella Roberta che ancora oggi fa sognare migliaia di donne di essere la musa di una canzone d’amore così intensa. Peppino ha guadagnato molto, moltissimo, ma non si è mai montato la testa.
È rimasto un uomo semplice, un puro, come ricordano gli isolani: uno che incontravi al bar in piazzetta e con cui ci facevi quattro chiacchiere senza pensare alla sua fama. Ha difeso la sua isola contro il turismo di massa, proteggendo quella Capri per bene, raffinata, che pezzo dopo pezzo rischia di scomparire. Adesso c’è la Capri Post Peppino, come qualcuno ha già iniziato a definirla. Un’isola che ha perso il suo cantore più autentico ma che eredita, insieme ai suoi figli, un patrimonio fatto non solo di ville e royalties, ma soprattutto di musica, poesia e quella capacità tutta mediterranea di trasformare la vita in arte e l’arte in vita.
