Per milioni di appassionati di calcio in tutto il mondo, quella fotografia ha il sapore del destino. Da una parte un giovanissimo Lionel Messi, appena ventenne, ancora lontano dal diventare l’icona assoluta che conosciamo. Dall’altra un neonato di sei mesi immerso in una vaschetta di plastica, destinato a trasformarsi in uno dei talenti più straordinari del calcio contemporaneo. Lo scatto che ritrae Messi mentre tiene in braccio e fa il bagnetto al piccolo Lamine Yamal è tornato prepotentemente virale in questi giorni, perché racconta l’incontro improbabile tra due generazioni destinate a lasciare un segno indelebile nel mondo del pallone.
Ma dietro quella fotografia che sembra uscita dritta da un film non c’è alcuna trovata pubblicitaria studiata a tavolino, né tanto meno i rituali massonici o satanici che alcune teorie complottiste hanno provato a insinuare sui social. C’è invece una storia di beneficenza, casualità e coincidenze talmente incredibili da sembrare scritte da uno sceneggiatore particolarmente ispirato.
La fotografia risale al 2007, quando l’Unicef, di cui il Barcellona era partner storico, promosse un calendario solidale in collaborazione con il quotidiano catalano Sport. L’iniziativa aveva un obiettivo chiaro: trasmettere un senso di umanità attraverso l’incontro tra i calciatori blaugrana e i bambini delle periferie di Barcellona, con un messaggio di inclusione rivolto a chi viveva situazioni di disagio sociale. Si avvicinava il Natale e l’Unicef organizzò un sorteggio nel quartiere popolare di Rocafonda per selezionare le famiglie che avrebbero partecipato al progetto. Tra quelle estratte ci fu la famiglia Yamal-Nasraoui, con il loro bambino di appena sei mesi.
@torcha Nel 2007 Lionel Messi, durante un servizio fotografico benefico del Barcellona con UNICEF, fece il bagnetto a un bambino di appena cinque mesi. Quel bambino era Lamine Yamal. Quasi vent’anni dopo, quella fotografia è diventata una delle immagini più iconiche del calcio: il campione che ha segnato un’epoca e il talento destinato a raccoglierne l’eredità si ritroveranno uno contro l’altro nella finale del Mondiale del 19 luglio. A volte la realtà riesce a raccontare storie migliori della fantasia. Ve lo raccontiamo nel video #attualità #Mondiali #Messi #Yamal #torcha ♬ audio originale – Torcha
A immortalare quel momento fu Joan Monfort, fotografo che per anni ha lavorato per il quotidiano Sport e che oggi, a distanza di quasi due decenni, ha raccontato pubblicamente i retroscena di quella giornata. Le sue dichiarazioni, rilasciate in occasione del Mondiale 2026, restituiscono il lato umano e imperfetto di un’immagine che oggi appare quasi profetica. “Messi è un ragazzo piuttosto introverso, timido. Uscì dallo spogliatoio e si trovò davanti una vaschetta di plastica piena d’acqua con un neonato dentro. È stato complicato, all’inizio non sapeva nemmeno come tenerlo in braccio“, ha raccontato Monfort.
Il fotografo ha spiegato che l’idea della vaschetta gli venne mentre faceva il bagnetto a sua figlia, la sera prima del servizio fotografico. Quando gli comunicarono che avrebbe dovuto fotografare Messi con un bambino di pochi mesi, si preoccupò: non aveva mai fotografato un neonato in un contesto del genere. Così decise di portare tutto il necessario nello spogliatoio del Camp Nou: una vaschetta di plastica, acqua e persino una paperella di gomma. “Messi è ancora riservato oggi, ma allora era davvero timidissimo”, ha ricordato.
“Quando arrivò fu sorpreso esattamente come era toccato a me: pensava di dover fare la foto con un ragazzino, non con uno così piccolo. Era teso, e io cercavo di dargli consigli basati sulla mia esperienza con mia figlia di quattro anni. Però dovevo pure fare le foto“. A salvare la situazione fu la madre di Lamine, che con la sua presenza riuscì a mettere a proprio agio il calciatore argentino, permettendo al fotografo di realizzare il servizio. “Nelle foto sorridono tutti, missione compiuta“, ha commentato Monfort. Quella che doveva essere una semplice iniziativa benefica natalizia si è trasformata, con il passare degli anni, in un documento storico dal valore simbolico inestimabile.
@dazn_it Che storia quella di #Messi e #Yamal 🇪🇸🇦🇷 #SpagnaArgentina #FIFAWorldCup #DAZN ♬ audio originale – dazn_it
Il fotografo stesso ha ammesso: “Non credevo nel destino, ma ora sì che ci credo. Porto quella foto tatuata nell’anima“. Negli anni successivi a quello scatto, Messi è diventato la stella assoluta del Barcellona, collezionando titoli, record e otto Palloni d’oro. Lamine Yamal, cresciuto nel settore giovanile blaugrana, è esploso come uno dei talenti più cristallini del calcio mondiale, diventando di fatto l’erede naturale di Messi nel club catalano. E ora, domenica 19 luglio 2026, i due si ritroveranno al MetLife Stadium di New York per disputare la finale del Mondiale: Argentina contro Spagna, il campione del mondo in carica contro la detentrice del titolo europeo, Messi contro Yamal.
La coincidenza ha inevitabilmente scatenato l’immaginazione collettiva, alimentando narrazioni che vanno ben oltre il calcio. Come documentato dai colleghi spagnoli di Maldita, sui social sono proliferati video complottisti che hanno totalizzato milioni di visualizzazioni, costruiti attorno a quattro narrazioni principali, tutte prive di qualsiasi fondamento. La prima sostiene che Messi non stesse facendo un semplice bagnetto, ma compiendo un “rituale dell’acqua” per trasferire le proprie capacità calcistiche a Yamal attraverso un’entità non meglio specificata. Uno di questi video ha superato il milione di visualizzazioni.
La seconda teoria presenta Lamine Yamal come la prova definitiva che il diavolo governi il mondo e che un’élite occulta prepari deliberatamente chi sarà più influente in futuro. Un video con questa tesi ha raggiunto i due milioni di visualizzazioni. La terza versione lega la fotografia a un rituale massonico, descrivendo la finale Argentina-Spagna come un “rituale di trasferimento di potere” in cui Messi cederebbe simbolicamente il proprio posto a Yamal. La quarta narrazione, infine, afferma che i genitori del calciatore lo avrebbero “venduto” attraverso uno di questi presunti rituali.
@thepastport In 2007, Messi bathed a baby… Guess who he is today 👇 Back in 2007, a shy 20-year-old Messi participated in a charity photo shoot… and the baby he was bathing turned out to be none other than Lamine Yamal! 👶🤯 #messi #lamineyamal #viral #fyp #foryoupage ♬ orijinal ses – The Past Port
Tutte queste teorie, per quanto fantasiose e virali, si scontrano con la realtà documentata dei fatti. Il servizio fotografico del 2007 è stato ampiamente raccontato dal fotografo, dalla famiglia Yamal e dalle istituzioni coinvolte. L’iniziativa dell’Unicef era trasparente, benefica e perfettamente in linea con i progetti di inclusione sociale che il Barcellona portava avanti da anni. Non c’è alcun mistero oscuro, solo una straordinaria coincidenza che ha trasformato un gesto di solidarietà in un simbolo potente del passaggio generazionale nel calcio mondiale.
Joan Monfort, intervistato dalla FIFA in occasione del Mondiale 2026, ha descritto la coincidenza della finale come “chiudere il cerchio in modo magico”. Ed è proprio questa dimensione narrativa, quasi cinematografica, a rendere la storia così affascinante. Perché racconta qualcosa che va oltre il calcio: parla di come il tempo trasformi le persone, di come il talento emerga indipendentemente dalle origini, di come un momento apparentemente insignificante possa acquisire un significato profondo con il senno di poi.
