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Christopher Nolan lo ha detto senza mezzi termini: dirigere Odissea è stato “un vero inferno, ma in senso positivo”. Il regista britannico, abituato a sfidare i limiti della tecnica cinematografica, si è trovato questa volta a combattere contro elementi ben più imprevedibili di qualsiasi effetto speciale. Api aggressive, pecore maleodoranti, mari in tempesta e spostamenti continentali hanno trasformato l’adattamento del poema omerico in una delle produzioni più complesse e ambiziose della sua carriera.

Con un budget colossale di 250 milioni di dollari e una troupe di circa 470 professionisti tra italiani e stranieri, il film ha richiesto oltre 12 settimane di riprese distribuite su cinque paesi diversi. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: restituire al pubblico la complessità e l’epicità del viaggio di Ulisse, interpretato da Matt Damon, attraverso location reali che potessero incarnare la geografia mitica del Mediterraneo antico.

Il cuore pulsante della produzione è stata senza dubbio l’Italia, e in particolare la Sicilia. Le isole Egadi hanno ospitato la troupe per circa sette settimane nella primavera del 2025. Favignana si è trasformata in un set a cielo aperto: Cala Rotonda è diventata il punto di accesso marittimo per le scene navali, mentre l’isolotto di Preveto ha ricreato un villaggio mitologico. Il Castello di Santa Caterina, arroccato a 314 metri di altitudine, ha offerto il punto panoramico perfetto per inquadrare l’intero arcipelago, mentre il porto peschereccio dell’isola è stato trasformato in un antico porto greco dove sono state ormeggiate dodici navi scenografiche d’epoca.

A metà aprile, Nolan si è spostato sulle isole Eolie, un arcipelago che lo stesso Omero cita nella sua opera come teatro delle avventure di Ulisse reduce da Troia. Lipari è stata scelta per rappresentare l’episodio delle sirene, una delle prove più celebri affrontate dall’eroe. Il porto di Pignataro, nel versante orientale dell’isola, è diventato la base operativa dove sono stati ormeggiati dieci velieri d’epoca con funzioni diverse: alcuni facevano parte della scenografia vera e propria, altri servivano per trasportare attrezzature e personale durante le riprese in mare aperto.

Gli scogli di Pietra Lunga e Pietra Menalda sono stati identificati come le “rupe erranti” del dodicesimo canto dell’Odissea, mentre la Pietra del Bagno, una secca al largo di Lipari, ha ospitato la scena in cui una barca d’epoca con Ulisse a bordo passa vicino a una roccia popolata dalle sirene. Anche le isole di Vulcano e Panarea, con i loro paesaggi vulcanici e l’isolotto di Basiluzzo, sono entrati a far parte della geografia nolaniana, arricchiti dall’uso di fumo artificiale per enfatizzare l’atmosfera primordiale.

Ma è nella grotta di Nestore, vicino alla spiaggia di Voidokilia nel Peloponneso greco, che la produzione ha affrontato una delle sfide più assurde e memorabili. Matt Damon ha raccontato che fin dal primo momento le cose si sono complicate: all’imboccatura della cavità naturale c’erano migliaia di api, e la troupe è stata costretta a farsi strada attraverso quella “cortina” ronzante per accedere all’interno. Una volta entrati, però, lo scenario è peggiorato. Qui doveva essere girato l’episodio del ciclope Polifemo, e per rispettare la narrazione omerica era necessario portare nella grotta un gregge di pecore: Ulisse e i suoi compagni, infatti, riescono a fuggire dal mostro nascondendosi sotto il ventre degli animali.

Quaranta pecore sono state quindi trasportate all’interno della grotta. Il risultato è stato esattamente quello che ci si poteva aspettare: dopo poche ore l’ambiente è diventato “molto, molto umido e maleodorante”, come ha ammesso candidamente Nolan. L’odore nauseabondo, unito all’umidità e alla presenza delle api, ha reso quelle giornate di ripresa particolarmente difficili. Eppure, per il regista, era fondamentale mantenere un livello di autenticità fisica e sensoriale che nessun effetto digitale avrebbe potuto garantire.

La Grecia ha fornito altre location cruciali. Il castello medievale di Methoni, una fortezza veneziana del XIII secolo nella città portuale omonima, e l’Acrocorinto, l’imponente acropoli dell’antica Corinto, sono stati utilizzati per scene di grande respiro visivo. Anche la spiaggia di Almyrolakkos a Yialova ha fatto parte del mosaico paesaggistico greco scelto da Nolan.

Gli spostamenti del regista e della sua troupe non si sono fermati al Mediterraneo. La Scozia ha ospitato le riprese nella foresta di Culbin, un’area boschiva sulla costa del Moray Firth, nella parte nordorientale del paese, dove è stata girata la battaglia tra la flotta di Ulisse e i Lestrigoni, il popolo di giganti antropofagi. Altre scene sono state realizzate a Burghead, nelle rovine del castello di Findlater e nel porto di Buckie, dove era ormeggiata la Draken Harald Hårfagre, la più grande nave vichinga costruita in epoca moderna. Lunga 35 metri e realizzata tra il 2010 e il 2012, questa imbarcazione è stata utilizzata per ricreare la nave di Ulisse.

L’Islanda, paese a cui Nolan è particolarmente legato dopo avervi girato scene di Interstellar e Batman Begins, è tornata a essere protagonista. Anche se i dettagli sono stati mantenuti riservati, come da tradizione nolaniana, sappiamo che la troupe ha allestito un enorme set navale nei pressi del porto di Landeyjahöfn, nella parte meridionale dell’isola, e che diversi membri del cast sono stati avvistati nel centro di Reykjavík. I paesaggi spettacolari e quasi alieni dell’Islanda si prestano perfettamente a rappresentare le tappe più misteriose e oniriche del viaggio di Ulisse.

Il Marocco ha fornito le ambientazioni per le prime scene del film, quelle ambientate a Troia durante gli ultimi momenti della guerra. Il villaggio fortificato di Aït Ben Haddou, nel Marocco centromeridionale, con il suo antico ksar fatto di edifici in mattoni di fango circondati da mura difensive e dichiarato patrimonio UNESCO nel 1987, è stato scelto per rappresentare la città assediata e incendiata dai Greci. Le riprese sono proseguite a Marrakech, Tahannaout ed Essaouira, anche se non sono state rese note le scene precise girate in questi luoghi.

Particolarmente significativa è stata la scelta della Duna Bianca, una distesa di sabbia chiara vicino a Dakhla, sulla costa del Sahara Occidentale, per rappresentare Ogigia, l’isola dove la ninfa Calipso trattiene Ulisse per sette anni. Questa decisione ha però sollevato polemiche, dato che il territorio è conteso da decenni tra il Marocco e il Fronte Polisario, un gruppo armato locale che combatte per l’indipendenza. Diverse associazioni e attivisti hanno criticato Nolan per aver scelto di girare in una zona così politicamente sensibile.

In Italia, oltre alla Sicilia, le riprese hanno toccato anche il Lazio. Dal 4 all’8 agosto 2025 la produzione si è spostata a Ostia, utilizzando il porto turistico della capitale e l’idroscalo. Altri ciak hanno coinvolto i dintorni di Tivoli, tra le ex Cave di Pozzolana e il parco Laghi dei Reali, sfruttando la cornice naturalistica del territorio.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.