C’è un modo particolare per celebrare una vittoria contro gli Stati Uniti ai Mondiali di calcio, soprattutto quando quella vittoria arriva dopo giorni di polemiche e ingerenze presidenziali senza precedenti. Il Belgio lo ha trovato, e il risultato è un video destinato a entrare nella storia del trolling sportivo: l’intera squadra che balla la Trump Dance nello spogliatoio, sulle note immortali di YMCA dei Village People.
La scena si consuma dopo il netto 4-1 inflitto dai Diavoli Rossi agli Stati Uniti negli ottavi di finale del Mondiale 2026. Prima l’esultanza in campo di Romelu Lukaku, che al fischio finale aveva già accennato i caratteristici movimenti del presidente americano. Poi la festa collettiva negli spogliatoi, dove l’intera rosa belga si scatena ripetendo il ballo diventato simbolo delle celebrazioni trumpiane, dalla campagna elettorale ai comizi, fino agli eventi sportivi.
Ma questa Trump Dance ha un sapore particolare, quasi sarcastico. Non è un omaggio, è una risposta. Una vendetta sportiva servita fredda, ballata a ritmo di disco music anni Settanta. Il contesto rende tutto ancora più clamoroso. Nei giorni precedenti alla partita, il mondo del calcio era stato scosso da un episodio che aveva fatto discutere ovunque: la revoca della squalifica dell’attaccante americano Falorin Balogun da parte della FIFA, arrivata dopo una telefonata tra il presidente Donald Trump e Gianni Infantino, numero uno della federazione mondiale.
Un’ingerenza politica che aveva sollevato un polverone mediatico internazionale, con accuse di favoritismo e violazione dell’autonomia dello sport. Il Belgio, evidentemente, non l’ha presa bene. E ha deciso di rispondere nel modo più efficace possibile: vincendo sul campo e celebrando con il ballo del presidente che aveva cercato di favorire gli avversari. Una forma di ironia tagliente, che trasforma un gesto politico in una presa in giro collettiva. Il video è rapidamente diventato virale sui social network, raccogliendo milioni di visualizzazioni in poche ore.
Il Belgio continua a perculare Trump facendo il suo balletto sulle note di YMCA anche nello spogliatoio pic.twitter.com/0VHHyk0mZ6
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) July 7, 2026
Le immagini mostrano i giocatori belgi euforici, ancora in tenuta da gioco, che si muovono all’unisono imitando i movimenti caratteristici di Trump: le braccia che si muovono avanti e indietro, i pugni serrati, quel modo particolare di oscillare che è diventato riconoscibile quanto un marchio di fabbrica. YMCA, la canzone scelta dalla formazione belga per accompagnare la celebrazione, non è casuale. È lo stesso brano che Trump ha utilizzato innumerevoli volte durante i suoi comizi e che è diventato la colonna sonora non ufficiale del suo movimento politico.
Usarla per festeggiare una vittoria contro la sua nazionale è un livello di trolling che va oltre lo sport, sconfinando nel commento politico-culturale. La vittoria del Belgio assume quindi un significato che va oltre il risultato sportivo. Rappresenta l’affermazione del merito sul campo contro i tentativi di influenzare le competizioni dall’esterno. I Diavoli Rossi hanno dimostrato che le telefonate presidenziali non segnano gol, e che l’integrità sportiva può ancora prevalere sulle pressioni politiche.
Lukaku, protagonista assoluto della serata con una prestazione dominante, è stato il primo a lanciare il messaggio già sul terreno di gioco. Il suo gesto al fischio finale, immortalato dalle telecamere di tutto il mondo, è stato il preludio alla festa collettiva negli spogliatoi. Un leader tecnico che diventa anche portavoce silenzioso di una squadra che ha qualcosa da dire. La reazione internazionale non si è fatta attendere. Commentatori sportivi, politici e semplici appassionati hanno dibattuto sul significato del gesto belga. Alcuni lo hanno definito una mancanza di rispetto istituzionale, altri una legittima forma di protesta creativa.
La maggior parte, però, ha riconosciuto l’intelligenza della provocazione: rispondere senza parole, solo con un ballo, trasformando un simbolo in uno strumento di satira. Il precedente della telefonata Trump-Infantino aveva già creato un precedente pericoloso per l’autonomia dello sport. L’intervento diretto di un capo di stato per influenzare una decisione tecnico-disciplinare rappresenta una linea rossa che molti osservatori speravano non venisse mai oltrepassata.
Il fatto che sia accaduto ai Mondiali, la competizione sportiva più seguita al mondo, amplifica ulteriormente la gravità del gesto. Il Belgio, con la sua risposta ironica ma diretta, ha dato voce a un sentimento diffuso nel mondo dello sport: il rifiuto delle ingerenze esterne e la rivendicazione del campo come unico giudice delle prestazioni. Non servono parole quando si può vincere 4-1 e poi ballare la Trump Dance negli spogliatoi. Il messaggio arriva forte e chiaro comunque.
