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L’11 luglio 2026 la musica italiana ha perso uno dei suoi protagonisti più amati. Peppino di Capri si è spento a 87 anni, pochi giorni prima di tagliare un traguardo che avrebbe celebrato con quella stessa leggerezza che ha sempre contraddistinto la sua arte. Un artista capace di attraversare generazioni, di far ballare l’Italia del boom economico e di continuare a emozionare fino all’ultimo respiro.

Nell’estate del 2025, quando ancora la sua voce risuonava nella villa che dominava il mare della sua Capri, Peppino di Capri concesse quella che sarebbe stata la sua ultima intervista al Corriere della Sera. Un incontro intimo, lontano dai riflettori dei grandi palchi, tra le mura della casa che aveva scelto come rifugio e regno personale. Non un’intervista qualunque, ma un momento di grazia che oggi assume il sapore dolceamaro del commiato.

Durante quell’incontro, circondato dalla bellezza dell’isola che portava nel nome d’arte, il cantante non si limitò a raccontare. Fece quello che aveva fatto per oltre sessant’anni di carriera: cantò. Lo fece con quella naturalezza che solo i grandi interpreti possiedono, regalando al pubblico del Corriere un’esibizione che nessuno poteva immaginare sarebbe stata tra le ultime. Poi salutò le lettrici e i lettori con quel garbo napoletano che lo aveva reso unico, mescolando eleganza e calore popolare.

@corrieredellasera

Nell'estate 2025 il Corriere ha intervistato per l'ultima volta Peppino di Capri nella sua casa. Aveva cantato per noi e poi salutato il pubblico del Corriere. Peppino di Capri è morto l'11 luglio, pochi giorni prima di compiere 87 anni. Video e intervista di Michela Proietti.

♬ audio originale – Corriere della Sera

Il video di quell’intervista, oggi diventato un documento prezioso, cattura l’essenza di un artista che ha saputo reinventarsi senza mai tradire se stesso. Da “Champagne” a “St. Tropez Twist”, Peppino di Capri aveva costruito un repertorio che raccontava l’Italia che ballava, che sognava, che si affacciava al mondo con curiosità e voglia di leggerezza. Le sue canzoni erano colonne sonore di un’epoca, ma anche ponti verso il presente, capaci di parlare ancora oggi a chi cerca melodie che sanno di mare, di notti d’estate, di promesse sussurrate.

Nato Giuseppe Faiella il 27 luglio 1939, aveva scelto Capri non solo come nome d’arte ma come casa del cuore. L’isola era parte integrante della sua identità artistica, un luogo dove la bellezza naturale si fondeva con quella delle sue composizioni. La villa in cui ha concesso l’ultima intervista non era solo una residenza, ma il palcoscenico privato dove continuava a vivere la musica, lontano dalle tournée ma mai lontano dalle note.

La sua carriera era un catalogo di successi che hanno accompagnato la trasformazione dell’Italia. Dagli anni Sessanta, quando il twist conquistava le piste da ballo e lui ne diventava l’interprete italiano per eccellenza, fino agli ultimi anni, quando la sua voce matura continuava a riempire teatri e piazze. Un artista completo, capace di scrivere, interpretare, arrangiare, sempre con quella classe innata che lo rendeva riconoscibile al primo ascolto.

L’intervista del 2025 si inserisce in un percorso di testimonianze che Peppino di Capri aveva rilasciato negli ultimi anni, sempre lucido, sempre generoso nel raccontarsi. Parlava della musica come di una compagna di vita, non come di un mestiere. Raccontava aneddoti con la precisione di chi ha vissuto la storia della canzone italiana dall’interno, da protagonista e non da spettatore.

La notizia della sua scomparsa, arrivata in questo luglio 2026, ha scosso il mondo della cultura italiana. Sui social e nelle redazioni è partito un coro di ricordi, di tributi, di canzoni rimesse in loop da chi voleva riascoltare quella voce una volta ancora. Perché Peppino di Capri non era solo un cantante: era un pezzo di identità collettiva, un simbolo di quando la musica italiana guardava fuori senza perdere le radici.

Oggi quel video dell’estate 2025 assume un valore diverso. Non è più solo un’intervista, ma un testamento artistico. Le immagini di Peppino che canta nella sua villa, che sorride, che saluta il pubblico, sono diventate l’ultima istantanea di un gigante della musica. Un documento che le generazioni future potranno consultare per capire cosa significasse avere classe, talento e umiltà insieme.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.