X

Il concetto di “elevated horror” subentra nei primi anni 2010 grazie alla regista Jennifer Kent che con Babadook inizia a presentare quella che poi si rivela essere una vera e propria nuova ondata di film horror che hanno un intento ben preciso. In un’era piuttosto complicata fatta di numerosi, ricercati e sforzati jumpscare decorati da trame futili e vuote con mostri altrettanto inutili, la regista australiana presenta un modo di fare cinema horror che predilige temi complessi, atmosfere ricercate e metafore psicologiche.

Mostri, personaggi e trame che richiamano temi quali lutto, malattia mentale o problemi sociali. Si può dire che se Charles Baudelaire fosse ancora vivo avrebbe sicuramente amato l’elevated horror, ma ancor di più Robert Eggers. Il regista statunitense già con il suo debutto nel cinema nel 2015 si rivelò uno dei pionieri di questo modo di fare cinema dimostrando a tutto il mondo di avere l’amore e le capacità per lasciare una piccola, ma incisiva impronta nel panorama horror. In occasione dei suoi 43 anni ripercorriamo la sua nostalgica e coraggiosa filmografia.

The Witch (2015)

Immagine estratta dal lungometraggio d'esordio di Robert Eggers The Witch
Immagine di una scena del film – Fonte: Universal Pictures

1630, New England. Una povera famiglia di contadini viene esiliata dalla società ed è costretta a vivere in una casa vicino ad una foresta. Questo è solo il primo di una serie di eventi spiacevoli che culminano nel momento in cui la giovane figlia viene accusata di stregoneria in seguito alla scomparsa del figlio più piccolo. Grazie a The Witch, il regista riceve un’inevitabile fama meritata. Niente jumpscare forzati, niente sbocchi di trama scontati e niente mostri vuoti. Davanti ai nostri occhi vive un prodotto realizzato dalle mani di chi il cinema lo conosce e lo rispetta.

La pellicola presenta da subito gli elementi centrali dello stile di Eggers ovvero sequenze lente, immagini mozzafiato e la costruzione in crescendo di un’atmosfera che non punta mai a spaventare lo spettatore, bensì a metterlo in uno stato disagiante. Eggers non si mette mai a lavorare su un opera senza una ricerca approfondita dell’era trattata e il suo debutto non fa eccezione poiché il regista attinse a registri, diari e documenti dell’epoca per ricreare alla perfezione una tipica famiglia puritana inglese del 1630. Eggers non vuole spaventare con qualche movimento di camera azzeccato e una figura terrificante, ma sfrutta degli eventi specifici di un’epoca per parlare di temi universali e attuali come il fanatismo religioso, la famiglia come nucleo distruttivo e il concetto di peccato e colpa; tematiche che ancora 0ggi danno la possibilità di riflettere e auto-analizzarsi.

The LightHouse (2019)

Robert Pattinson come Ephraim Winslow e Willem Dafoe come Thomas Wake in The Lighthouse fonte: Universal Pictures
Robert Pattinson come Ephraim Winslow e Willem Dafoe come Thomas Wake in The Lighthouse fonte: Universal Pictures

Tre anni dopo l’uscita di The Witch, Eggers realizza quello che può essere considerato come il suo miglior film. The LightHouse fa una cosa molto semplice ovvero prende due personaggi e li intrappola su un isola sperduta al fine di gestire un faro. La complessità di questa pellicola sta proprio nella semplicità stessa della trama e il risultato che ne consegue è un prodotto carico di tensione e puro terrore psicologico. The LightHouse può essere considerato come uno spartito musicale dove ad ogni pagina si trova la scritta “crescendo”.

Infatti, Eggers costruisce grazie alla sua regia dai forti richiami nostalgici di un cinema muto ormai deceduto, un vero e proprio incubo ad occhi aperti dove la solitudine e la pazzia mentale diventano i punti centrali di una trama che si rifà molto alle principali fonti di ispirazione del regista, quali ad esempio Bergman o Herzog. Anche in questo film la ricerca storica diventa essenziale con una ricostruzione fedele della mitologia greca con molteplici riferimenti a Prometeo e Zeus non solo dal punto di vista narrativo, ma anche dal punto di vista tecnico. Nello specifico, la tecnica guarda con nostalgia e rispetto al cinema espressionista tedesco utilizzando il bianco e nero e un formato 1:19.1 che aiuta ad alimentare il senso di trappola e di soffocamento che provano i protagonisti.

Anche dal punto di vista attoriale, Robert Pattinson e Willem Dafoe regalano una tra le loro migliori interpretazioni costringendo lo spettatore a divenire parte del loro trip e incubo mentale. The LightHouse è un vero e proprio gioiello che riesce a distaccarsi dal cinema horror mainstream facendo della lentezza e dell’immagine il suo punto di forza e Eggers con questo film ha preso con sicurezza il suo posto tra i registi emergenti più promettenti degli ultimi anni.

Nosferatu (2024)

Una scena di Nosferatu – © Universal Pictures

Dopo The LightHouse, Eggers realizzò The Northman, una pellicola che si distacca dal concetto di elevated horror, ma che più in generale si allontana dallo stile e dalla filmografia del regista statunitense. Il film infatti presentava diverse problematiche a livello narrativo e concettuale che non venivano salvate neanche dalla buona regia. Due anni dopo, però, Eggers torna con un riadattamento di uno dei suoi film preferiti nonché uno dei capisaldi del cinema espressionista tedesco : Nosferatu.

In questo caso ci troviamo di fronte ad una pellicola che riprende il concetto di salute mentale e di visione della figura femminile, ma in modo sempre più maturo e gotico. Il regista riprende una storia che era già di per sé un riadattamento di Dracula di Bram Stoker e fa delle immagini e dell’atmosfera il suo cavallo di battaglia. Parliamo di veri e propri quadri in movimento cui è impossibile rimanere indifferenti alla vista, con movimenti di camera studiati e una fotografia che si rifà moltissimo, in alcuni tratti, al Nosferatu di Murnau. Il regista fa un lavoro eccezionale per quanto riguarda la direzione degli attori con una stupenda Lily Rose Deep e un Willem Dafoe che si conferma nuovamente un attore di prestigio. Inoltre, il vampiro di Skarsgård (rozzo e inquietante) è considerabile come il culmine dell’intento stesso che sta dietro l’elevated horror, ovvero riprendere con nostalgia un vecchio tipo di horror al fine di modernizzarlo e renderlo un contenitore di metafore attuali.

Lo Sapevi?

La prima volta che Eggers vide “Nosferatu” aveva solo 9 anni!

Il futuro di Robert Eggers

Al momento, Robert Eggers è a lavoro su una nuova pellicola dal nome WerWulf di cui è già uscito un trailer in cui si confermano nuovamente Lily Rose Deep, Willem Dafoe e Aaron Taylor Johnson e cui l’uscita è prevista per il 25 Dicembre 2026. Il trailer conferma già l’atmosfera e lo stile classico di Eggers e di conseguenza guardando indietro e analizzando le opere precedentemente fatte non si può che aspettare con gioia e fiducia la nuova pellicola di un regista che ha costantemente dimostrato di provare dell’ onesto amore e rispetto per la settima arte e un’intelligenza inedita dal punto di vista creativo.

Condividi.

Classe 2007.