Sono passati sette anni dall’ultimo ciak sul set de Il Commissario Montalbano, la serie televisiva che per oltre due decenni ha incollato milioni di italiani davanti allo schermo, trasformando le strade di Scicli e i vicoli di Ragusa Ibla in cartoline viventi dell’immaginario collettivo nazionale. Sette anni durante i quali i fan non hanno mai smesso di sperare, alimentati dalle repliche che continuano a macinare ascolti eccellenti e dalle apparizioni sporadiche dei protagonisti nei luoghi che hanno reso immortale Vigata, la città immaginaria nata dalla penna di Andrea Camilleri.
Cesare Bocci, il volto televisivo dell’ispettore Mimì Augello, braccio destro e amico fidato del commissario più amato d’Italia, è tornato proprio in quei luoghi. Non per girare nuove scene, ma per un progetto culturale dedicato ai set della fiction e per prestare la voce a un itinerario narrativo che celebra l’universo montalbaniano. Ma soprattutto è tornato per mettere un punto fermo su una questione che da anni continua ad alimentare speranze e indiscrezioni.
Le parole dell’attore marchigiano ai microfoni di Video Mediterraneo non lasciano spazio a interpretazioni.
“Il Commissario Montalbano è stata un’esperienza bellissima, sia professionalmente che umanamente, ma ormai definitivamente chiusa nel 2019”. – Cesare Bocci

Per evitare qualsiasi equivoco, l’attore ha aggiunto un messaggio ancora più netto.
“Noi attori della serie torniamo, lo scorso aprile è tornato a Scicli anche Luca Zingaretti, che ha splendidamente interpretato per tutti questi anni il commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri, ma la serie televisiva non tornerà più, è un discorso ormai archiviato da tempo. Una fantastica storia ormai conclusa”. – Cesare Bocci
La doccia fredda per i fan arriva proprio mentre le repliche continuano a registrare ascolti straordinari. Ogni passaggio su Rai 1 conferma quanto il pubblico sia ancora legato al commissario nato dalla fantasia di Camilleri. Ma se gli ascolti continuano a premiare la serie, la realtà produttiva racconta ormai una storia diversa.
Durante la sua visita, Bocci ha ripercorso i luoghi simbolo della fiction: la casa di Montalbano a Punta Secca, il commissariato ospitato nel municipio di Scicli, la Fornace di Punta Pisciotto a Sampieri e i vicoli di Ragusa Ibla, Modica e Ispica. Luoghi diventati ormai mete di pellegrinaggio per migliaia di appassionati provenienti da tutta Italia e dall’estero.
La parabola televisiva del commissario creato da Camilleri è iniziata nel 1999 e si è conclusa ufficialmente nel 2021 con la messa in onda de Il metodo Catalanotti, ultimo episodio della saga. In oltre vent’anni di programmazione, Montalbano è diventato molto più di una semplice fiction: un fenomeno culturale capace di trasformare il territorio ibleo in una destinazione turistica internazionale.

Ma perché un ritorno appare ormai impossibile? Le ragioni sono diverse. La più dolorosa è la scomparsa di Andrea Camilleri nel 2019, autore che ha sempre seguito da vicino la trasposizione televisiva delle sue opere. A questa si aggiungono la morte dello storico regista Alberto Sironi e quella di altre figure fondamentali del cast, elementi che hanno reso impossibile ricreare la stessa alchimia.
Eppure resta ancora un tassello capace di alimentare i sogni dei fan: Riccardino, l’ultimo romanzo della saga pubblicato postumo nel 2020 e considerato il vero epilogo letterario del commissario. Un’opera che Camilleri aveva fatto custodire per anni prima della pubblicazione e che molti continuano a immaginare come un possibile ultimo episodio televisivo. Ma proprio il suo valore simbolico rende estremamente delicata qualsiasi ipotesi di adattamento.
