X

Lo spettacolo deve continuare. Sempre. Anche quando il fiato manca, quando il palco inizia a girare e le gambe non reggono più. Rod Stewart lo sa bene, e venerdì sera allo Utah First Credit Union Amphitheatre di West Valley City lo ha dimostrato ancora una volta, in un modo che nessuno avrebbe voluto vedere. La rockstar scozzese, 81 anni portati con l’orgoglio di chi ha attraversato mezzo secolo di rock’n’roll, è stata soccorsa in diretta davanti a migliaia di fan, costretta a ricevere ossigeno sul palcoscenico mentre tentava di portare a termine l’ennesima tappa del suo One Last Time Tour.

Le immagini, pubblicate dal sito americano TMZ e rimbalzate sui social di mezzo mondo, raccontano una scena che oscilla tra il drammatico e l’eroico. Stewart sta eseguendo “Young Turks“, uno dei brani che hanno segnato la sua discografia, quando qualcosa inizia a non funzionare. Non è un errore di tecnica vocale, non è un vuoto di memoria. È il corpo che manda segnali d’allarme impossibili da ignorare. Il cantante cammina sul palco con evidente difficoltà, si aggrappa agli strumenti musicali, agli oggetti di scena, a qualsiasi cosa possa offrirgli un punto d’appoggio. Poi, rendendosi conto che la situazione sta precipitando, fa un cenno disperato verso il lato del palco.

Due membri dello staff accorrono immediatamente con una bombola d’ossigeno. La maschera viene applicata, il pubblico trattiene il respiro. “Ho rischiato di svenire“, ammette Stewart al microfono, con quella franchezza che non gli è mai mancata. Ma invece di ritirarsi dietro le quinte, invece di dichiarare concluso lo show, fa portare una sedia al centro del palco. E continua. Canta seduto, con l’ossigeno a portata di mano, sostenuto da un applauso lungo e caloroso che dice tutto della connessione tra un artista e il suo pubblico.

A causare il debito d’ossigeno sarebbe stata principalmente l’altitudine. West Valley City si trova a circa 1.400 metri sul livello del mare, una quota che per molte persone non rappresenta un problema, ma che per un ottantunenne reduce da settimane complicate può trasformarsi in un ostacolo insormontabile. Il fisico, già provato, ha ceduto sotto lo sforzo combinato dell’esibizione e della rarefazione dell’aria. Una spiegazione razionale, medica, che però non chiude tutte le domande.

Perché l’episodio dello Utah non è un caso isolato. Nelle ultime settimane, il tour mondiale di Rod Stewart è stato costellato di forfait e riprogrammazioni. Le date di Las Vegas sono state spostate, lo show di San Diego del 12 giugno è stato cancellato all’ultimo minuto. E proprio su quest’ultimo episodio si è innescata una polemica singolare, alimentata da diagnosi divergenti e da una tempistica quantomeno sospetta. Gli organizzatori parlavano di sinusite, Stewart di un’infezione delle vie respiratorie con conseguente laringite. Eppure, sole 24 ore dopo l’annullamento, la rockstar è stata avvistata sugli spalti del Boston Stadium insieme ai figli Aidan e Alastair, per assistere alla partita dei Mondiali tra Scozia e Haiti.

L’immagine del cantante troppo malato per salire sul palco ma in forma per tifare la sua nazionale ha scatenato reazioni contrastanti. C’è chi ha gridato allo scandalo, chi ha parlato di mancanza di rispetto verso i fan che avevano acquistato i biglietti, chi invece ha difeso il diritto di un padre di passare del tempo con i figli in un momento importante. La verità, probabilmente, sta nel mezzo: Stewart è effettivamente provato fisicamente, ma la voglia di vivere, di esserci, di non arrendersi al peso degli anni è più forte di qualsiasi acciacco.

E infatti, nonostante il cedimento fisico in Utah, nonostante i continui slittamenti e le voci sempre più insistenti, Rod Stewart ha voluto spazzare via ogni ipotesi di ritiro imminente. Con quella proverbiale ironia che lo ha sempre contraddistinto, ha rassicurato i fan sul proprio stato di salute: “Sono in forma, ho una folta chioma e riesco a correre i 100 metri in 18 secondi“. Una dichiarazione che suona quasi provocatoria, dopo le immagini della maschera d’ossigeno, ma che riflette perfettamente lo spirito di un artista che non ha mai accettato di buon grado i limiti imposti dall’età.

Il One Last Time Tour proseguirà come da programma. Il nome stesso del tour lascia intendere una consapevolezza: è l’ultima volta che Stewart affronterà un giro del mondo così impegnativo, con decine di date distribuite su più continenti. Ma questo non significa appendere il microfono al chiodo. “È l’ultimo tour mondiale“, ha confermato in modo categorico, “ma non ho alcuna intenzione di ritirarmi“. Una distinzione importante, che lascia aperta la porta a concerti selezionati, eventi speciali, apparizioni sporadiche. Perché il palcoscenico, per chi ha vissuto una vita intera sotto i riflettori, non è semplicemente un luogo di lavoro. È casa.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.