Una tenuta da quasi sette milioni di euro affacciata sul Golfo di Napoli, una villa ad Anacapri, immobili di pregio ai Castelli Romani, cassette di sicurezza svuotate, conti correnti e una montagna di gioielli. È un patrimonio milionario quello che ha innescato una battaglia legale senza precedenti tra Simona e Sveva Fede, figlie dello storico direttore del Tg4 Emilio Fede, scomparso il 2 settembre 2025, e della giornalista ed ex senatrice Diana De Feo, morta il 23 giugno 2021.
La vicenda, approdata sui tavoli della Procura di Roma, ha visto inizialmente l’ipotesi di reati gravi: circonvenzione di incapace e appropriazione indebita. Il pubblico ministero ha recentemente chiesto l’archiviazione del fascicolo, non ravvisando profili penalmente rilevanti. Una decisione che però non ha affatto chiuso la partita.
Simona Fede, la primogenita, ha deciso di opporsi fermamente. Come dichiarato all’agenzia Ansa, la strategia legale si muoverà su un doppio binario:
“Non solo l’opposizione alla richiesta di archiviazione ma l’avvio di una causa civile affinché vengano ripristinate le quote di legittima come volevano mamma e papà secondo i loro testamenti. Era contro ignoti perché quando sono andata a casa di mamma pensavo ci fosse stato un furto. Poi in questi mesi mi sono accorta che non è andata così”. – Simona Fede
Per supportare l’opposizione, Simona, assistita dagli avvocati Daniele Bocciolini e Abraham Rallo, ha schierato un pool di consulenti. Sono state condotte indagini patrimoniali, bancarie e catastali di parte. È stato persino incaricato un perito grafologico per l’analisi di alcune firme, elemento che lascia intendere dubbi sulla genuinità di determinati atti.
La replica di Sveva Fede non si è fatta attendere ed è altrettanto dura:
“La famiglia De Feo-Fede, Sveva e i suoi figli intendono riferire che prendono nota delle notizie diffuse dagli ambienti vicini alla signora Simona Fede, e intendono prenderne categoricamente le distanze, confermando come questo ramo famigliare è stato accanto agli amati Diana ed Emilio, fino ai loro ultimi giorni”. – Sveva Fede
Sveva sottolinea che i genitori “hanno sempre gestito con lucidità e assoluta indipendenza le loro volontà affiancati da notai e professionisti di assoluta fiducia e trasparenza”, annunciando che le denunce della sorella “saranno prese in considerazione, ancorché più volte archiviate, al fine di procedere nelle dovute sedi alle rituali querele per calunnia”.

Il cuore della disputa riguarda soprattutto due immobili simbolo del patrimonio della famiglia. Da un lato c’è Villa Lucia, storica residenza nel parco della Floridiana a Napoli, sulla quale Simona Fede sostiene che il testamento della madre le riconoscesse un diritto di comodato mai rispettato. Tra le contestazioni figurano inoltre l’apertura di una cassetta di sicurezza, la gestione dei gioielli e alcuni movimenti bancari successivi alla morte di Diana De Feo, elementi che hanno alimentato i sospetti della primogenita.
L’altro nodo riguarda invece la villa di Anacapri, finita sotto il controllo della Fondazione Emilio Fede. La denuncia solleva anche dubbi sulle condizioni di salute dell’ex direttore del Tg4 negli ultimi anni di vita, citando accertamenti che, secondo la ricostruzione della difesa, potrebbero avere un peso nella vicenda. Ora la battaglia proseguirà in tribunale: gli elementi raccolti saranno presentati sia nell’opposizione alla richiesta di archiviazione sia nella causa civile sulla spartizione dell’eredità, destinata a tenere ancora a lungo le due sorelle una contro l’altra.
