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A volte bastano pochi secondi per far saltare equilibri diplomatici costruiti in mesi di lavoro. E a volte, quelle immagini che nessuno avrebbe dovuto vedere finiscono per diventare il combustibile di una crisi internazionale. È quello che sarebbe successo tra Giorgia Meloni e Donald Trump, secondo quanto emerge dai retroscena della nuova, glaciale tensione tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca.

La genesi dello scontro, quello che ha portato il presidente americano a dichiarare che la premier italiana lo avrebbe “implorato” per una foto al G7 di Evian, andrebbe cercata non nelle stanze della diplomazia ma nelle timeline dei social network americani. Più precisamente, in un video di pochi secondi che ha fatto il giro degli Stati Uniti, diventando virale soprattutto tra l’elettorato democratico e i detrattori di Trump.

Le immagini incriminate mostrano Meloni durante i lavori del vertice dei Sette Grandi, impegnata in una conversazione animata con il tycoon. Ma non è il contenuto del dialogo a colpire, quanto il linguaggio del corpo della premier italiana. Nel filmato si vede chiaramente Meloni gesticolare in modo vistoso, puntare l’indice direttamente verso Trump, in un atteggiamento che sembra voler chiarire, spiegare, argomentare con particolare fermezza le proprie tesi. Un gesto che, letto attraverso le lenti della politica americana, è stato interpretato come la capacità di “tenere testa” al presidente degli Stati Uniti.

Il problema non sarebbe tanto l’esistenza del video, quanto le modalità della sua diffusione. Secondo le ricostruzioni, durante il G7 di Evian sarebbero stati diffusi troppi filmati riguardanti gli incontri tra i due leader, alcuni dei quali non autorizzati dallo staff americano. Una violazione del protocollo che, in un’amministrazione ossessionata dal controllo dell’immagine come quella di Trump, difficilmente passa inosservata.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha confermato che il video è diventato “oggettivamente virale” oltreoceano, circolando in modo particolare sui social americani. E proprio questa circolazione incontrollata avrebbe scatenato l’irritazione di Trump e del suo entourage. Da qui, l’attacco frontale alla premier italiana, le parole al vetriolo rilasciate a un giornalista di La7, l’accusa di aver “implorato” una foto che “mi ha fatto pena“.

Il gesto di Meloni che punta il dito verso Trump è diventato qualcosa di più di un semplice frame. È diventato un simbolo, un meme, un’arma politica nelle mani dei democratici americani. Le immagini, riprese dalle telecamere dell’evento, hanno generato commenti che secondo alcune fonti avrebbero avuto anche toni misogini, alimentando ulteriormente il fastidio della Casa Bianca.

Quella che doveva essere un’alleanza solida, costruita sulla sintonia ideologica tra due leader di destra sovranista, si è trasformata in pochi giorni in un campo minato di reciproche accuse e smentite. La vicenda si è forse conclusa con la replica di Giorgia Meloni al post del Presidente Trump, ma chi può dirlo. E tutto, forse, per un video di pochi secondi. Un filmato che nessuno dello staff americano aveva autorizzato, ma che milioni di persone hanno visto. Un’istantanea di potere, orgoglio e tensione che racconta più di mille comunicati ufficiali come funziona davvero la politica internazionale oggi.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.