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Dietro ogni impero che crolla c’è sempre un momento in cui i pilastri iniziano a cedere, spesso in silenzio, lontano dai riflettori. Nel caso di Chiara Ferragni, tra le inchieste giudiziarie del Pandoro-gate e il progressivo sgretolarsi della sua immagine pubblica, c’è stata anche la fine di un rapporto professionale e umano che per anni aveva rappresentato il cuore pulsante della sua macchina mediatica. A parlarne per la prima volta, senza filtri, è Fabio Maria Damato, lo storico manager dell’influencer, che ha scelto il podcast Burnout di Selvaggia Lucarelli – proprio la giornalista che sollevò il caso commerciale – per raccontare la sua versione dei fatti.

Un racconto fatto di distanze crescenti, incomprensioni mai chiarite e un addio consumato in pochi secondi, dentro un’automobile, con la freddezza di un “ok” pronunciato senza repliche. Nessuno scontro frontale, nessun litigio eclatante. Solo il progressivo logoramento di un’intesa che aveva prodotto “traguardi incredibili“, come lo definisce lo stesso Damato, ma che si è spezzata quando i momenti di crisi hanno richiesto quella coesione che invece è venuta meno.

Il punto di rottura, stando al racconto del manager, ha un nome e una data precisi: il Festival di Sanremo. Non tanto per l’evento in sé, quanto per ciò che rappresentò come catalizzatore di tensioni già latenti. Il monologo “Lettera a se stessa“, portato sul palco dell’Ariston da Chiara Ferragni in veste di co-conduttrice, divenne oggetto di critiche diffuse. Troppo ingenuo, troppo personale, troppo poco incisivo per un palcoscenico di quella portata. Damato oggi rivela che quel testo, al centro delle polemiche, fu scritto interamente dall’influencer, senza il suo intervento diretto.

Non sono stato io a scrivere la lettera di Chiara a se stessa. È Chiara stessa l’autrice. All’epoca era diventata molto gelosa del suo testo, perché molto personale“, spiega il manager. La sua proposta, invece, andava in tutt’altra direzione: ispirarsi ai monologhi comici della televisione americana, prendendo spunto da un intervento di Kim Kardashian. Aveva persino coinvolto Katia Follesa per sviluppare un testo più calibrato e autoironico. Ma Ferragni aveva già fatto la sua scelta. “A Parigi mi lesse il testo che aveva già scritto sul telefono”, ricorda Damato. E di fronte a quelle righe, le sue perplessità non tardarono a emergere.

Alla domanda se fosse scettico per la scrittura considerata troppo ingenua, conferma senza esitazioni: “Sì, non capivo che cosa portasse in più a se stessa e agli altri“. Una divergenza creativa che non venne superata, ma lasciata lì, a sedimentare. Il monologo andò in scena così com’era, suscitando le reazioni che tutti conosciamo. E da quel momento, qualcosa si ruppe definitivamente.

Non aiutò certo il clima incandescente di quei giorni. Il bacio tra Fedez e Rosa Chemical sul palco dell’Ariston innescò ulteriori tensioni, alimentando voci e indiscrezioni su presunti scontri nel backstage. Una delle più insistenti riguardava proprio Damato, accusato di aver cacciato il rapper dal camerino della moglie. “Diceva che avessi cacciato Fedez dal camerino, ma non è così“, taglia corto il manager, smentendo categoricamente la voce. Eppure, il clima post-Festival fu tutt’altro che sereno. Racconta Damato, descrivendo un’influencer chiusa in un isolamento emotivo e comunicativo. E da quella distanza, ormai incolmabile, maturò la decisione di andarsene.

@zniuzz Fabio Maria Damato, l’ex manager di Chiara Ferragni, racconta a Selvaggia Lucarelli tutta la verità: ecco cos’è successo dopo Sanremo 2023 davvero #fabiomariadamato #selvaggialucarelli #chiaraferragni #gossip #fedez ♬ Originalton – 🎧☆

Dichiarazione

“Nelle tre settimane successive a Sanremo è andata poi in blackout: parlava con poche persone. Nel post Sanremo non abbiamo mai parlato, perché è stato molto delicato quel periodo. Con Chiara era diventato tutto estremamente problematico.” – Fabio Maria Damato

L’addio vero e proprio si consumò in un modo che ha del cinematografico per la sua asciuttezza. “Un giorno in macchina le ho detto che me ne sarei andato, mentre andavamo a un appuntamento. Lei mi ha solo detto ok“. Nessuna discussione, nessun tentativo di trattenere, nessuna domanda. Solo un monosillabo, secco, che chiuse anni di collaborazione e costruzione condivisa.Io non potevo più dare niente, ho dato digitalmente le dimissioni“, spiega Damato, sottolineando come l’impossibilità di continuare fosse ormai evidente. Nelle settimane seguenti, l’apparato aziendale cercò di recuperare il rapporto per garantire la continuità operativa.

Dichiarazione

“Qualche settimana dopo mi è stato chiesto di restare fino a giugno, per un passaggio di consegne. Poi mi è stato chiesto di darle una mano per un nuovo piano di ripartenza. Ho messo condizioni a mia tutela, e non l’ho più sentita. Erano condizioni di manleva: io potevo dare dei consigli, ma dovevano poi essere analizzati dai tecnici. Non volevo che poi si andasse a cercare un colpevole.” – Fabio Maria Damato

La richiesta di protezione legale fu, di fatto, l’ultima parola di un dialogo interrotto. Da allora, nessun contatto, nessun chiarimento, nessuna chiusura del cerchio. E proprio su questo punto Damato esprime la sua amarezza più profonda. “Io e Chiara non abbiamo mai litigato. Alla fine ero anche ferito, perché non c’è mai stato un momento di chiarimento nonostante io l’abbia sollecitato più volte“. La richiesta di confronto, più volte avanzata, è rimasta senza risposta. “Essere in armonia nei momenti belli è facile, ma è nei momenti duri che bisogna fare squadra, anche se in quei momenti ci si è antipatici. A quel punto ci siamo persi“.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.