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Quando i mondi si incontrano, accade qualcosa di speciale. E quando Papa Leone XIV finisce involontariamente su TikTok, il risultato è un video che in poche ore fa il giro del web, raccontando molto più di un semplice gesto virale. Durante l’udienza con un gruppo di cresimandi provenienti da Genova, il Pontefice si è lasciato coinvolgere in uno dei tormentoni social più diffusi del momento: il misterioso “six-seven“.

Nel filmato, già rilanciato migliaia di volte su Instagram e TikTok, si vedono i ragazzi agitare le mani su e giù come i piatti di una bilancia, scandendo in inglese “sei-sette“. Poco dopo, con un sorriso spontaneo che ha conquistato gli utenti dei social, Papa Leone li segue divertito, replicando il movimento tra le risate dei presenti. Un momento di leggerezza e umanità che ha subito catturato l’attenzione di milioni di persone, ben oltre i confini della comunità cattolica.

A orchestrare l’incontro tra tradizione e modernità è stato don Roberto Fiscer, il sacerdote genovese diventato una piccola celebrità online grazie ai suoi contenuti rivolti ai giovani. Soprannominato “il prete influencer” per la sua popolarità su TikTok e Instagram, don Roberto ha invitato i cresimandi a mostrare al Papa questo gesto che per loro rappresenta un linguaggio condiviso, un codice generazionale che parla di appartenenza più che di significato.

@donrobertofiscer Papa Leone 67 🇻🇦#sixseven #67 #chiesa #prete #donroberto ♬ som original – 🦋Nicolly_Brito🦋

Ma cosa si nasconde davvero dietro il fenomeno “six-seven”? La risposta è tanto semplice quanto rappresentativa della cultura digitale contemporanea: praticamente nulla. O meglio, nulla di definito. Il tormentone nasce dal brano virale “Doot Doot (6 7)del rapper americano Skrilla, pubblicato nel 2024. Nel ritornello, la sequenza “six-seven” viene ripetuta in coincidenza con un drop musicale particolarmente riconoscibile, trasformandosi rapidamente nella base perfetta per video, remix e montaggi su TikTok.

Alcune interpretazioni online hanno provato a dare un senso più preciso all’espressione, collegandola all’altezza del cestista LaMelo Ball – 6 piedi e 7 pollici, circa due metri e un centimetro – anche se questa teoria non è mai stata confermata ufficialmente. La verità è che “six-seven” funziona proprio perché non ha un significato univoco. È un’espressione volutamente vaga, quasi nonsense, che rappresenta un simbolo di appartenenza generazionale, un linguaggio condiviso tra adolescenti che funziona tanto meglio quanto più risulta incomprensibile agli adulti.

Da mesi il tormentone “six-seven” spopola non solo sui social ma anche nelle scuole italiane, diventando un piccolo caso generazionale. Nato negli Stati Uniti tra TikTok, basket e slang adolescenziale, il fenomeno è esploso online fino a trasformarsi in un rituale condiviso, un saluto, un modo per riconoscersi tra pari. Esattamente come accadeva con le mode del passato – dai braccialetti ai tormentoni musicali – solo accelerato dalla velocità dei social media.

@reuters Pope Leo did the viral ‘6–7’ hand gesture at the Vatican after children taught him the popular online phrase in a video shared on social media. He repeated the gesture to applause from the young crowd. #PopeLeo #67 #vatican #meme #trend ♬ original sound – Reuters

Il video pubblicato da don Roberto Fiscer ha innescato migliaia di commenti, divisi tra chi apprezza la capacità del Papa di mettersi in gioco e chi storce il naso davanti a quella che considera una eccessiva concessione alla cultura pop. Ma forse è proprio questo il punto: in un’epoca in cui la Chiesa cattolica cerca nuove strade per parlare ai giovani, gesti come questo – spontanei, non costruiti a tavolino – valgono più di mille strategie di comunicazione.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.