X

Lunedì sera al Festival di Cannes, durante una cena di gala organizzata dal Better World Fund, Sharon Stone ha regalato uno di quei momenti che restano impressi nella memoria collettiva. Non per una dichiarazione politica, non per un outfit stravagante, ma per un discorso schietto, quasi brutale nella sua sincerità, che ha spezzato la patina di perfezione tipica di questi eventi esclusivi.

L’icona di Hollywood, la diva che ha conquistato il cinema con pellicole indimenticabili come Basic Instinct, Casinò e Broken Flowers, ha preso il microfono e si è rivolta al pubblico presente con un invito che suonava più come un’urgenza che come una cortesia. “Mettete giù quei fottuti telefoni e abbracciatevi“, ha detto senza filtri, esortando la sala a riscoprire una connessione umana autentica, quella che sembra scomparsa dietro gli schermi luminosi dei nostri dispositivi.

Il Better World Fund, fondazione che sostiene “il cinema e l’arte al servizio dell’umanità“, aveva organizzato l’evento con l’intento di celebrare proprio questo spirito di comunità e condivisione. E Sharon Stone, evidentemente, ha interpretato il tema a modo suo, senza diplomazie né giri di parole. Il suo messaggio è partito da un concetto semplice ma potente: la gentilezza come antidoto alla solitudine e alla rabbia che pervadono la società contemporanea.

“Voglio che diciate a chi vi sta accanto, e che lo diciate sinceramente, che vi dispiace per ciò che li ha feriti“, ha affermato la Stone, invitando i presenti a guardare negli occhi la persona seduta al loro fianco. Non un esercizio retorico, ma un’azione concreta da compiere lì, in quel momento, tra tavoli imbanditi e luci soffuse. “Le persone che vi stanno accanto sono spaventate, incattivite, scortesi, impaurite quando sono sole e arrabbiate. Quindi, mettete giù quel dannato telefono e rivolgetevi alla persona accanto a voi”.

L’attrice ha poi rincarato la dose, rivolgendosi direttamente a qualcuno in sala: “Rivolgetevi a quell’uomo lì e abbracciatelo. Abbracciate quell’uomo”. Un invito, o forse un ordine, che ha trasformato il gala in qualcosa di più simile a una seduta di terapia collettiva che a una serata mondana. La Stone non si è limitata a lanciare un appello astratto: ha chiesto ai presenti di mettere in pratica immediatamente ciò che predicava, abbattendo quella quarta parete invisibile che separa i discorsi dalle azioni.

Il paradosso, però, non è sfuggito a molti osservatori. La gentilezza, come ha sottolineato giustamente Sharon Stone, non costa nulla. Ma l’accesso a quella sala, a quel contesto privilegiato dove ascoltare il suo messaggio di empatia e connessione umana, aveva un prezzo tutt’altro che simbolico. Secondo quanto riportato da diverse testate statunitensi, i biglietti per l’evento partivano da 2.000 dollari, per arrivare fino a 35.000 dollari per l’accesso vip. Una cifra che rende l’appello all’umanità condivisa inevitabilmente più complicato, più sfumato.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.