Il cinema degli ultimi ani ci ha regalato delle ottime pellicole che hanno ripreso in mano il concetto di film d’autore applicato a un genere come l’horror. I film su esorcismi, fantasmi o bambole indemoniate non hanno cessato di esistere, ma in questo mare commerciale qualcuno ha voluto dare rispetto a un genere in costante ascesa. Lo abbiamo visto con i film di Robert Eggers, con il recente e struggente Longlegs di Oz Perkins o con il premiato The Substance di Coralie Fargeat. Tutti film che hanno regalato una ventata di aria fresca, distaccandosi dall’horror più mainstream per aspirare a un pubblico più consapevole del mezzo cinema.
Nell’ultimo anno, poi, il cinema horror ha visto il debutto di molti giovani registi (alcuni giovanissimi) che si ritrovano tra le mani la fiducia di case di produzione come A24. La cosiddetta “New Wave” guarda all’horror per portare novità nel cinema di oggi. Attualmente in sala si può trovare un film che appartiene proprio a questa ondata: Obsession di Curry Barker. Il film sta ricevendo un’ottima accoglienza e sui social il passaparola di un film “disturbante” è sempre più frequente. Il regista del film è nato nel 1999 e con il suo debutto dimostra di avere quanto necessario per realizzare un buon film horror: sguardo e tecnica.
Esprimi un desiderio

Se la persona che ami follemente diventasse ossessionata da te, la ameresti ancora? Obsession pone questa domanda scomoda allo spettatore. Bear (Micheal Johnston) è un ragazzo all’apparenza timido, impacciato e poco sicuro di sé, è follemente innamorato della sua collega Nikki (Inde Navarrette) la quale però non sembra realmente ricambiare. Dopo aver comprato in un negozietto un bastoncino del desiderio apparentemente innocuo, il protagonista lo spezza sperando che la ragazza inizi ad amarlo più di chiunque altro. Da un gesto banale e semplice prende forma un orrore viscerale. La trama di questo film non è difficile e neanche troppo originale, ma offre in modo limpido la possibilità di diramare temi attuali e profondi.
Al giorno d’oggi, soprattutto tra i più giovani, il concetto di relazione sana non è affatto semplice da concepire o da applicare. I social, la tecnologia e la società hanno immerso le persone in un mare di insicurezze, stereotipi e ideali utopistici. Il risultato che ne consegue è una tossicità sempre più attiva che si collega all’ossessione e alla dipendenza affettiva come base di un rapporto umano. La pellicola di Curry Barker mira proprio a raccontare questo: la ragazza ossessiva diventa il problema, ma la genialità del regista emerge quando poi le posizioni tra i due personaggi si ribaltano, rendendo difficile stabilire quali siano davvero i ruoli delle parti in gioco.
Bear e Nikki inquietano e trasudano disagio perché non sono distanti dalla coppia che abita sopra di noi o dalla coppia che vediamo al bar: la loro “relazione” dà l’illusione della realtà sfruttando gli elementi tipici del cinema horror, ed è qui che emergono situazioni complesse e cariche di tensione. Barker racconta una relazione tossica senza dircelo direttamente: gli bastano solamente una cinepresa e l’esigenza di mostrarcelo.
Sguardo e tecnica

Un buon tema e un buon racconto potrebbero bastare a raggiungere l’obiettivo, ma Obsession fa qualcosa di speciale: per tutta la durata della pellicola pone lo spettatore in una condizione di disagio senza mai sfruttare “jumpscare” o scorciatoie semplici. Barker dimostra di maneggiare in modo intelligente inquadrature, messa in scena, luci e ombre. Un esempio lampante è il concetto di visibile e non visibile che caratterizza l’intera pellicola. A volte il film riesce a trasmettere ansia grazie a inquadrature apparentemente vuote che però, applicando dinamiche di sottrazione e sfruttando il sonoro ben curato, fanno immaginare allo spettatore cosa sta avvenendo fuori dall’inquadratura, creando così un ciclo nel quale lo spettatore non si sente mai realmente al sicuro.
Curry Barker è senza ombra di dubbio un regista da tenere d’occhio. Obsession regala una ventata di aria fresca nel panorama horror riuscendo a far ricordare l’importanza, la bellezza dell’unione tra un’idea, un racconto e un tema ai fini della creazione di una pellicola che deve spaventare il pubblico, ma soprattutto parlargli. In attesa della nuova pellicola del regista, “Anything But Ghosts”, al cinema si può trovare un progetto interessante e ben realizzato che dona speranza a una generazione in fermento.
