La verità è difficile da negare quando te la trovi davanti, magari stampata su un foglio, magari appesa a un muro. È questo il principio che guida la Donald J. Trump and Jeffrey Epstein Memorial Reading Room, un progetto che trasforma lo scandalo del finanziere pedofilo in un archivio fisico consultabile, aperto dall’8 al 21 maggio nel quartiere Tribeca di New York.
Non si deve chiamarla mostra e non è nemmeno un museo nel senso tradizionale del termine. È qualcosa di più disturbante e necessario: una sala di lettura dove sono raccolti tutti i 3,5 milioni di pagine degli Epstein Files, quei documenti che il Dipartimento di Giustizia americano ha rilasciato dopo una lunga battaglia legale condotta dalle vittime del finanziere. Stiamo parlando di 3.437 volumi, per un peso complessivo che supera le 7 tonnellate. Un dato apparentemente inutile, ma che aiuta a visualizzare quanto materiale compromettente sia stato accumulato nel corso degli anni.
Dietro l’iniziativa c’è l’Institute for Primary Facts, organizzazione no profit che promuove la trasparenza e la responsabilità nel governo degli Stati Uniti. Il loro motto è cristallino: “Qui la corruzione, gli insabbiamenti e i crimini non possono essere nascosti“. E in effetti, l’installazione mantiene viva l’attenzione sui crimini di Epstein e della sua cerchia, nonché sui tentativi di Trump di insabbiarli, impegnandosi a sostenere le vittime nella loro ricerca di giustizia.
Il cuore dell’esposizione è una cronologia minuziosa che seziona il rapporto ventennale tra Epstein e Donald Trump, dal loro primo incontro a Palm Beach nel 1987 fino alla rottura del 2007. Nonostante la Casa Bianca respinga ogni accusa parlando di un Presidente “totalmente scagionato” dalla pubblicazione dei Files, la documentazione esposta racconta una storia diversa: legami e frequentazioni durati anni, incontri, messaggi, conversazioni.
È esposta, per esempio, una conversazione risalente al 2016, quando Epstein chiese a una donna non identificata un “selfie osé“, per poi inviarle una macchina fotografica. Alla fine di febbraio dello stesso anno, il finanziere aggiunse un’altra richiesta: “Hai qualche amica che potrebbe essere interessata a lavorare per me? Ti darò dei soldi se trovi qualcuno disposto a viaggiare, tra i 22 e i 25 anni, istruito. Di carattere affabile“.
L’installazione non è solo archivio documentale. Sul pavimento, 1200 candele rappresentano le donne sopravvissute alle violenze, un tributo silenzioso che mantiene il rispetto dovuto alla memoria delle vittime. Proprio per proteggere la privacy di queste donne, i cui nomi non sono stati oscurati nelle recenti pubblicazioni del Dipartimento di Giustizia, la consultazione diretta dei fascicoli è riservata esclusivamente a giornalisti e agenti delle forze dell’ordine.
La visita, divisa per gruppi, dura un’ora ed è accessibile solo su prenotazione tramite il sito ufficiale. Per motivi di sicurezza, l’indirizzo completo della Reading Room non è stato pubblicato: i visitatori registrati ricevono le informazioni via email o messaggio, con un promemoria prima dell’appuntamento. Precisiamo che per essere ammessi bisogna avere più di 16 anni.
