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Doveva essere una giornata di pura spiritualità, un momento intimo da custodire nel cuore della famiglia. E invece il battesimo di Priscilla, la figlia di Giulia De Lellis e Tony Effe, si è trasformato in un campo di battaglia social. Non per la cerimonia in sé, celebrata con tutti i crismi nella prestigiosa Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma. Non per la benedizione apostolica di Papa Francesco, ottenuta tramite regolare richiesta all’Elemosineria Apostolica. Ma per un dettaglio che, nell’era dell’immagine, è diventato il protagonista assoluto: l’outfit scelto dall’influencer.

La coppia, che vive a Milano ma resta profondamente legata alla Capitale, ha scelto Roma per questo passo importante nella vita della piccola Priscilla, nata lo scorso 7 ottobre. La location non è casuale: la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri è uno dei luoghi più rappresentativi della città, teatro delle cerimonie ufficiali della Repubblica Italiana. Un contesto solenne, carico di storia e simbolismo, dove la piccola è entrata ufficialmente a far parte della comunità cristiana circondata dall’affetto di familiari e amici giunti da tutta Italia.

Tony Effe ha documentato l’evento sui social davanti ai suoi oltre 3 milioni di follower, pubblicando una serie di scatti che rispettano la linea di riservatezza scelta dalla coppia: il volto di Priscilla resta coperto, una decisione di cui Giulia aveva discusso apertamente con i suoi fan proprio di recente. Il trapper romano ha optato per un look elegante ma sobrio: polo color panna, foulard coordinato e pantaloni dello stesso tono. Niente di eclatante, niente che potesse distogliere l’attenzione dal vero protagonista della giornata.

Ed è qui che la narrazione prende una piega inaspettata. Giulia De Lellis si è presentata in chiesa con un trench marrone, sfilato all’interno per rivelare un abito bianco corto abbinato a zeppe con tacco vistoso. Una scelta stilistica che, nell’arco di poche ore, ha diviso l’Italia digitale in due fazioni contrapposte. Da una parte i critici feroci, che non hanno risparmiato termini come “cafona“, “irrispettosa” e “burina“. Dall’altra i difensori, che hanno bollato gli attacchi come retrogradi e inadeguati, rivendicando il diritto di ognuno a vestirsi come preferisce anche in contesti religiosi.

Ma cosa rende questo dibattito così acceso? In fondo, stiamo parlando di un vestito. Eppure, quando si incrociano tradizione cattolica, esposizione mediatica e codici estetici percepiti come inappropriati, la miccia è pronta a innescarsi. L’Italia, paese di santi e navigatori ma anche di rigorosi custodi del bon ton ecclesiastico, fatica ancora a metabolizzare certe libertà interpretative quando si tratta di eventi religiosi. Il vestito bianco corto, in un contesto che molti associano alla compostezza e alla modestia, è stato letto da una parte del pubblico come una stonatura, un eccesso di mondanità in un momento che dovrebbe essere pura spiritualità.

Chi difende Giulia, invece, fa notare che non esiste un dress code ufficiale per i battesimi e che concentrarsi sull’abbigliamento significa perdere di vista il significato profondo del sacramento. Un argomento valido, che però si scontra con un sentire diffuso, quello per cui “certe cose non si fanno“. Una dialettica antica quanto il mondo, amplificata oggi dalla cassa di risonanza dei social network.

Al di là delle polemiche sartoriali, c’è un aspetto della cerimonia che merita attenzione: la benedizione apostolica di Papa Leone XIV. Contrariamente a quanto alcuni potrebbero immaginare, non si tratta di un privilegio riservato a vip o personaggi famosi, ma di una pratica accessibile a tutti i fedeli in occasione dei primi tre sacramenti: battesimo, prima comunione e cresima. La richiesta viene inoltrata all’Elemosineria Apostolica, l’organo vaticano che gestisce le benedizioni papali e destina le offerte ricevute a iniziative di carità per i bisognosi.

Nessuna corsia preferenziale, dunque, ma un gesto spirituale che chiunque può compiere, contribuendo al contempo a opere di beneficenza. Tony e Giulia hanno ricevuto la pergamena apostolica e l’hanno prontamente condivisa sui social, mostrando l’orgoglio per questo riconoscimento spirituale. Un dettaglio che racconta molto sulla volontà della coppia di dare a Priscilla un’impronta cristiana fin dai primi mesi di vita, nonostante vivano sotto i riflettori e in un contesto culturale spesso lontano dalla pratica religiosa tradizionale.

Dopo la cerimonia, la festa è proseguita nella magnifica location del Lumen Cocktails & Cuisine di Roma, dove gli invitati hanno potuto gustare una grande varietà di cibo e una torta gigantesca. Un party organizzato nei minimi dettagli, con parenti e amici giunti da tutta Italia per celebrare insieme questo momento speciale. Le immagini pubblicate da Tony Effe e dall’amico Giacomo Spazzini mostrano un’atmosfera di gioia e condivisione, lontana dalle polemiche che nel frattempo divampavano online.

Nei commenti ai post, al netto degli immancabili hater, prevalgono parole di affetto e auguri per la famiglia. Giovani, economicamente agiati, pieni di amore per la loro bambina: Tony e Giulia rappresentano una nuova generazione di genitori famosi che cerca di bilanciare esposizione pubblica e protezione della privacy, condividendo momenti significativi ma mantenendo alcune barriere invalicabili, come quella del volto della figlia.

La polemica sul vestito, destinata probabilmente a spegnersi nell’arco di qualche giorno per lasciare spazio alla prossima controversia social, lascia però una riflessione aperta: quanto conta davvero l’apparenza in momenti che dovrebbero essere sostanza pura? E quanto, invece, l’apparenza è diventata essa stessa parte integrante del messaggio, soprattutto quando chi la veicola vive di immagine? Domande senza risposte definitive, ma che fotografano perfettamente il nostro tempo, sospeso tra sacro e profano, tra tradizione e modernità, tra rispetto delle forme e rivendicazione della libertà individuale.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.