Il Wireless Festival 2026 non si farà. Gli organizzatori hanno annunciato la cancellazione totale dell’evento che avrebbe dovuto animare Finsbury Park, nel nord di Londra, dal 10 al 12 luglio, con un’affluenza prevista di circa 50mila persone al giorno. La ragione è tanto chiara quanto controversa: il governo britannico ha negato il visto d’ingresso a Kanye West, l’headliner principale della manifestazione, a causa delle sue ripetute dichiarazioni antisemite. La decisione è arrivata dopo settimane di crescente pressione politica e sociale. Il primo ministro Keir Starmer aveva definito la possibile partecipazione del rapper “profondamente preoccupante“, mentre esponenti del Partito Conservatore avevano esplicitamente chiesto di bloccare l’artista alle frontiere. Chris Philp, responsabile dell’Interno ombra, aveva sottolineato come i comportamenti di West non rappresentassero “un episodio isolato, ma un modello di condotta che ha causato reale offesa e sofferenza alle comunità ebraiche“. Sulla stessa linea la ministra dell’Istruzione Bridget Phillipson: “Non c’è spazio per odio, bigottismo o antisemitismo“.
La controversia affonda le radici nel 2025, quando Kanye West pubblicò il brano intitolato Heil Hitler e mise in vendita merchandise con simboli nazisti, scatenando un’ondata di indignazione globale. Successivamente il rapper aveva tentato una riabilitazione pubblica, attribuendo le sue azioni a episodi maniacali legati al disturbo bipolare di cui soffre. Arrivò persino ad acquistare una pagina intera del Wall Street Journal per scusarsi, sostenendo che la malattia lo avrebbe “disconnesso dalla realtà“. Ma le scuse non hanno convinto tutti, soprattutto considerando che West si era già scusato in passato per poi ritrattare e reiterare posizioni offensive.
Il Board of Deputies of British Jews aveva invocato un intervento deciso, accusando gli organizzatori del festival di “trarre profitto dal razzismo” e chiedendo al governo di seguire l’esempio dell’Australia, che nel 2025 aveva già negato l’ingresso all’artista. Anche il sindaco di Londra Sadiq Khan si era mosso preventivamente, negando l’uso del London Stadium per eventuali esibizioni del controverso rapper. Le autorità locali di Haringey avevano fatto sapere che avrebbero richiesto garanzie agli organizzatori affinché tutti gli artisti rispettassero le condizioni di licenza, evitando contenuti offensivi verso qualsiasi religione o gruppo etnico.
Le conseguenze economiche non si sono fatte attendere. Prima ancora della decisione governativa, diversi sponsor di primo piano avevano ritirato il proprio sostegno al Wireless Festival. Pepsi, Diageo (il colosso che controlla marchi come Guinness, Tanqueray, Gordon’s e Smirnoff), PayPal e Rockstar Energy avevano scelto di non associare più i propri brand all’evento. Una mossa apprezzata pubblicamente da David Schwimmer, l’attore diventato famoso per il ruolo di Ross nella serie Friends, che ha lodato le aziende capaci di prendere posizione contro “un artista diventato uno dei più noti fomentatori di odio e intolleranza al mondo“.
Schwimmer non ha usato mezzi termini nel suo intervento sui social, sostenendo che West avrebbe provocato “danni irreparabili” alimentando “l’odio e la violenza contro gli ebrei in tutto il mondo“. L’attore ha espresso dubbi sulla sincerità delle scuse del rapper, ipotizzando che possano essere “parte di una strategia di pubbliche relazioni“, e ha puntato il dito anche contro artisti come Lauryn Hill e Travis Scott, accusandoli di ignorare il passato antisemita di West continuando ad esibirsi al suo fianco. Secondo Schwimmer, un vero percorso di redenzione avrebbe dovuto includere gesti concreti, come la donazione di parte degli introiti a organizzazioni non-profit ebraiche.
Nel tentativo di placare le polemiche, Kanye West si era offerto di incontrare “membri della comunità ebraica in Gran Bretagna” per ascoltare le loro testimonianze, dichiarando di voler “offrire uno spettacolo all’insegna del cambiamento, che porti unità, pace e amore con la musica“. Un’apertura che evidentemente non è bastata a convincere il governo britannico a modificare la propria posizione. Il critico musicale Ben Beaumont-Thomas aveva previsto che la situazione fosse “già un disastro dal punto di vista delle pubbliche relazioni“, ipotizzando una possibile cancellazione dell’evento. La previsione si è rivelata corretta: senza l’headliner principale, con gli sponsor in fuga e l’opinione pubblica divisa, gli organizzatori hanno scelto di annullare completamente il festival.
Eppure, al di là della Manica, la carriera commerciale di Kanye West non sembra risentire particolarmente delle controversie. Negli Stati Uniti il suo nuovo album Bully è entrato al secondo posto della classifica dietro ai BTS con Arirang, e i suoi concerti al SoFi Stadium di Los Angeles hanno fatto registrare il tutto esaurito per due serate consecutive. “Dicevano che non sarei mai tornato negli States“, ha commentato West durante uno show, “due concerti sold out baby“. L’artista è atteso anche in Italia, all’Hellwatt Festival il 18 luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia, dove rimane da vedere se si ripeteranno dinamiche simili a quelle britanniche.
La vicenda solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra libertà artistica, responsabilità sociale e le conseguenze concrete che discorsi d’odio possono avere nella società contemporanea. Il Regno Unito ha tracciato una linea netta: certe parole e certi simboli non possono essere derubricati a provocazioni artistiche o attribuiti esclusivamente a problemi di salute mentale. Il prezzo, in questo caso, è l’esclusione dal territorio nazionale e la cancellazione di un evento che avrebbe dovuto essere uno dei momenti musicali dell’estate londinese.



