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Uno schema criminale da quasi 20 milioni di dollari ha scosso il mondo dell’alpinismo himalayano, rivelando un sistema di frodi assicurative basato su falsi soccorsi in elicottero e alpinisti deliberatamente fatti ammalare. Le autorità del Nepal hanno incriminato 32 persone con accuse di associazione a delinquere e frode organizzata, chiudendo il cerchio su un’indagine avviata nel 2018 e giunta a una svolta decisiva solo nel 2025. Il meccanismo, tanto semplice quanto spietato, prevedeva che alcune guide alpine organizzassero emergenze mediche fittizie per turisti stranieri in quota sul Monte Everest e nelle zone circostanti. Una volta attivato il soccorso aereo, venivano prodotti documenti sanitari e di volo falsificati per ottenere rimborsi indebiti dalle compagnie assicurative internazionali.

Secondo l’inchiesta condotta dal Central Investigation Bureau nepalese e riportata dal Kathmandu Post, i truffatori utilizzavano diverse tattiche per innescare le evacuazioni d’emergenza. La prima consisteva nello spaventare gli escursionisti in alta quota, convincendoli che la loro vita fosse in pericolo immediato e che dovessero essere immediatamente trasportati in aereo. In altri casi, le guide incoraggiavano i turisti stanchi a fingere di stare male, promettendo loro un comodo rientro in elicottero invece del faticoso ritorno a piedi. Ma il metodo più inquietante emerso dalle indagini riguarda la manipolazione diretta della salute degli alpinisti. Gli investigatori hanno scoperto che alcune guide arrivavano addirittura ad aggiungere bicarbonato di sodio al cibo degli escursionisti per provocare deliberatamente disturbi gastrointestinali o sintomi riconducibili al mal di montagna. In altri casi documentati, venivano somministrate compresse di Diamox (acetazolamide), normalmente utilizzate per prevenire il mal di montagna, insieme a grandi quantità di acqua, con l’obiettivo specifico di scatenare sintomi che giustificassero un soccorso d’emergenza.

Una volta iniziato il finto salvataggio, il sistema fraudolento entrava nel vivo della sua fase più redditizia. I truffatori guadagnavano moltiplicando i costi per ogni passeggero come se ciascuno avesse noleggiato un elicottero privato, trasformando un volo da 4.000 dollari in una fattura da 12.000 dollari. False cartelle cliniche venivano create per pazienti che in realtà non ricevevano alcuna cura reale, mentre i documenti di volo venivano gonfiati per aumentare l’ammontare delle richieste di rimborso assicurativo. Il sistema prevedeva una precisa suddivisione dei profitti illeciti. Gli ospedali complici pagavano dal 20 al 25 per cento della somma assicurata alle società di trekking e un altro 20-25 per cento agli operatori di elicotteri in cambio dell’invio dei pazienti. In alcuni casi, ai turisti veniva offerto del denaro per partecipare consapevolmente al programma fraudolento.

I numeri emersi dall’indagine sono impressionanti. Tra il 2022 e il 2025, circa 4.782 alpinisti stranieri sono stati coinvolti in questa rete di false emergenze, con 171 casi verificati come salvataggi fraudolenti. Due strutture sanitarie sono finite al centro delle indagini: l’Era International Hospital avrebbe incassato oltre 15,87 milioni di dollari, mentre lo Shreedhi International Hospital avrebbe raggiunto quota 1,22 milioni di dollari. Tra le agenzie coinvolte, Everest Experience and Assistance sarebbe stata collegata a 71 dubbie operazioni di salvataggio su 601 voli totali, generando richieste di risarcimento per l’enorme cifra di 11,04 milioni di dollari. Il sistema complessivo avrebbe fruttato tra i 19,69 e i 20 milioni di dollari nel periodo considerato.

Il mese scorso, l’Ufficio investigativo centrale della polizia del Nepal ha formalizzato le accuse contro 32 persone. Tra gli indagati figurano titolari di agenzie di trekking, operatori di elicotteri e dirigenti di strutture sanitarie, segno di un sistema ben strutturato e coordinato che coinvolgeva diversi livelli della filiera turistica e sanitaria. Nove persone sono state arrestate, mentre altre rimangono attualmente in libertà. Le truffe legate ai soccorsi in elicottero sull’Everest erano note da anni negli ambienti dell’alpinismo himalayano, ma questo caso rappresenta il più esteso mai emerso finora.

L’indagine aveva subito diverse battute d’arresto prima della svolta decisiva del 2025, culminata con il deposito delle accuse formali il 12 marzo 2026. La vicenda solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza degli alpinisti stranieri che affrontano le montagne del Nepal, dove la fiducia nelle guide locali rappresenta spesso una questione di vitale importanza. Il tradimento di questa fiducia, trasformato in un business criminale da milioni di dollari, rischia di compromettere gravemente la reputazione di un settore che rappresenta una fonte essenziale di reddito per il paese himalayano.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.