Nel nuovo capitolo de Il Diavolo veste Prada 2 le modelle diventano un elemento centrale di discussione, non solo estetica ma anche etica. A riportare l’attenzione sul tema sono le parole di Meryl Streep e Anne Hathaway, che durante le riprese tra Milano e la fashion week hanno osservato da vicino le passerelle reali. Il risultato è una riflessione che va oltre il cinema: riguarda gli standard della moda contemporanea e il modo in cui vengono rappresentati i corpi femminili sullo schermo. Un tema che, a vent’anni dal primo film, torna con ancora più forza e consapevolezza.
Durante le riprese del sequel de Il Diavolo veste Prada, le due protagoniste hanno assistito ad alcune sfilate reali durante la Settimana della Moda di Milano. Proprio lì è nata la preoccupazione condivisa: la presenza di modelle estremamente magre ha colpito entrambe, spingendole a intervenire direttamente nella produzione del film.
Secondo il racconto di Meryl Streep, la situazione ha avuto un impatto immediato sulla collega Anne Hathaway, che ha chiesto ai produttori di modificare la direzione del casting. L’obiettivo era chiaro: evitare che le modelle del film riflettessero gli stessi standard di magrezza estrema osservati sulle passerelle reali. La produzione ha quindi accolto la richiesta, impegnandosi a selezionare indossatrici dall’aspetto definito “sano e naturale”.
Questa scelta assume un valore importante anche in relazione al primo film del 2006, dove il corpo e la taglia della protagonista venivano trattati come elementi di giudizio professionale e sociale. Nel nuovo capitolo, invece, si assiste a un cambio di prospettiva: il focus si sposta verso una maggiore attenzione alla body positivity e alla rappresentazione più realistica dei corpi. Il contesto delle riprese ha reso il tema ancora più evidente.
Tra Milano e New York, il set si è intrecciato con la realtà della moda internazionale, mostrando quanto sia sottile il confine tra finzione cinematografica e industria fashion. Le reazioni del cast hanno evidenziato come anche un grande franchise possa diventare uno spazio di discussione culturale. Parallelamente, la produzione ha dovuto gestire anche un forte interesse mediatico globale. Le strade trasformate in set sono state prese d’assalto da fan e fotografi, segno di quanto il film sia ancora oggi un fenomeno di culto.
Questo ha reso ancora più centrale la responsabilità comunicativa del progetto, che non si limita a intrattenere ma riflette anche sulle dinamiche della moda contemporanea. In questo scenario, la scelta di includere modelle non estremizzate diventa quindi un messaggio preciso: il cinema non si limita a rappresentare la moda, ma può anche influenzarne i codici e proporre alternative agli standard dominanti. Un cambiamento che, a vent’anni dal primo film, segna un’evoluzione significativa sia narrativa che culturale.



