Una fotografia scattata nello spazio ha incuriosito milioni di utenti online: un oggetto viola, dalla forma ovale e con piccoli “tentacoli”, sembra fluttuare in assenza di gravità. A prima vista molti hanno pensato a una creatura extraterrestre. In realtà si tratta di qualcosa di molto più semplice: una patata coltivata nello spazio. L’immagine, pubblicata sui social dall’astronauta della NASA Don Pettit, è stata realizzata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e ha rapidamente fatto il giro del web. Dietro l’aspetto curioso del tubero si nasconde però un tema scientifico importante: la produzione di cibo nello spazio.
L’astronauta ha spiegato il mistero con tono ironico direttamente su X, dove ha pubblicato la foto. Pettit ha ribattezzato la patata “Spudnik-1”, un gioco di parole tra “spud”, termine inglese colloquiale per indicare la patata, e Sputnik 1, il primo satellite artificiale lanciato nello spazio. L’immagine mostra una patata viola dalla quale spuntano piccole radici bianche, che in assenza di gravità danno l’impressione di tentacoli. Il colore insolito è dovuto all’elevata presenza di antocianine, pigmenti naturali presenti in alcune varietà di patata.
Pettit ha raccontato che la coltivazione fa parte di un piccolo “orto spaziale” che gestisce nel tempo libero durante la missione chiamata Spedizione 72. Per far crescere la pianta ha realizzato un terrario improvvisato con lampade di crescita e ha fissato la patata con un pezzetto di Velcro, necessario per mantenerla stabile in microgravità. Questo tipo di esperimenti dimostra come anche semplici soluzioni possano permettere di coltivare piante nello spazio.
Spudnik-1, an orbiting potato on @Space_Station!
I flew potatoes on Expedition 72 for my space garden, an activity I did in my off-duty time. This is an early purple potato, complete with spot of hook Velcro to anchor it in my improvised grow light terrarium.
Potatoes are one… pic.twitter.com/MXsoV20vJ8
— Don Pettit (@astro_Pettit) March 20, 2026
La scelta della patata non è casuale. Secondo l’astronauta, questo alimento è tra i più efficienti dal punto di vista biologico: offre una grande quantità di parte commestibile rispetto alla massa totale della pianta, radici comprese. Proprio per questa caratteristica le patate sono considerate una possibile fonte alimentare ideale per missioni spaziali di lunga durata. L’idea richiama anche una famosa storia della cultura pop: nel romanzo e film The Martian, tratto dal libro di Andy Weir, un astronauta sopravvive su Marte coltivando patate.
Sebbene l’esperimento di Pettit sia nato come un passatempo personale, il tema dell’agricoltura nello spazio è oggi uno degli obiettivi principali della ricerca internazionale. Se l’umanità vuole stabilire basi permanenti sulla Luna o su Marte, dovrà essere in grado di produrre cibo direttamente sul posto. Trasportare tutte le scorte dalla Terra sarebbe infatti troppo costoso e logisticamente complicato.
Per questo motivo diverse agenzie spaziali stanno investendo molto nello sviluppo di nuove tecnologie agricole spaziali. Tra queste figurano la NASA negli Stati Uniti, l’Agenzia Spaziale Europea, il Centro aerospaziale tedesco e l’Agenzia di esplorazione aerospaziale giapponese. I ricercatori stanno cercando soluzioni che permettano agli astronauti di coltivare piante in condizioni estreme, dove lo spazio, l’acqua e l’energia sono limitati.
🚨 Astronaut Don Pettit shared a photo of a potato he grew aboard the International Space Station as part of a small space gardening experiment. pic.twitter.com/eq7CfKXjR7
— Space and Technology (@spaceandtech_) March 25, 2026
I primi risultati sono già arrivati. Grazie ai programmi Veggie e Advanced Plant Habitat, la NASA è riuscita a coltivare con successo lattuga, verdure a foglia e persino peperoni in microgravità. L’ESA, invece, sta studiando sistemi bioregenerativi che potrebbero produrre cibo partendo da microrganismi e cellule coltivate in laboratorio. Parallelamente, il centro aerospaziale tedesco sperimenta serre altamente automatizzate, alcune delle quali vengono testate anche in ambienti estremi sulla Terra, come le basi scientifiche in Antartide.
Tra le tecnologie chiave utilizzate in questi progetti spicca l’idroponica, una tecnica che consente alle piante di crescere senza terreno, utilizzando acqua arricchita di nutrienti. Questo metodo permette di risparmiare spazio e ridurre il consumo di acqua, fattori fondamentali nelle missioni spaziali. Un’altra soluzione promettente è l’uso di bioreattori, dispositivi che sfruttano la fermentazione di lieviti e batteri per produrre proteine ad alto valore nutrizionale.
La curiosa fotografia della patata “Spudnik-1” dimostra quindi come anche un’immagine apparentemente buffa possa raccontare una storia scientifica molto più grande. Dietro quel tubero viola che fluttua nello spazio si intravede infatti una delle sfide più importanti per il futuro dell’esplorazione spaziale: garantire agli astronauti la possibilità di nutrirsi anche lontano dalla Terra, aprendo la strada alle prime vere colonie umane nel sistema solare.



