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Negli ultimi mesi, due press tour cinematografici hanno acceso il dibattito su come si promuove oggi un film. Da una parte quello di Cime tempestose, giudicato da molti eccessivo e costruito; dall’altra quello di The Drama, che sta mostrando un approccio più elegante e coerente. Il confronto tra i due casi è diventato un vero esempio di comunicazione contemporanea, utile per capire come funzionano marketing, social e percezione del pubblico. E soprattutto, dove sta il confine tra promozione e manipolazione.

Secondo The Guardian, il caso di Cime tempestose ruota attorno a una strategia precisa: trasformare la relazione tra i protagonisti in un elemento centrale della campagna. Margot Robbie e Jacob Elordi hanno alimentato l’idea di un legame romantico anche fuori dal set, tra dichiarazioni di “ossessione reciproca”, regali simbolici e racconti molto intimi condivisi nelle interviste. Il problema, però, è che questa narrazione si è scontrata con la realtà: Robbie è sposata con Tom Ackerley, e tutto ha iniziato a sembrare una costruzione studiata a tavolino. Questo ha portato molti spettatori a chiedersi: stiamo guardando attori o personaggi? E serve davvero credere a una relazione per apprezzare un film?

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Questa strategia ha anche riaperto il tema delle “relazioni parasociali”, cioè il legame emotivo che il pubblico sviluppa con personaggi pubblici che in realtà non conosce. Quando queste dinamiche vengono alimentate artificialmente, il rischio è confondere lo spettatore e spostare l’attenzione dal film al gossip. Al contrario, il press tour di The Drama segue una logica diversa. Zendaya e Robert Pattinson giocano sì sull’immagine di coppia, ma lo fanno in modo dichiaratamente legato alla storia del film. Alla première di Los Angeles, ad esempio, i due si sono presentati con look nuziali, perfettamente in linea con la trama. Zendaya ha indossato un abito già usato in passato, rispettando la tradizione del “qualcosa di vecchio” tipica dei matrimoni, mentre il styling complessivo costruiva un racconto visivo coerente con il film.

Questo approccio si chiama “method dressing”: usare moda e immagine per rafforzare il messaggio dell’opera, senza fingere che la finzione diventi realtà. Anche altri dettagli – come la presenza di Tom Holland nella vita privata di Zendaya o la partecipazione di Suki Waterhouse accanto a Pattinson – contribuiscono a mantenere chiara la distinzione tra vita reale e promozione. Il risultato è un coinvolgimento più “onesto”: il pubblico si diverte, interpreta i segnali, ma non viene spinto a credere a una storia inesistente. In questo senso, The Drama dimostra che si può creare hype senza forzare dinamiche personali o costruire narrazioni artificiali.

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Da un lato una strategia aggressiva, che punta sull’emozione e sulla confusione tra realtà e finzione; dall’altro una strategia narrativa, che usa simboli, stile e coerenza per raccontare il film. Entrambe funzionano, ma hanno effetti diversi sulla fiducia del pubblico. In conclusione, il dibattito non riguarda solo due film, ma il futuro della promozione culturale. In un’epoca dominata dai social, il rischio è che il marketing diventi più importante del contenuto. Il caso di The Drama suggerisce invece che si può attirare attenzione anche rispettando l’intelligenza dello spettatore, mentre quello di Cime tempestose ci ricorda quanto sia facile superare il limite e trasformare una campagna promozionale in qualcosa di poco credibile.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.