Chiudere gli occhi per immaginare serve a poco quando si cammina per le strade di Gemonio. Il piccolo paese della Valcuvia è rimasto identico a quelle scene immortalate in pellicola decenni fa, quando Renato Pozzetto lo sceglieva come set naturale per alcune delle commedie più amate del cinema italiano. Oggi quelle immagini tornano a vivere attraverso una mostra che celebra l’attore attraverso una cinquantina di locandine originali dei suoi film, esposte per due mesi nel salone della biblioteca comunale. Non si tratta di semplici poster promozionali, ma di vere e proprie opere d’arte realizzate da maestri dell’illustrazione cinematografica come Renato Casaro ed Enzo Sciotti. Pittori di cinema che trasformavano ogni uscita in sala in un evento visivo, con quei colori accesi e quelle composizioni che invitavano lo spettatore a varcare la soglia del cinema, in un’epoca in cui le piattaforme streaming erano fantascienza e la sala era l’unico tempio del divertimento.
Il legame tra Pozzetto e Gemonio affonda le radici nella storia personale dell’attore. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Pozzetto sfollò da Milano proprio in questo angolo del Varesotto per sfuggire ai bombardamenti. Un rifugio che divenne poi location ricorrente nella filmografia dell’attore, tanto che i residenti venivano regolarmente chiamati a fare da comparse nelle sue produzioni. Giordano Franzetti, classe 1946, ricorda ancora con precisione quei giorni sul set. Era uno dei quattro compagni di carte di Basilio, il muratore pendolare interpretato da Pozzetto nel terzo episodio di Di che segno sei? del 1975. “Renato girava spesso in paese e questo generava molta curiosità. Erano giornate incredibili, con la gente che accorreva per vedere i volti del grande schermo. Scene memorabili, come la mitica volata in bici alla stazione fra lui e Massimo Boldi, sono state girate proprio qui“.
La mostra è frutto della passione di Rocco Di Vito, collezionista quarantaduenne e insegnante di grafica all’istituto superiore Ferrini di Verbania. La sua raccolta personale supera le mille locandine, pezzi che un tempo venivano semplicemente buttati dopo la programmazione e che oggi rappresentano testimonianze preziose di un’epoca cinematografica irripetibile. “Una volta le locandine arrivavano insieme al film, venivano appese durante la programmazione e poi eliminate. Chi le ha conservate ha preservato un patrimonio che oggi interessa sempre più collezionisti“, spiega Di Vito. Il progetto si inserisce in un’iniziativa più ampia chiamata Il bar del cult, che raccoglie testimonianze legate a scene iconiche della commedia italiana, quei gesti e quelle battute che sono entrati nel linguaggio quotidiano di milioni di italiani. Di Vito ha realizzato un sito dedicato e prodotto anche un docufilm dove attori, registi e sceneggiatori raccontano i retroscena di quell’età dell’oro. Il sogno è dare vita a uno spazio fisico permanente per questa collezione, una sorta di museo della locandina cinematografica.
Oltre alle locandine d’epoca, la mostra ospita anche foto di scena di numerosi film, soprattutto quelli più recenti dell’era digitale. Ma il cuore dell’esposizione batte sui grandi classici girati tra Gemonio e dintorni: Il ragazzo di campagna, La casa stregata, e naturalmente Di che segno sei?, pellicole che hanno trasformato la Valcuvia in un set a cielo aperto riconoscibile da generazioni di spettatori. All’inaugurazione, Renato Pozzetto è tornato ancora una volta nel suo paese. A 85 anni, l’attore non ha voluto mancare all’appuntamento con Gemonio, facilmente raggiungibile dalla sua residenza di Laveno Mombello, sull’altra sponda di quel Lago Maggiore che ha fatto del Verbano una delle sue dimore del cuore. Del resto, la strada è abbastanza breve. Giusto il tempo di un taaac, come direbbe lui.
Ma il legame di Pozzetto con le terre lombarde va oltre la Valcuvia. Nei giorni scorsi l’attore è stato avvistato anche nel Pavese, precisamente al Ristorante Il Pilota di San Zenone al Po, dove si è concesso ai presenti con quella spontaneità e quell’ironia che lo hanno reso un pilastro della comicità italiana. Per i pavesi, Pozzetto rimane indissolubilmente legato a Il ragazzo di campagna, il film che più di ogni altro ha celebrato quella provincia, con la celebre casa di Artemio a Borgo Tre Case, frazione di Gambolò. Vederlo seduto a tavola ad assaporare i sapori della tradizione locale è come vedere Artemio che torna finalmente a godersi la pace della sua amata campagna, lontano dal traffico di Corso Vittorio Emanuele e dai ritmi frenetici della metropoli. Un ritorno alle radici che conferma come, nonostante il successo e una carriera leggendaria, il richiamo delle terre lombarde, del Po e della buona tavola resti irresistibile anche per chi ha fatto la storia del cinema italiano.



