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Dopo un dominio pluriennale sul grande schermo, possibile che il Marvel Cinematic Universe stia mostrando di esser ancora un universo delle idee nel comparto seriale? Se il caso Wonder Man sembra andare in questa direzione, la prova del fuoco era la seconda stagione di Daredevil: Born Again. Una rinascita che non era attesa solo per il Diavolo Custode, ma anche per un franchise sempre più annaspante, che nel vigilante di Hell’s Kitchen ha visto un’occasione per dare un segnale importante.

Non ripercorreremo la sin troppo nota epopea del Daredevil di Charlie Cox, tra esordi eccellenti su una piattaforma concorrente e un recupero alquanto rocambolesco – e a dir poco fuori contesto – in She-Hulk, ma se i primi passi nel Marvel Cinematic Universe di Matt Murdock sono stati poco incoraggianti, il suo passaggio al comparto seriale si è rivelato decisamente sorprendente.

Daredevil: Born Again, sguardo alla strada

Daredevil Born Again 2
DAREDEVIL: BORN AGAIN, © 2026 MARVEL.

Sin dalla prima stagione di Daredevil: Born Again ci si è resi conto di come fossimo davanti a un prodotto che scardina ogni gabbia di Disney+. La violenza presente nel carattere di Daredevil non viene edulcorata per motivi di algoritmo e piazzamento, ma anzi viene resa strumento di definizione del personaggio e del suo mondo, una componente che si appella alla natura di urban hero di Murdock.

Non si svetta tra i palazzi con Spider-Man e non ci sono missioni supereroiche. Daredevil salta sui bassi palazzi di Hell’s Kitchen, respira l’aria dei bassifondi ed è il protettore di una popolazione dimenticata. Sono questi i tratti specifici del Cornetto, che hanno contraddistinto le sue storie a fumetti, specie dopo la rinascita attuata da Frank Miller.

Fortunatamente, i Marvel Studios hanno compreso questa specificità e l’hanno preservata. Non solo, hanno prima avviato un recupero emotivo del personaggio con una prima stagione che – dopo la visione del secondo capitolo – sembra quasi preparatoria, lasciando agli otto episodi del secondo arco il ruolo di vera e propria prova del fuoco per il Diavolo Custode.

Lotta per New York

Daredevil: Born Again
Daredevil: Born Again – © MARVEL

Otto episodi dal ritmo serrato, in cui Matt Murdock si trova a dover fronteggiare il dominio di Fisk su New York. Eletto sindaco, Kingpin riesce ad avere la legge dalla sua parte, piegandola e modellandola secondo la sua volontà, senza esitazioni. Dietro la facciata di protettore di New York, opera un uomo che non ha remore a creare una milizia personale con lo specifico compito di arrestare – e se possibile uccidere – i vigilanti.

In una Grande Mela in cui il potere soffoca il cittadino comune, Matt Murdock si trova a dover affrontare questo incubo sociale come Daredevil. Il suo ruolo di avvocato è al momento dimenticato, complice un’assenza dalla scena pubblica che gli consente di concentrarsi pienamente nel ruolo di vigilante, con un solo obiettivo: fermare Fisk.

Uno scontro tra due uomini che – in modo diverso – amano profondamente la loro città, seppure intenzionati a proteggerla in modo opposto. Un contrasto che si estende a tutta la popolazione, vera protagonista di questa seconda stagione, organismo corale di storie di soprusi e ribellione all’ingiustizia, ma anche di scelte di comodo e di accettazione che il potere o lo eserciti o lo subisci. E nulla è più pericoloso di chi si sente intoccabile, finalmente libero di esercitare un’autorità avvelenata dall’impunità.

O tempora, o mores

DAREDEVIL: BORN AGAIN
DAREDEVIL: BORN AGAIN- © 2026 MARVEL.

Daredevil: Born Again arriva su Disney+ in un momento storico che sembra uno specchio della lotta del Cornetto. L’ispirazione per questa serie è una delle run più recenti del Diavolo Custode fumettistico, frutto di un’apparente preveggenza ma in realtà figlia di una profonda consapevolezza dell’organismo sociale americano e della fallibilità umana. Difficile guardare certe scene, assistere alle dichiarazioni di certi personaggi e non sentire un brivido lungo la schiena che ci ricorda come quel mondo dalla finestra tanto amato da Stan Lee si sia concretizzato in questa serie.

Contrariamente a quanto potremmo aspettarci da un prodotto MCU, non è l’aspetto supereroico a dominare la scena, ma la dimensione umana dei personaggi. Le atmosfere sono più quelle di un procedural drama, in cui assistiamo alla bieca politica giocata negli uffici del potere, gestita da persone che sacrificano coscienze e principi in nome dei propri interessi. Qualcuno lo fa in modo spavaldo e senza ipocrisie, altri preferiscono invocare un ‘bene superiore’ e ignorare la propria falsità, sino a una tardiva consapevolezza.

Una bilancia morale che è costantemente in bilico, anche per i buoni. La spirale violenta in cui sono fagocitati anche Matt Murdock e compagni non fa sconti a nessuno, costringe a prendere posizioni scomode, a confrontarsi con le ferite personali e scoprire quanto sia facile varcare un confine fin troppo sottile tra giusto e sbagliato, tra giustizia e vendetta.

Il mondo fuori dalla finestra

DAREDEVIL: BORN AGAIN SEASON 2,
DAREDEVIL: BORN AGAIN SEASON 2,-
© 2026 MARVEL.

Una pressione emotiva costante che viene resa ancora più schiacciante per lo spettatore con una cromia newyorkese fredda nelle scene diurne e feralmente calda nella sua dimensione notturna, dove l’oscurità viene spezzata da tonalità accese e sanguigne, specchio della rabbia repressa di una popolazione che sceglie di opporsi.

La difficoltà di trattare Daredevil è il comprenderne il profondo legame con la dimensione urbana, nelle tematiche quanto nel linguaggio, accettando anche una componente violenta che ne sia inevitabile incarnazione. Born Again riesce a miscelare questi elementi in modo impeccabile, concedendosi momenti di decompressione funzionali a una tensione persistente, culminando in un finale catartico che tradisce una profonda lezione: la folla è un organismo incontrollabile.

Se Daredevil esce da questa stagione come uno dei personaggi più definiti e magnetici del presente del franchise marveliano, il Marvel Cinematic Universe mette nuovamente sulle spalle del Cornetto il ruolo di apripista per gli urban heroes, con ritorni eccellenti che promettono di diventare presenze importanti per il futuro della saga.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva