Il caso che coinvolge il tiktoker ravennate Taylor Ragazzini nasce da un format social che mescolava ironia e commento degli eventi religiosi. Il creator, noto online con il nome “Taylorismo”, ha costruito il proprio seguito su TikTok con video dal tono satirico e dissacrante dedicati a luoghi, eventi e situazioni quotidiane. Con circa 10 mila follower e oltre 200 mila visualizzazioni complessive, il suo stile punta spesso su commenti ironici e format originali.
Come riportato da Il Fatto Quotidiano, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, Ragazzini ha pubblicato sei video in cui visitava alcune chiese della città di Ravenna durante le funzioni religiose. Nei filmati il tiktoker iniziava mostrando l’esterno degli edifici e proseguiva poi all’interno, mentre la messa era in corso. Secondo quanto emerso, non avrebbe mai interrotto la celebrazione, ma commentava ciò che accadeva utilizzando uno stile simile a quello delle recensioni o delle telecronache sportive.
All’inizio dei video si presentava con una frase ricorrente: “Sono il tuo recensitore di messe, valuteremo la location”. Da lì partiva una descrizione ironica della funzione religiosa. Ogni clip seguiva un tema diverso: in alcuni casi utilizzava termini calcistici, in altri citazioni o riferimenti al mondo di Harry Potter. In un filmato, ad esempio, mentre il sacerdote agitava il turibolo con l’incenso, Ragazzini ha paragonato la scena al “finale della Coppa del Mondo di Quidditch”.
Taylor Ragazzini, 31 anni, studia Antropologia, è finito al centro di un'inchiesta dopo la pubblicazione di alcuni video girati durante le funzioni religiose: «Nessuno si era mai lamentato, non voglio fare l'influencer» https://t.co/E9NGP91cjO
— Open (@Open_gol) March 23, 2026
Questi contenuti, però, non sono stati apprezzati da tutti. Alcuni fedeli avrebbero ritenuto i video offensivi e hanno presentato una segnalazione alle autorità. A seguito della denuncia è stata aperta un’indagine nei confronti del creator per offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone e di cose.
La Procura ha contestato due specifiche norme del codice penale. L’articolo 403 riguarda chi offende pubblicamente una confessione religiosa mediante vilipendio delle persone che la professano o dei ministri di culto. L’articolo 404 riguarda invece chi vilipende con espressioni ingiuriose oggetti di culto o compie tali atti durante una funzione religiosa. Le sanzioni previste sono principalmente multe che possono arrivare fino a diverse migliaia di euro, a seconda dei casi.
Non è stato chiarito quale dei sei video abbia fatto scattare l’iscrizione nel registro degli indagati né chi abbia presentato la segnalazione iniziale. Nel frattempo le clip in questione sembrano non essere più visibili sul profilo TikTok del creator. Per la sua difesa, Ragazzini si è affidato all’avvocata Giovanna La Mela. Secondo alcune ricostruzioni, la linea difensiva potrebbe basarsi sul principio della libertà di manifestazione del pensiero, garantito dall’articolo 21 della Costituzione italiana.

La vicenda giudiziaria non ha però fermato il personaggio social costruito dal tiktoker. Dopo che la notizia delle indagini è diventata pubblica, Ragazzini ha pubblicato nuovi video ironici legati proprio alla sua situazione. In una clip si riprende davanti al Palazzo di Giustizia di Ravenna, presentandolo ai follower come una nuova “location” da recensire. “Andiamo a recensire la mia denuncia”, scherza nel filmato, aggiungendo che per evitare ulteriori problemi “oggi parleremo bene di tutto”.
In altri contenuti ha iniziato una serie in cui racconta il suo possibile processo con lo stesso stile satirico. In un video, ad esempio, prova a “scegliere l’avvocato” presentando diversi profili legali con grafiche che ricordano quelle dei videogiochi calcistici e attribuendo loro punteggi immaginari. All’inizio della clip precisa comunque che si tratta di contenuti di fantasia.
Il caso ricorda altre vicende legate all’uso dei social per creare contenuti provocatori in luoghi pubblici. In passato, ad esempio, a Telese Terme un giovane tiktoker era stato denunciato dopo essersi introdotto in una scuola senza autorizzazione per girare un video diventato virale, episodio che aveva portato all’accusa di interruzione di pubblico servizio.
La storia di Ragazzini mette quindi in evidenza un tema sempre più discusso: il confine tra satira, libertà di espressione e rispetto dei contesti religiosi o istituzionali, soprattutto quando i contenuti vengono diffusi rapidamente sui social network e raggiungono un pubblico molto ampio.



