Neil Young non ha mai nascosto le sue posizioni politiche. E quando si tratta di Donald Trump, il cantautore canadese-americano non usa mezzi termini. Dopo mesi di battaglie pubbliche contro l’amministrazione, dalla denuncia delle operazioni ICE al boicottaggio delle aziende che sostengono il presidente, Young ha deciso di canalizzare la sua frustrazione dove sa fare meglio: in studio di registrazione. Il 9 marzo 2026, attraverso il suo sito Neil Young Archives, l’artista ha condiviso un messaggio carico di emozione e rivelazioni. “Sono così addolorato per questo paese“, ha scritto, aggiungendo che la politica contemporanea lo deprime al punto da non riuscire più a seguirla attivamente. Ma c’è una via d’uscita da questo malessere, e Young l’ha trovata nella musica.
La leggenda del rock ha annunciato di essere al lavoro su un nuovo album insieme ai Chrome Hearts, la sua nuova band. “Ora, fortunatamente, sono di nuovo in studio a registrare un nuovo album con i Chrome Hearts. Amo le canzoni e i sentimenti di vita e amore. La musica è“. Una frase lasciata volutamente sospesa, come se le parole non bastassero a descrivere il potere salvifico della creazione artistica. Otto nuove canzoni sono già state completate, secondo quanto rivelato da Young stesso. Non è chiaro se si tratti di un album esplicitamente politico o di un rifugio emotivo dai tumulti dell’attualità, ma conoscendo la storia dell’artista, è probabile che entrambe le dimensioni convivano nelle sue composizioni.
Il riferimento a Trump nel messaggio è inequivocabile. Young ha definito l’attuale inquilino della Casa Bianca “il peggior presidente nella storia del nostro paese“, accusandolo di trasformare ogni giornata in “un brutto show televisivo prodotto da DJT“. Parole dure, che si inseriscono in una lunga serie di prese di posizione pubbliche. Quest’anno Young ha regalato l’intero suo catalogo musicale alla Groenlandia, in risposta alle minacce di Trump di voler acquisire il territorio. Ha anche avviato un boicottaggio contro tutte le aziende che sostengono l’amministrazione, chiamando in causa giganti come Apple e Verizon. E nell’agosto del 2024, aveva già pubblicato Big Crime, una canzone di protesta contro quella che definiva l’occupazione trumpiana di Washington.
La decisione di concentrarsi sulla musica arriva dopo la cancellazione inaspettata del tour che Young avrebbe dovuto tenere con i Chrome Hearts. A febbraio aveva annunciato di voler “prendersi una pausa“, senza fornire ulteriori dettagli. Ora è chiaro che quella pausa non significava inattività, ma piuttosto un cambio di priorità: dall’esibizione dal vivo alla creazione in studio. I Chrome Hearts rappresentano una nuova fase nella carriera di Young, un artista che a ottant’anni compiuti continua a reinventarsi e a cercare nuove forme espressive. La band segna l’ennesima collaborazione di un musicista che nella sua lunga carriera ha suonato con Crazy Horse, Buffalo Springfield, Crosby, Stills, Nash & Young e innumerevoli altri progetti.
La storia di Neil Young come artista di protesta non è certo una novità. Dai tempi di Ohio, scritta in risposta alla sparatoria della Kent State University nel 1970, fino a Let’s Impeach the President contro George W. Bush, Young ha sempre utilizzato la sua musica come strumento di denuncia sociale e politica. Questa nuova raccolta di brani si inserisce in una tradizione consolidata, quella del cantautore che non può restare in silenzio di fronte alle ingiustizie. Quello che rende particolare questo momento è forse il tono di stanchezza e disillusione che traspare dalle sue parole. “Non posso più farlo“, ha scritto riferendosi alla politica. Eppure, paradossalmente, sta facendo esattamente quello: rispondere politicamente attraverso l’arte. È come se Young avesse riconosciuto che la militanza diretta lo prosciuga, mentre la musica lo rigenera.
Il messaggio pubblicato su Neil Young Archives non fornisce una data di uscita per il nuovo album, né dettagli sui titoli delle canzoni o sulle tematiche specifiche affrontate. Ma il fatto che Young abbia sentito il bisogno di condividere pubblicamente il suo stato emotivo e il suo processo creativo dice molto sulla funzione catartica che questo progetto sta avendo per lui. In un’epoca in cui molti artisti evitano di esporsi politicamente per timore di alienare parte del pubblico, Neil Young rappresenta un esempio di coerenza e coraggio. La sua carriera è costellata di scelte che hanno privilegiato i principi rispetto alla convenienza commerciale, dalla rimozione della sua musica da Spotify in protesta contro la disinformazione sui vaccini, fino agli attuali boicottaggi e dichiarazioni contro Trump.
Gli otto brani già completati sono solo l’inizio. Young ha spesso lavorato in modo prolifico quando animato da una forte spinta emotiva, e non sarebbe sorprendente se il progetto si espandesse ulteriormente. La domanda che molti fan si pongono è se questo sarà un album acustico e introspettivo, un lavoro elettrico e rabbioso con i Chrome Hearts, o una combinazione di entrambe le anime musicali dell’artista. Quello che è certo è che Neil Young, anche a ottant’anni, non ha intenzione di ritirarsi in silenzio. La sua voce, sia letterale che metaforica, continua a essere uno dei punti di riferimento per chi crede che l’arte abbia il dovere di confrontarsi con il proprio tempo. E in un momento storico così polarizzato e conflittuale, forse abbiamo tutti bisogno di ascoltare cosa ha da dire.



