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Come si può avviare Marathon sulla PlayStation e non farsi prendere dai ricordi? Sensazione che in Bungie devono aver vissuto per tutto lo sviluppo del gioco, considerato che senza Marathon non sarebbero mai esistiti Halo o Destiny. Non siamo impazziti e non c’è nessun paradosso temporale, semplicemente il Marathon che stiamo giocando nel 2026 è la reincarnazione di un omonimo titolo storico di Bungie, talmente radicato nel DNA della software house da esserne omaggiato a più livelli.

E non si tratta di gameplay o di deja vù ludici. Troppo facile cercare nel panorama attuale un’analogia – ruolo che toccherebbe ad Arc Raiders, per natura – il nuovo titolo di Bungie approda sulla console di Sony come una scheggia impazzita proiettata nel futuro dagli anni ’90. Anni in cui, tra l’altro, Bungie portava su un sistema storicamente ostico per il gaming, l’ambiente Apple, un titolo che avrebbe fatto faville: Marathon.

Il primo Marathon non si scorda mai

Il primo Marathon
Il primo Marathon -© Bungie

Shooter in prima persona futuristico, Marathon catapultava il giocatore a bordo di una nave spaziale, la Marathon, coinvolta da una lotta tra IA e al contempo presa d’assalto da una razza aliena. Una trama che sembrava nata da una serata alcolica tra Gibson e Scott, ma così avvincente da essere figlia di un periodo in cui la sci-fi letteraria si stava muovendo oltre le linee guida del cyberpunk, esplorando nuove frontiere.

Come stava facendo Bungie, che con Marathon gettò le basi cognitive della sua futura fortuna, fatta di Spartan e di galassia neo-barocche da esplorare. Tutte ambientazioni che avrebbero contenuto un seme di Marathon, tanto nel gameplay quanto narrativamente parlando. Comprensibile come Bungie abbia voluto ricordare la sua vena di creatrice di mondi tornano sulla scena videoludica con un titolo che fosse al contempo contemporaneo e profondamente radicato nella sua anima.

Giochi di un futuro passato

Marathon
Marathon -© Bungie

Tralasciamo il giudizio tecnico sul survival shooter di Bungie, affidato ad altri. L’esperienza con Marathon va ben oltre il nostro ruolo come runner, è un tuffo in un passato mai dimenticato, in una dimensione fatta di neon e di grafiche retro-futuristiche che hanno presto il meglio della sci-fi anni ’90 e la hanno racchiusa in un titolo che sembra sfidare le regole dello spazio-tempo.

O come sostiene l’art director di Marathon, Joseph Cross:

“Da un lato si tratta di un linguaggio di design universale semplificato/decostruito, di un forte design grafico e di affermazioni cromatiche, e di materiali limitati.  L’altro aspetto riguarda proporzioni e scale realistiche, funzionalità e dettagli impliciti, e un mondo generalmente ben radicato. Ci concentriamo sulla creazione di un “marchio” visivo di fantascienza che (si spera) risulti fresco e resista alla prova del tempo.”

La creazione di un nuovo mondo che, in questo caso, è la sintesi di un immaginario visivo degli anni ’90. Chi ha vissuto la fantascienza in quegli anni, ricorda come la radice visiva fosse un intreccio di neon ereditati dalla fluorescenza cyberpunk alla Blade Runner e da un’interpretazione del sintetico come ibridazione all’organico, quasi dei precursori del transumanesimo.

Ma questa natura di ‘fantascienza che resista alla prova del tempo’ viene modellata su un prompt che vive di richiami ai cult della sci-fi anni ’90, dall’animazione con Aeon Flux alle intuizioni dinamiche di Ghost in The Shell, sino allo sfruttamento della cinetica cromatica di un cult videoludico come Wipe Out. Il tutto racchiuso un’interfaccia che sia sintesi di una tecnologica a lungo teorizzata, figlia di un post-industriale mai concretizzato, ma da sempre spettro aleggiante nei sogni futuri di scrittori e narratori.

Riscrivere il futuro

Marathon
Marathon -© Bungie

Ecco come mai  dominare il primo impatto con il giocatore, è un’interfaccia grafica che abbandona il concetto di user friendly, non si cura di darti riferimenti comprensibili, ma si presenta nella sua natura tecno-anarchica. O la comprendi come fossi un netrunner, o faticherai a muoverti tra i vari menù, talmente assuefatto a una standardizzazione dell’immaginario che sembra averci tolto il fascino del sentirci perso. Bungie non ha solo riportato in vita un suo titolo sull’onda di una fitta nostalgica, ha delineato un preciso manifesto: una sci-fi anarchica, ribelle, non asservita a una codifica visiva piatta e uniformante.

Ed è piacevolmente disturbate vedere attraverso quello che sembra una proiezione digitale una farfalla divorare un cavo di collegamento, mentre veniamo travolti da codici ASCII che intasano i menù, con un design grafico che si riversa anche nell’ambiente di gioco, con strutture modulari da colonia extra-mondo che sembrano realizzate da Shirow Masamune e runner sintetici da look cyberpunk, trasformando Tau Ceti nel ricordo lisergico di un passato immaginario. Passato, ma non dimenticato, bensì trasformato in un tangibile universo, in cui la tecnologia sembra esser più evoluta ma ingabbiata in un hardware degno di Johnny Mnemonic, solo più luminoso.

Qui entra in gioco la tanto amata e ancor più odiata nostalgia. Ma anziché cedere all’anestetizzante comfort del ricordo, Bungie rielabora quella memoria, la rende viva tramite un attento gioco di rimandi ed evoluzioni, ne prende le basi e le trasforma in modelli dinamici e sinuosi, spezza la monotonia dei colori con strisce fluo, gioca sui contrasti e stimola visivamente il giocatore, sfidandolo ad adattarsi rapidamente per non essere distratto da questo maelstrom cromatico e perdere contatto con il mondo di gioco.

Marathon, non una semplice corsa

Marathon
Marathon -© Bungie

Un mondo che risente non solo delle tradizioni extra-mondo alla Blade Runne, ma si lascia suggestionare dalle visioni transumanistiche di Richard Morgan, giocando con coscienze adattive per corpi vuoti. Scegli in che corpo trasferirti su Tau Ceti, anziché selezionare una classe di gioco. Può sembrare banale, ma anche questo passaggio contribuisce a sentirsi immersi in questo universo, fatto di voci sintetiche, trasmissioni pirata e scontri all’ultimo bossolo.

Ridurre Marathon solo alle sue run è limitante, il titolo di Bungie andrebbe apprezzato in primis per l’impegno con cui è stata realizzata la sua anima, il suo aspetto, tra sintetico e reale, come una braindance lisergica sparata dritta nel nostro nervo ottico

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva