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Una domenica di marzo che Milano difficilmente dimenticherà. Oltre mille persone tra studenti, attivisti e manifestanti hanno attraversato il centro città in occasione della giornata nazionale di sciopero indetta dai sindacati di base e dall’associazione trans-femminista Non una di meno. Il corteo, partito intorno alle 10 da largo Cairoli, ha attraversato le vie del centro paralizzando il traffico tra la stazione Centrale e Porta Nuova, fino a raggiungere piazza Oberdan nel primo pomeriggio. L’immagine che ha caratterizzato la manifestazione è stata senza dubbio quella del grande fantoccio raffigurante Donald Trump dato alle fiamme. L’episodio è avvenuto in via Turati, proprio davanti al consolato americano, tra cori e slogan contro il presidente statunitense. Il manichino era stato preparato nei dettagli: indossava la spilla d’Israele, un elemento simbolico scelto dai manifestanti per contestare le politiche internazionali dell’amministrazione americana.

Ma Trump non è stato l’unico bersaglio della protesta. Davanti alla sede milanese di Microsoft, in porta Volta, sono risuonati slogan contro Bill Gates, mentre i manifestanti hanno esposto fotografie che ritraevano Trump insieme a Jeffrey Epstein, il finanziere americano al centro di scandali legati ad abusi su minorenni. Alcune immagini raffiguravano Epstein circondato da giovani ragazze, in una denuncia esplicita contro il sistema di potere e le sue zone d’ombra. Il corteo ha dato voce a molteplici istanze. Cartelli con scritte comela guerra è patriarcato, tutte le nostre vite valgono” e “se domani non torno, bruciate tutto” hanno sottolineato la natura trans-femminista della mobilitazione. Lo slogan “lo stupro è un’arma di guerra” ha riportato l’attenzione sui conflitti internazionali e sulle violenze di genere che li accompagnano.

Particolarmente significativo il flashmob organizzato davanti all’ingresso dell’ospedale Fatebenefratelli, dove alcune ragazze hanno mostrato il ventre dipinto con lettere che componevano la frase “Il mio corpo, la mia scelta“. Un richiamo diretto al diritto all’autodeterminazione e all’aborto, temi centrali per il movimento femminista italiano ed europeo. La dimensione politica nazionale non è mancata. In apertura del corteo, a largo Cairoli, è stato srotolato uno striscione contro il ddl Bongiorno con la scrittaPronto Bongiorno? Solo un sì entusiasta è sì“, riferimento alla discussa proposta di legge sul consenso sessuale. Altri striscioni recitavano “Non sarete voi a definire il mio consenso“, rivendicando l’autonomia delle donne nelle decisioni che riguardano la sfera sessuale e riproduttiva.

La manifestazione ha visto una partecipazione trasversale. Numerosi i collettivi studenteschi dei licei e degli istituti tecnici milanesi, insieme a movimenti come Osa – Opposizione studentesca d’Alternativa. I flashmob per chiedere l’educazione sessuale nelle scuole hanno coinvolto decine di giovani, segno di una mobilitazione che parte dalle aule e arriva nelle piazze. Lo sciopero generale era stato proclamato dai sindacati di base, tra cui Cobas, Cub e Usb, anche se l’agitazione non ha riguardato il settore dei trasporti, evitando così disagi ancora maggiori alla circolazione cittadina. Durante il percorso, bancarelle improvvisate vendevano acqua e Gaza Cola, bevanda simbolo del boicottaggio contro le multinazionali accusate di sostenere politiche controverse in Medio Oriente.

L’atmosfera è stata caratterizzata da fumogeni colorati, musica e momenti di forte tensione emotiva. La rabbia e la determinazione dei manifestanti si sono alternate a gesti simbolici e performance artistiche, creando un mix tra protesta politica e happening urbano. Il corteo ha dimostrato come le piazze italiane siano ancora capaci di dare voce a istanze globali, traducendole in rivendicazioni concrete e simboli potenti. La scelta di bruciare il fantoccio di Trump, gesto che richiama tradizioni di protesta antiche e universali, ha riacceso il dibattito sul confine tra espressione simbolica e provocazione. Per i manifestanti si è trattato di un atto politico legittimo, una forma di dissenso viscerale contro politiche ritenute ingiuste. Per altri, un eccesso che rischia di polarizzare ulteriormente il dibattito pubblico.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.