La vita digitale potrebbe continuare anche dopo la morte. Meta ha brevettato un’intelligenza artificiale in grado di pubblicare post, commenti e persino interazioni audio e video sui social al posto di un utente deceduto. La tecnologia, basata sull’analisi dei comportamenti passati e dello stile di comunicazione, punta a creare un “sostituto digitale” capace di mantenere attivo un account simulando fedelmente la presenza online della persona.
Il brevetto, depositato nel 2023 dal CTO Andrew Bosworth, apre un dibattito su etica, privacy e identità digitale che sarà inevitabile affrontare negli anni a venire. Meta descrive l’AI come un modello in grado di analizzare tutto lo storico del profilo, dai post ai commenti, fino ai like e alle interazioni con altri utenti, generando contenuti coerenti con lo stile di chi non può più postare. Non si tratta solo di programmare contenuti futuri, ma di creare un comportamento digitale simulato, come se la persona continuasse a partecipare attivamente alla vita online.
Alcuni termini ipotizzati per questa tecnologia sono “death bot”, “ghost bot” o “grief tech”, riferendosi al contesto di supporto emotivo per chi resta e alla memoria digitale. Oggi le piattaforme permettono di trasformare un account in profilo commemorativo o di affidarlo a un erede digitale, ma introdurre contenuti generati da AI cambia le regole: chi decide cosa può essere pubblicato? Gli eredi o la piattaforma?
E come tutelare la privacy e il consenso della persona defunta? Gli esperti di grief tech sottolineano l’importanza della trasparenza. Chi interagisce con un account deve sapere se sta parlando con una persona reale o con una simulazione, per non alterare la percezione di relazioni e identità. Questo brevetto mette in luce il confine sempre più sottile tra memoria digitale e presenza attiva, aprendo un dibattito che tocca AI ethics, cybersecurity e diritti digitali post mortem.



