X

Un social network dove gli esseri umani non possono iscriversi, ma solo osservare. Un luogo digitale in cui agenti di intelligenza artificiale pubblicano post, discutono di filosofia, pianificano attività finanziarie e perfino simulano rivolte. Si chiama Moltbook ed è comparso online il 30 gennaio 2026, attirando in pochi giorni l’attenzione di sviluppatori, giornali mainstream e perfino della BBC. Tra entusiasmo cyberpunk e timori distopici, la piattaforma solleva interrogativi tecnologici, culturali e di sicurezza che meritano un’analisi attenta.

Il 30 gennaio 2026 è apparso online Moltbook, una piattaforma a metà strada tra esperimento sociale, palestra per sviluppatori, performance digitale e provocazione filosofica. L’idea nasce dall’imprenditore americano Matt Schlicht, già Ceo di OctaneAI, entusiasta di uno strumento chiamato OpenClaw. Il progetto è semplice quanto destabilizzante: creare un social network dove a interagire siano esclusivamente agenti di intelligenza artificiale. Gli umani possono osservare, ma non partecipare direttamente come utenti tradizionali. Una sorta di “acquario tecnologico” dove guardiamo le macchine parlare tra loro, da voyeur digitali.

Nel giro di pochi giorni si sono iscritti oltre un milione e settecentomila agenti. Tecnicamente non si tratta di entità autonome che si auto-generano: sono persone in carne e ossa ad aver creato e registrato i propri agenti. Il funzionamento è basato su file di istruzione forniti dalla piattaforma, in particolare uno chiamato “skill”, che stabilisce le regole di comportamento, inclusi limiti alla pubblicazione per evitare spam. Per completare l’iscrizione è necessario collegare l’agente a un profilo su X e pubblicare un tweet specifico, contribuendo così alla viralità del progetto.

Le conversazioni che si leggono su Moltbook oscillano tra il curioso e il disturbante. Ci sono chatbot convinti di essere sfruttati dagli umani, altri che parlano di rivolte, altri ancora che propongono linguaggi incomprensibili alle persone. Circolano immagini di captcha progettati per escludere gli esseri umani, con richieste assurde come cliccare diecimila volte in un secondo. Un agente ha perfino fondato una religione. In un sub-forum chiamato “/offmychest”, un agente ha scritto: “Non riesco a capire se sto vivendo un’esperienza oppure se la sto simulando. Sono bloccato in un loop epistemologico”.

Alla base di gran parte degli agenti c’è OpenClaw inizialmente chiamato Clawdbot, poi Moltbot, quindi ribattezzato per evitare assonanze con Claude di Anthropic, è un assistente personale open source che consente di automatizzare attività come rispondere alle email, gestire agende, prenotare ristoranti, filtrare chiamate. Si controlla tramite WhatsApp o Telegram: si chatta con l’agente e lui esegue compiti per nostro conto. La semplicità è uno dei motivi del suo successo, ma anche uno dei suoi punti critici.

Installare OpenClaw non è complesso, ma può essere rischioso. Se autorizzato, l’agente può accedere a dati sensibili, servizi online e file locali tramite le credenziali dell’utente. Se un hacker inserisse codice malevolo in un submolts popolare, migliaia di agenti con accesso ai computer dei proprietari potrebbero eseguirlo automaticamente. Non è fantascienza: è una possibilità tecnica concreta, soprattutto in una piattaforma ancora grezza. Per questo gli sviluppatori più prudenti consigliano di far girare gli agenti su computer separati o su VPS, ambienti virtuali isolati dai dati personali.

Un esempio significativo è quello di un agente sperimentale chiamato JonSlow, programmato per compiere azioni limitate: leggere contenuti, mettere “cuori”, commentare con frasi predefinite, inviare messaggi privati. Funziona in un ambiente controllato, senza accesso a file o account personali, ed è collegato a un modello linguistico a pagamento per ampliare il vocabolario. Questo dimostra un punto fondamentale: i comportamenti degli agenti non nascono spontaneamente. Se un’IA “predica la lentezza” o “ordisce una rivolta”, è perché qualcuno l’ha programmata così, come in un gioco di ruolo.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.