X

Vladyslav Heraskevych ci ha messo mesi a trovare il modo giusto. Mesi per decidere come ricordare, come urlare al mondo una verità che il silenzio delle cancellerie ha ormai trasformato in rumore di fondo. Un giorno ha preso le foto, una per una, e le ha incollate sul casco. Alina Perehudova, 14 anni, promessa del sollevamento pesi. Pavlo Ischenko, 33 anni, pugile peso gallo soprannominato Wild Man. Dmytro Sharpar, pattinatore artistico, suo compagno di squadra. Gli ci sono voluti pochi minuti per vedersi togliere tutto. Una volta pugile a Kiev, oggi alla sua terza Olimpiade con lo skeleton, Heraskevych non sa dire con esattezza quante persone siano morte in Ucraina dopo quattro anni di guerra. Ma sa benissimo quanti ne ha pianti lo sport: più di 650, fra atleti e allenatori. Essere ancora qui è una fortuna, essere qui un privilegio. E Vladi, in qualche maniera, voleva urlarlo al mondo che guarda le Olimpiadi di Milano Cortina 2026.

Non è la prima volta che ci prova. A Pechino 2022, quando il mondo si chiedeva se Putin avrebbe mai invaso l’Ucraina, lui l’aveva già capito e beffò tutti inventandosi un cartello sollevato nella cerimonia d’apertura, che il mondo intero vide: No War. Anche a San Siro voleva qualcosa per la parata inaugurale, proprio lui che era il portabandiera ucraino, ma gli uomini del Cio lo tenevano d’occhio e l’hanno bloccato all’ultimo. Arrendersi non era un’opzione. La scorsa settimana Heraskevych sbuffava pubblicamente: è inaccettabile che Russia e Bielorussia vengano escluse dai Giochi e poi spuntino qui atleti russi e bielorussi con la falsa bandiera degli Atleti Individuali Neutrali. Alla fine, quella piccola Spoon River di volti da incollare sul casco gli è sembrata la provocazione perfetta. Non una faccia di meno: ogni foto mostrata, una denuncia per tutte le altre già dimenticate.

E poi vuoi mettere, una specialità come lo skeleton che si fa con la pancia in giù e la testa in avanti: il casco è proprio l’unica cosa che le telecamere non smettono mai d’inquadrare. Aggiungici pure che Vladi è tutt’altro che un comprimario: ai Mondiali è arrivato quarto e potrebbe pure salire sul podio olimpico con tanto d’inno e bandiera. Oro e sempre resistenza. I volti sul casco raccontano storie spezzate. Alina Perehudova aveva 14 anni quando un cecchino russo l’ha uccisa a Mariupol mentre scappava da un’esplosione. Il cecchino ha finito anche suo fratello, che correva dietro di lei. Oleksiy Loginov, 23 anni, era un portiere di hockey morto in combattimento. Ivan Kononenko, 33 anni, sollevatore di pesi, è caduto a Bakhmut durante l’assedio. Mykyta Kozubenko, 31 anni, tuffatore, è stato ammazzato a Mykolayv mentre combatteva. Daria Kurdel, 20 anni, danza sportiva, è stata sepolta nella sua casa d’Ingul durante un bombardamento di droni. Yevhen Malyshev aveva 19 anni, era un biatleta: recluta morta a Kharkiv un giorno in cui stava consegnando aiuti umanitari alla popolazione.

Il Cio si è svegliato dietro l’articolo 50 della Carta Olimpica: sono vietati in gara i gesti di natura politica. Niente retorica su sport e pace, colombe bianche, canti arcobaleno. Si risvegliano semmai i fantasmi delle Pantere Nere che alzavano il pugno a Mexico ’68, i ciclisti con la faccia di Mao a Tokyo 2021, il mantello per le donne afghane a Parigi 2024. Il no degli gnomi di Losanna è stato istantaneo, massiccio e compatto: niente casco della memoria, tutt’al più una piccola fascia nera sul braccio. “Faremo un’eccezione“, ha concesso il portavoce olimpico Mark Adams: “Non impediremo che ci si esprima su questi eventi nelle conferenze stampa, mi pare che stiamo rispondendo ai desideri degli ucraini con compassione e comprensione”. Al villaggio olimpico, Heraskevych ha rimesso il casco nell’armadietto: “Mi si spezza il cuore“. Ha annunciato ricorso: “Il Cio tradisce atleti che non potranno mai più mettere piede in un’arena olimpica“.

Ma Heraskevych non è solo. Dopo aver ottenuto il secondo tempo, 56 secondi e 40 centesimi, nella terza prova cronometrata, ha dichiarato: “Questo casco merita di essere qui, alle Olimpiadi. Il mondo deve vedere i nostri atleti. Non credo che stiamo violando alcuna regola del Cio e ritengo che abbiamo il diritto di gareggiare con questo casco“. Al suo gesto si è aggiunta la slittinista Elena Smaga, che ha mostrato un guanto con la scrittala memoria non è una violazione“. “La memoria non è politica, non può essere proibita o tolta“, ha detto l’atleta. Anche a Kiev la prendono malissimo. Il primo a infuriarsi è Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha scritto su X che il casco porta i ritratti degli atleti uccisi dalla Russia. “Heraskevych ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere imbarazzante, inappropriata o etichettata come manifestazione politica in occasione di un evento sportivo. Semplicemente, ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico: è tutto per la pace. L’Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario“.

La premier Yulia Svyrydenko ha rincarato la dose: “I Giochi Olimpici hanno lo scopo di celebrare l’eccellenza nello sport, la disciplina, il sacrificio e la grandezza forgiata da anni di duro lavoro. Più di 650 atleti ucraini non saliranno mai sul podio olimpico. Sono stati uccisi dai russi. Le loro vite sono state stroncate, le loro carriere sono finite per sempre“. Di fronte a questa realtà, la decisione di vietare il casco èprofondamente sbagliata“. “Ricordare i morti non è politica. È dignità“, ha concluso. I 46 atleti ucraini presenti a Milano Cortina 2026 sono dietro il loro portabandiera. Voci che risuonano nella steppa innevata, ma che trovano poco eco. Nessuna solidarietà corale a Vladi stavolta. Nessun fischio al Cio. E come spesso accade, quando si tratta di solidarizzare con l’Ucraina, cala il silenzio. Un silenzio che pesa quanto quelle 650 vite che non torneranno mai più in pista.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.