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L’annuncio è arrivato con la consueta leggerezza social che caratterizza Carlo Conti: un video pubblicato sui suoi canali ufficiali ha confermato Andrea Pucci come co-conduttore della 76esima edizione del Festival di Sanremo, precisamente per la serata di giovedì 26 febbraio. Accanto a lui ci sarà Lillo, già anticipato nei giorni precedenti. Ma se per Lillo Petrolo l’accoglienza è stata tiepida, per Pucci la reazione del web è stata tutt’altro che indulgente.

Nel giro di poche ore, X (l’ex Twitter) si è trasformato in un fiume in piena di critiche, insulti e analisi politiche sul conduttore e direttore artistico del Festival. “Carlo Conti è davvero l’uomo nero“, si legge in uno dei tweet più condivisi, accompagnato da un video del Duce impegnato in una delle sue celebri arringhe a mento alto. Un’immagine shock, provocatoria, che dà immediatamente il tono della temperatura raggiunta dal dibattito online.

Chiamare Pvcci” – scritto volutamente con la v al posto della u, a richiamare il Lvi mussoliniano – “è il punto più basso raggiunto da questo Festival meloniano, punto di non ritorno. Imbarazzo, mestizia. Conti un burocrate, altro che direttore artistico“, scrive un altro utente, condensando in poche righe la frustrazione di una fetta di pubblico che da tempo critica le scelte artistiche della Rai sotto l’attuale governo.

Ma perché tanto astio verso Andrea Pucci, cabarettista milanese classe 1965, ex impiegato nella gioielleria di famiglia che ha costruito la sua carriera partendo dai piccoli palchi lombardi per arrivare al successo nazionale con La sai l’ultima e poi come volto fisso di Colorado su Italia 1. Le accuse che gli vengono mosse sono pesanti e circostanziate, e attingono a episodi specifici della sua carriera.

Partiamo dal 2022, quando durante uno dei suoi spettacoli dal vivo Pucci pronunciò una battuta destinata a diventare un caso mediatico. Parlando dei tamponi per il Covid-19, il comico disse: “Ti infilavano il tampone in una narice, se erano stronzi anche nell’altra, se erano ancora più stronzi in bocca, se invece ti chiamavi Zorzi, nel culo“. Il riferimento era evidentemente a Tommaso Zorzi, influencer e vincitore del Grande Fratello Vip, personaggio pubblicamente gay e attivista per i diritti LGBTQ+. La battuta non passò inosservata: Zorzi rispose pubblicamente, aprendo un dibattito sull’omofobia nel mondo della comicità italiana. Quella frase viene oggi riproposta nei tweet di protesta contro la sua presenza a Sanremo, come prova di un atteggiamento discriminatorio incompatibile con il palco più importante della televisione italiana. “Pucci, quello misogino, razzista e fascio. La voglia di seguire questo Sanremo è pari a zero“, sintetizza un utente, raccogliendo centinaia di condivisioni.

Ma le accuse non si fermano all’omofobia. Negli ultimi anni, Pucci si è reso protagonista anche di attacchi alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, con battute sul suo aspetto fisico che sono state classificate come bodyshaming. Un atteggiamento che, sommato alle sue posizioni politiche dichiaratamente di estrema destra, ha contribuito a costruire attorno a lui un’immagine divisiva e controversa.

Perché Pucci non ha mai nascosto le sue simpatie politiche. Anzi. In un’intervista rilasciata a Il Giornale in occasione dell’assegnazione dell’Ambrogino d’oro nel 2023, il comico ha dichiarato con orgoglio di esserel’unico comico di destra, anche quando era difficile farlo“. Una frase che all’epoca suonò come una rivendicazione identitaria, ma che oggi, nel contesto delle polemiche sulla Rai e sul presunto controllo governativo dell’informazione pubblica, assume un significato diverso agli occhi dei suoi detrattori.

E mentre la polemica divampa, Andrea Pucci risponde a modo suo: con un post sul proprio profilo Instagram che lo ritrae nudo, con le natiche al vento, ritto in piedi sulla prua di una nave sospesa tra acque caraibiche, con tanto di ciambella di salvataggio accanto. Sopra l’immagine, la frase: “Sanremo… sto arrivando“. Un’immagine che, nella sua volontà provocatoria, sembra riassumere perfettamente l’atteggiamento del comico: me ne frego. Una locuzione, non a caso, storicamente carica di significati politici.

La questione, però, va oltre la singola scelta artistica. Quello che emerge dal dibattito social è un disagio più profondo rispetto alla direzione che sta prendendo il Festival di Sanremo, da sempre termometro culturale del Paese. Il pubblico progressista e sensibile ai temi dei diritti civili vede in queste scelte un segnale politico, una normalizzazione di linguaggi e posizioni che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati inaccettabili sul palco dell’Ariston.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it