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In Giappone esiste un bar dove non si va per staccare dal lavoro, ma per capire se abbia ancora senso continuare a farlo. È un’izakaya, un tipico bar notturno giapponese, ma con una regola particolare: chi entra dichiarando di voler lasciare il proprio impiego può bere gratis. Qui non si parla di calcio o vacanze, ma di burnout, frustrazione e dimissioni. Un’idea che racconta molto del rapporto, spesso problematico, tra lavoro e benessere personale nel Paese.

Il locale si chiama Tenshoku Sodan Bar, che in giapponese significa letteralmente “bar di consulenza per il cambio di lavoro”. Si trova a Yokohama, città portuale a sud di Tokyo, nella prefettura di Kanagawa, ed è al momento un’esperienza unica nel suo genere. Non si tratta di una trovata pubblicitaria o di un format pensato per intrattenere, ma di uno spazio strutturato per aiutare le persone a riflettere seriamente sul proprio futuro professionale.

Il funzionamento è semplice ma culturalmente rilevante. L’accesso avviene su prenotazione, spesso tramite un’app di messaggistica molto diffusa in Giappone, e gli incontri si svolgono in forma individuale. Al bancone non ci sono semplici baristi: i “bartender” sono consulenti certificati, professionisti delle risorse umane ed esperti di mercato del lavoro, con profili pubblici che ne raccontano il percorso. Il loro compito non è spingere verso dimissioni immediate, ma ascoltare, fare ordine nei dubbi e valutare con calma opzioni, tempi e alternative.

All’interno del bar sia le bevande – alcoliche e analcoliche – sia la consulenza sono gratuite. Non viene indicato un modello economico chiaro, né un menu tradizionale, dettaglio che rafforza l’idea che il consumo non sia il vero centro dell’esperienza. Ciò che conta è la conversazione: si parla apertamente di stipendi, orari di lavoro, aziende da evitare, stress accumulato e insoddisfazione professionale, temi che in Giappone restano spesso confinati alla sfera privata.

Il Tenshoku Sodan Bar si propone come una sorta di passaggio intermedio tra il malessere silenzioso e il licenziamento vero e proprio. Preparare un curriculum, vestirsi per un colloquio o fissare un appuntamento con un’agenzia di collocamento, per molti lavoratori giapponesi, rappresenta una soglia psicologica elevata, da affrontare solo quando si è già deciso di lasciare il lavoro. Questo bar offre invece uno spazio neutro, in cui fermarsi prima, riflettere con calma e confrontarsi con persone esterne alla propria cerchia di amici o familiari, quindi meno coinvolte emotivamente.

L’iniziativa va letta anche nel contesto più ampio della società giapponese, dove il cambio di lavoro è ancora percepito come una scelta rischiosa e in parte stigmatizzata, soprattutto nelle grandi aziende. Non a caso il bar non viene presentato come un trend destinato a diffondersi rapidamente. Piuttosto, ricorda altre esperienze nate negli ultimi anni, come i crying café, luoghi in cui le persone possono piangere liberamente e dare spazio a emozioni normalmente represse. In modo simile, il Tenshoku Sodan Bar utilizza un contesto legato al bere e alla socialità per creare uno spazio sicuro in cui esprimere fragilità e ripensare il proprio rapporto con il lavoro.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.