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Raccontare Franco Battiato è pressoché impossibile, perché farlo vorrebbe dire chiudere in uno spazio finito qualcosa di sconfinato, com’è stato Battiato con la sua musica e il suo pensiero. Per questo Renato De Maria, regista di Franco Battiato: Il lungo viaggio ha avuto un grande coraggio, guidato evidentemente dalla sua passione per l’artista.

Dario Aita è diventato Battiato, indossando i panni e la voce del cantautore riuscendo quasi a riportare in vita una figura che per molti era un culto, una venerazione, un’anima oltre la musica e allo stesso tempo quanto di più pop, provocatorio e dirompente la musica italiana abbia mai visto. Il tutto arricchito da un pizzico di musica elettronica e di sperimentazione.

Il biopic è coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, è nelle sale come evento speciale solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026 per poi essere trasmesso anche su Rai 1 e su RaiPlay dopo l’esclusiva cinematografica.

Un viaggio, appunto, non una biografia lineare

Franco Battiato Il lungo viaggio
Dario Aita e Ermes Frattini, fonte: Nexo Digital

L’opera non si presenta come una canonica biografia piena di date e aneddoti cronologici: non c’è un esaustivo racconto di come Battiato è arrivato al successo o di come ha costruito i suoi album più celebri, o ancora di come ha esplorato certi percorsi di meditazione e di fede. Al contrario, la scelta registica di Renato De Maria è quella di esplorare la dimensione intima, concettuale e spirituale dell’artista, traducendo in immagini e atmosfere le tensioni interiori, le ipotesi di senso e la misticità che hanno accompagnato il suo percorso artistico.

Questa narrazione atipica, che privilegia il viaggio dell’anima alla mera successione di eventi, rende il film un’esperienza suggestiva e meditativa, più che un semplice resoconto biografico. La musica diventa linguaggio, ritmo e simbolo: non solo colonna sonora, ma filo conduttore di un’esistenza che ha attraversato, in modo non lineare e spesso inafferrabile, sperimentazione, successo e ricerca trascendente. Sono quindi diversi i tasselli che mancano, con la storia che si ferma all’apice del successo, ma non va oltre. Vengono citati anche gli album più famosi, ma ovviamente non tutti: per ogni testo di Battiato c’è un mondo intorno al quale si potrebbe costruire un film.

Diventare Battiato

Franco Battiato il lungo viaggio, Dario Aita
Dario Aita in un fotogramma del film, fonte: Nexo digital

Dario Aita offre una performance intensa e delicata, incarnando la forza creativa e la fragilità interiore di Franco Battiato senza scadere nell’imitazione e rispettando l’artista, scomparendo nella sua figura. Di fatto Aita, siciliano anche lui e quindi capace meglio di altri di parlare la lingua originale di Battiato, ha fatto un lavoro di fino restituendo una fotografia vista raramente in altri biopic simili.

Accanto ad Aita un cast che include figure chiave della vita del cantautore, come Fleur (Elena Radonicich), la madre Grazia (Simona Malato) e amici e collaboratori come Juri Camisasca e Giusto Pio (quest’ultimo amico e collaboratore di lunga data). Il film è un’opera coraggiosa e per certi versi insolita nel panorama dei biopic musicali italiani: la sua struttura riflessiva e simbolica potrebbe risultare pesante o difficile da seguire per chi non conosce già Battiato o non è incline a una fruizione cinematografica di tipo più contemplativo e concettuale. L’opera dà per scontate conoscenze e riferimenti che richiedono una cultura musicale ampia e un particolare amore per l’artista.

Insomma, Franco Battiato: Il lungo viaggio è innanzitutto un’esperienza per estimatori e appassionati e poi un’introduzione alla figura del Maestro, alla quale dovrebbe seguire un approfondimento. Sicuramente, se tra il pubblico ci sono persone che non hanno mai ascoltato una canzone di Battiato (per esempio le ultime generazioni) o lo conoscono poco, questo film può dare la giusta spinta verso i mondi di un artista che ha dato tanto alla musica italiana.

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