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Le accuse rivolte da Fabrizio Corona a Gerry Scotti hanno riaperto una ferita che sembrava appartenere al passato televisivo italiano. Presunti rapporti tra il conduttore e le Letterine di Passaparola, programma di enorme successo nei primi anni Duemila, sono tornati al centro del dibattito pubblico. Ma questa volta la reazione è stata immediata e compatta: diverse ex vallette hanno preso la parola per difendere Scotti, respingendo le illazioni e raccontando una versione dei fatti diametralmente opposta. Ne emerge uno scontro tra narrazione spettacolare e testimonianze dirette, che offre un caso di studio emblematico per comprendere il peso delle parole nel mondo mediatico.

A intervenire per prima è stata Cristina Cellai, Letterina dal 2000 al 2001, oggi lontana dal mondo dello spettacolo e impegnata professionalmente in una multinazionale. In un’intervista ha raccontato la propria esperienza definendo Gerry Scotti “come un padre”, soprattutto perché all’epoca era molto giovane e alla sua prima vera esperienza televisiva dopo Miss Italia. Cellai ha escluso con decisione qualsiasi comportamento inappropriato, spiegando che Scotti non ha mai avuto avances né con lei né con le altre colleghe. Ha parlato di un clima di lavoro intenso, fatto di lunghe giornate in studio e registrazioni serrate, ma sempre caratterizzato da rispetto e professionalità.

Gli scherzi e le battute servivano, secondo il suo racconto, solo ad alleggerire la tensione e a gestire i ritmi produttivi, mai a superare limiti personali. La sua presa di posizione è stata così netta da spingerla a scrivere direttamente a Fabrizio Corona, pur senza ricevere risposta. Cellai ha sottolineato di non avere alcun interesse personale nel tornare sotto i riflettori, rivendicando il diritto di difendere la propria esperienza e quella delle altre Letterine da generalizzazioni che ritiene infondate. Ha espresso anche perplessità sul senso di riportare alla luce presunte storie di oltre vent’anni fa senza prove concrete, ipotizzando che dietro la diffusione di tali accuse possa esserci un secondo fine mediatico.

Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Ludmilla Radchenko, una delle Letterine più note, in trasmissione tra il 2002 e il 2003. Oggi artista e pittrice, Radchenko ha scelto di intervenire pubblicamente attraverso un video sui social per difendere non solo Gerry Scotti, ma anche la propria reputazione. Ha dichiarato di non aver mai visto né vissuto nulla che possa confermare le accuse di Corona, descrivendo l’atmosfera di Passaparola come “pulita” e professionale. Per lei Scotti ha sempre incarnato un modello umano e lavorativo sano, un mito televisivo rispettoso e rispettato.

Nel suo intervento ha anche lanciato una critica più ampia, osservando come sia facile attaccare un intero sistema senza distinguere le responsabilità individuali, e rivendicando il proprio percorso lontano da scorciatoie o compromessi. A rafforzare questo fronte difensivo è arrivata anche la testimonianza di Sara Tommasi, che pur non essendo stata una Letterina ha lavorato con Gerry Scotti nei primi anni Duemila a Paperissima. Anche lei ha descritto il conduttore come una persona cordiale, educata e mai invadente, ricordando un atteggiamento sempre distaccato in senso positivo.

Secondo Tommasi, Scotti era un professionista preparatissimo, pronto ad aiutare i colleghi e capace di grande garbo, caratteristiche che rendono, a suo avviso, ingiusto screditarlo con accuse che definisce fake news. Le dichiarazioni delle ex Letterine si inseriscono nel solco della replica ufficiale di Gerry Scotti, che ha respinto le accuse definendole false e paradossali, sottolineando come attribuirgli relazioni con decine di ragazze significhi ignorare la realtà dei fatti e il contesto lavorativo di quegli anni. Ha espresso amarezza non solo per sé, ma soprattutto per le donne coinvolte, trascinate in una narrazione che non tiene conto delle loro voci.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.