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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sarà presente al Super Bowl LX, in programma l’8 febbraio 2026 a Santa Clara, in California. Una notizia che arriva carica di polemiche e dichiarazioni controverse, che vanno ben oltre la semplice logistica di un evento sportivo. In un’intervista rilasciata al New York Post, Trump ha spiegato la sua assenza con una assurda: “È semplicemente troppo lontano”. Una giustificazione geografica che però non convince del tutto, considerando che il presidente aveva fatto la storia solo un anno prima, diventando il primo presidente in carica a presenziare a un Super Bowl, il LIX disputato a New Orleans tra Philadelphia Eagles e Kansas City Chiefs.

Ma è sul fronte musicale che le dichiarazioni di Trump assumono toni decisamente più accesi. Bad Bunny e i Green Day, rispettivamente protagonisti dello spettacolo dell’intervallo e della cerimonia di apertura, sono finiti nel mirino del presidente con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Sono contro di loro. Penso sia una scelta terribile. Tutto quello che fanno è seminare odio. Terribile“. La posizione di Trump non sorprende chi ha seguito le vicende degli ultimi anni. Bad Bunny, l’artista latino più ascoltato su Spotify a livello mondiale, ha espresso pubblicamente e ripetutamente le sue critiche all’amministrazione Trump. Durante il suo recente tour, il cantante portoricano ha evitato deliberatamente di esibirsi negli Stati Uniti continentali, motivando la decisione con la preoccupazione che le operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) potessero mettere in pericolo i suoi fan. Una presa di posizione forte, che riflette le tensioni politiche e sociali che attraversano il paese, specialmente per quanto riguarda le comunità latinoamericane.

Anche i Green Day hanno una lunga storia di antagonismo verso Trump. La band punk californiana ha modificato negli ultimi anni il testo della loro hit American Idiot durante le esibizioni dal vivo, sostituendo il verso originale I’m not part of a redneck agenda con un più esplicito I’m not part of the MAGA agenda. Un cambio di parole che rappresenta una chiara dichiarazione politica, trasformando un brano del 2004 in un manifesto di resistenza culturale contro il movimento Make America Great Again. Il rapporto tra Trump e gli eventi sportivi di massa non è sempre stato lineare. Se da un lato il presidente ha dichiarato di ricevere “grandi attestati di stima” al Super Bowl e che “la gente lo apprezza“, dall’altro la sua presenza pubblica ha spesso generato reazioni contrarie. Nel novembre scorso, durante una partita tra Detroit Lions e Washington Commanders, Trump è stato accolto da una sonora contestazione da parte dei tifosi presenti allo stadio.

La NFL, da parte sua, ha difeso con fermezza la scelta degli artisti per il Super Bowl LX. Tim Ellis, chief marketing officer della lega, aveva dichiarato già in ottobre: “Ci sono molte persone in questo momento a cui non piace che Bad Bunny sia nello show dell’intervallo del Super Bowl. Beh, non tutti devono apprezzare tutto quello che facciamo. Bad Bunny è fottutamente fantastico“. Anche il commissioner Roger Goodell aveva sostenuto la decisione, definendo Bad Bunny “uno degli artisti più importanti e popolari al mondo“, sottolineando come la scelta sia stata “attentamente ponderata” per garantire il massimo valore di intrattenimento. La distanza geografica che Trump cita come motivazione ufficiale per la sua assenza potrebbe essere reale, ma è difficile ignorare come la presenza di artisti apertamente critici nei suoi confronti abbia contribuito a rendere questa edizione del Super Bowl meno appetibile per il presidente. In un paese sempre più diviso anche sul fronte dell’intrattenimento, persino il più grande evento sportivo dell’anno diventa terreno di scontro ideologico.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it