Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è uscita dai laboratori per entrare nella vita quotidiana, ma ora punta a un obiettivo ancora più ambizioso: trasformare i sistemi educativi di interi Paesi. OpenAI ha annunciato Education for Countries, un’iniziativa globale che mira a integrare l’AI in scuole e università, collaborando direttamente con governi e istituzioni. Il progetto nasce dalla consapevolezza che il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente e che l’istruzione rischia di restare indietro. Secondo diverse stime, entro il 2030 circa il 40% delle competenze fondamentali richieste ai lavoratori sarà diverso rispetto a oggi, soprattutto a causa dell’AI. L’istruzione diventa quindi il terreno chiave su cui colmare il divario tra le potenzialità tecnologiche e il loro utilizzo reale.
Education for Countries nasce dall’idea che i maggiori benefici economici e sociali non derivino solo dall’invenzione di nuove tecnologie, ma dalla loro diffusione su larga scala nell’uso quotidiano. OpenAI parla apertamente di un “divario di capacità”: gli strumenti di AI sono sempre più potenti, ma spesso non vengono sfruttati appieno da studenti, docenti e lavoratori. I sistemi educativi, secondo l’azienda, sono il canale principale per ridurre questo scarto e preparare le nuove generazioni a un futuro in cui l’AI sarà parte integrante di ogni professione.
Il programma si fonda su quattro pilastri operativi. Il primo riguarda gli strumenti di apprendimento potenziati dall’AI, come ChatGPT Edu, GPT-5.2, le modalità di studio e il canvas, che possono essere adattati alle priorità educative locali. L’obiettivo non è sostituire l’insegnante, ma personalizzare l’apprendimento, offrendo supporto allo studio e riducendo il carico di lavoro amministrativo per i docenti. Il secondo pilastro è la ricerca sugli effetti dell’AI sull’apprendimento. OpenAI collabora con università, governi e ricercatori per avviare studi nazionali su larga scala, utili a capire come l’intelligenza artificiale influisca sui risultati degli studenti e sulla produttività degli insegnanti. Questi dati servono anche a orientare le politiche educative e lo sviluppo futuro delle tecnologie.

Il terzo elemento riguarda la formazione e le certificazioni. Attraverso percorsi sviluppati insieme ai ministeri dell’Istruzione e ai sistemi scolastici, OpenAI punta a fornire a studenti ed educatori competenze pratiche sull’uso dell’AI, dalle iniziative della OpenAI Academy alle certificazioni su ChatGPT. L’idea è creare un collegamento diretto tra istruzione e mercato del lavoro, offrendo ai datori di lavoro segnali chiari sulle competenze acquisite. Il quarto pilastro è una rete globale di partner: governi, ricercatori e leader dell’istruzione che condividono esperienze, buone pratiche e approcci responsabili all’uso dell’AI nelle aule. Il primo gruppo di Paesi coinvolti include anche l’Italia, attraverso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, insieme a Estonia, Grecia, Giordania, Kazakistan, Slovacchia, Trinidad e Tobago ed Emirati Arabi Uniti.
L’Estonia rappresenta il caso più avanzato. Qui ChatGPT Edu è già stato adottato a livello nazionale nelle università pubbliche e nelle scuole superiori, raggiungendo oltre 30.000 studenti, docenti e ricercatori nel primo anno. Sono inoltre in corso studi longitudinali su circa 20.000 studenti, realizzati in collaborazione con l’Università di Tartu e Stanford, per misurare nel tempo l’impatto dell’AI sull’apprendimento. L’introduzione dell’AI avviene in modo graduale. Nelle scuole superiori, ad esempio, l’accesso degli studenti passa attraverso progetti pilota sviluppati con le autorità locali, per garantire sicurezza, tutela dei minori e coerenza con i programmi di studio.
OpenAI sta lavorando anche su contenuti di alfabetizzazione all’AI per gli insegnanti e su comportamenti dei modelli adeguati all’età, in collaborazione con partner come Common Sense Media. Alla base dell’iniziativa c’è la missione dichiarata di OpenAI: garantire che l’intelligenza artificiale avanzata porti benefici a tutti. Secondo l’azienda, l’AI nell’istruzione non dovrebbe cambiare solo cosa si studia, ma soprattutto come si impara, ampliando le opportunità e riducendo le disuguaglianze. Education for Countries si inserisce così in una strategia più ampia che include programmi come NextGenAI per la ricerca universitaria e partnership a supporto di un’adozione dell’AI guidata dagli insegnanti. Un secondo gruppo di Paesi sarà annunciato nel corso del 2026, segnando un ulteriore passo verso una trasformazione globale dell’istruzione.



