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La radio in auto, compagna fedele di generazioni di automobilisti, potrebbe presto diventare un ricordo del passato. Non si tratta di fantascienza né di previsioni futuristiche: è una realtà che sta prendendo forma nelle concessionarie italiane in questo preciso momento. Alcuni modelli di nuova generazione arrivano sul mercato completamente sprovvisti di ricevitori radio tradizionali, sia analogici FM e AM che digitali DAB+. Al loro posto, soltanto connessioni bluetooth e porte usb per collegare lo smartphone. La questione è esplosa dopo che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha lanciato l’allarme al Governo italiano, segnalando un paradosso normativo che rischia di lasciare milioni di automobilisti senza accesso alla radiodiffusione tradizionale. Nel mirino ci sono produttori come Citroën, con la berlina ë-C3, e Dacia, con il suv Duster, che montano a bordo esclusivamente sistemi di connettività per piattaforme streaming come Spotify. E la lista si allunga includendo persino le minicar di categoria AM, quelle guidabili dai minorenni.

Il governo italiano aveva tentato di correre ai ripari. L’obiettivo era estendere l’obbligo di presenza della radio broadcast – sia analogica che digitale DAB+ – a tutti i veicoli nuovi venduti in Italia, compresi auto, furgoni e quadricicli, anche quelli dotati di sistemi di infotainment connessi esclusivamente a Internet. Una mossa che sulla carta sembrava tutelare consumatori, emittenti radiofoniche e migliaia di posti di lavoro nel settore. Ma Bruxelles ha frenato bruscamente. La Commissione europea, rispondendo alla notifica italiana sul disegno di modifica del Codice delle comunicazioni elettroniche, ha chiesto di sospendere l’iter normativo fino al 7 aprile, sollevando dubbi pesanti sulla compatibilità della misura con il diritto europeo. Le obiezioni sono sostanziali: secondo Bruxelles, imporre l’obbligo di ricevitori radio limiterebbe la libertà di scelta dei consumatori, impedendo l’acquisto di veicoli più economici privi di questa dotazione, e ostacolerebbe il libero mercato interno.

Autopilota nelle Tesla
Autopilota nelle Tesla, fonte: DepositPhotos

La posizione europea poggia su un’argomentazione tecnica non trascurabile. Il Codice delle comunicazioni elettroniche comunitario impone il ricevitore digitale per le autoradio, ma non per altri dispositivi abilitati alla connessione Internet. Inoltre, la Commissione contesta che l’Italia non abbia dimostrato perché gli obiettivi della norma non possano essere raggiunti attraverso meccanismi di mercato o iniziative volontarie da parte dei produttori. La difesa del governo italiano si concentra su tre pilastri: sicurezza stradale, gestione delle emergenze e tutela dei consumatori. In alcune situazioni critiche, sostiene l’esecutivo, la radio broadcast rappresenta l’unico mezzo di comunicazione disponibile, indipendente da connessioni dati o dalla presenza di uno smartphone funzionante. Garantire l’accesso universale ai servizi radiofonici senza dipendere dalla banda larga diventa quindi una questione di interesse pubblico.

I numeri raccontano una realtà articolata. Secondo un’indagine condotta da Gfk Italia nel 2024, in circolazione ci sono circa 14 milioni di ricevitori DAB+ installati principalmente su autovetture e mezzi commerciali, corrispondenti a circa il 35% del parco auto privato italiano, che conta all’incirca 40 milioni di veicoli. L’81% dei possessori di autoradio DAB+ utilizza questa tecnologia, spesso alternandola con la tradizionale FM. L’offerta di programmi in digitale terrestre è raddoppiata: una cinquantina di canali nazionali contro la ventina disponibili in analogico. Eppure, nonostante gli sforzi per spingere lo standard DAB+, il rischio impasse è concreto. La radice del problema sta in un vulnus normativo emerso nel decreto legislativo 259 dell’agosto 2023. La normativa vigente impone l’obbligo di un sintonizzatore DAB+ solo nei veicoli dotati di autoradio tradizionale. Di conseguenza, i veicoli in cui l’autoradio è del tutto assente non rientrano nel campo di applicazione della norma e sfuggono all’obbligo. Un paradosso vero e proprio, considerato che l’obiettivo dichiarato era proprio incentivare la diffusione della radiodiffusione digitale terrestre su tutti i veicoli in circolazione.

Agcom chiede con urgenza di rafforzare la normativa, estendendo l’obbligo di dotazione del ricevitore radio digitale a tutti i veicoli equipaggiati con dispositivi per la ricezione di contenuti audio, compresi i moderni sistemi di infotainment delle auto connesse. In sostanza, serve la garanzia che tutte le autovetture possano sintonizzarsi sulle frequenze radio, senza esclusioni legate alla presenza o meno dell’autoradio tradizionale. C’è poi un’altra questione spinosa sollevata dall’associazione Mave e da Consultmedia: nei veicoli dotati di Android Auto, Apple CarPlay e del prossimo Samsung Auto, si rischia l’emarginazione automatica del ricevitore radio. Questi sistemi si avviano in automatico all’accensione del veicolo, relegando la radio tradizionale a un ruolo marginale. La richiesta avanzata è quella di obbligare la preinstallazione su tutti i veicoli di almeno un aggregatore di flussi streaming radiofonici ad accesso libero, lasciando all’utente la libertà di scegliere la modalità di ascolto preferita.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.