X

Era la primavera del 2022 quando Hazel Moder, diciassette anni, si è messa a rovistare nell’armadio di sua madre in cerca del vestito perfetto per il ballo di fine anno. Tra i tanti abiti appesi, uno in particolare ha catturato la sua attenzione: un lungo vestito nero con bordino bianco e uno strascico che sembrava uscito da un’altra epoca. “Cos’è questo abito?” ha chiesto alla madre. La risposta di Julia Roberts è stata semplice: “Be’, provalo“. Quello che Hazel non sapeva è che stava infilando uno degli abiti più iconici della storia del cinema e della moda: la creazione vintage Valentino che sua madre aveva indossato la notte del 25 marzo 2001, quando aveva ritirato l’Oscar come miglior attrice per Erin Brockovich. Un abito che secondo un sondaggio condotto da Debenhams e pubblicato dal Daily Telegraph è risultato essere il terzo vestito più iconico mai apparso sul red carpet nella storia degli Academy Awards.

L’innocenza di Hazel di fronte a quel pezzo di storia racconta molto del rapporto che Julia Roberts ha costruito con i suoi figli. La diva, sposata da vent’anni con il direttore della fotografia Daniel Moder, ha sempre cercato di mantenere la famiglia lontana dai riflettori. I tre ragazzi, i gemelli Hazel e Phinnaeus e il quindicenne Henry, sono cresciuti in un ambiente dove fare la casalinga è il lavoro a tempo pieno della madre quando non gira film. “Non mi ha mai consumata, essere un’attriceha confessato Roberts in un’intervista alla CBS. “È il mio sogno che è diventato realtà, ma non è il mio unico sogno che si è realizzato“. Il vestito era troppo grande per Hazel, ma la ragazza era “molto carina” secondo le parole della madre. Un dettaglio curioso, considerando che quello stesso abito era stato definitoun po’ troppo piccolo” per Julia Roberts nel 2001, tanto da richiedere l’intervento di un sarto all’ultimo minuto. La storia di come quell’abito sia finito addosso alla Roberts quella notte è fatta di coincidenze e intuizioni geniali.

Valentino Garavani, deceduto nella giornata di ieri il 19 Gennaio 2026, aveva capito di aver “trovato l’oro” quando aveva scoperto che la sua dipendente Cristina Viera conosceva Debbie Mason, la stylist di Julia Roberts, dai tempi in cui lavoravano insieme in Inghilterra negli anni ottanta. La Viera riuscì a organizzare una prova vestito presso Valentino Beverly Hills nella stessa settimana della cerimonia degli Oscar. Julia aveva già provato gli abiti inviati da altri importanti stilisti, ma nessuno l’aveva particolarmente colpita. L’abito che Cristina Viera le propose era stato originariamente disegnato per la collezione haute couture di Valentino del 1992, ed era già comparso in pubblico: in sfilata indossato da Christy Turlington, e successivamente al Festival di Sanremo del 1993 addosso a Lorella Cuccarini. Ma serviva Julia Roberts, con il suo sorriso smagliante e quella fragorosa risata spontanea, per trasformarlo in un’icona assoluta.

Quando la Viera vide l’attrice provarsi il vestito nero con strascico e bordino bianco, rimase folgorata. Julia sembrava “assolutamente stupefacente“. La stessa Roberts fu più pragmatica nella sua valutazione: “Io ho solo pensato che era un bel vestito“. Quel bel vestito era disegnato in stile vintage con l’intenzione di evocare il classico stile hollywoodiano che Valentino aveva creato per icone della moda come Jackie Kennedy ed Elizabeth Taylor. La notte degli Oscar, Valentino guardava la cerimonia in televisione. Quando Julia Roberts salì sul palco a ritirare la statuetta, lo stilista visse quello che avrebbe poi definito il punto più alto della sua cinquantennale carriera. “Ho vestito così tante persone ma devo essere sincero” confessò l’anno successivo al Telegraph. “La persona che mi ha reso davvero, davvero felice è stata Julia Roberts. Quando ha ricevuto il premio Oscar per Erin Brockovich, io la guardavo in televisione ed ero così eccitato che lei indossasse il mio abito“.

Il vestito si dimostrò estremamente popolare tra le ragazze adolescenti americane, e molte copie furono vendute come abiti da ballo. Ma l’eredità più significativa fu culturale: quel vintage Valentino inaugurò una tendenza che avrebbe cambiato letteralmente il corso della moda sul red carpet. Prima di quella notte, pochi pensavano di rovistare negli archivi delle maison per cercare abiti di collezioni passate. Dopo Julia Roberts, gli archivi fino a quel momento inesplorati divennero miniere d’oro per stylist e celebrities. Nel corso dello stesso anno, molti stilisti disegnarono abiti ispirandosi a quello stile, da Thierry Mugler in poi. Il vestito entrò negli archivi ufficiali dell’azienda Valentino, diventando un pezzo museale. Ma per Julia Roberts rimase qualcosa di più personale. Nel 2017 l’attrice rivelò di conservarlo “in una scatola sotto il mio letto, è tipo la mia heritage collection“.

Quella collezione privata, custodita con cura ma senza ostentazione, racconta molto del rapporto che Julia Roberts ha con la fama e soprattutto della genialità di uno stilista appena scomparso e che ha gettato il mondo della moda e del cinema nel lutto. Quando la figlia Hazel l’anno scorso ha accompagnato il padre Daniel Moder al Festival di Cannes, Julia era in videochiamata con lei. “Mi sembrava che non fosse pronta, aveva la codaha raccontato la madre. “E io ho detto: metti un po’ di eyeliner“. La risposta di Hazel fu disarmante nella sua semplicità: “Non ho portato l’eyeliner, mamma, di cosa stai parlando?“. Per la ragazza era semplicemente una serata con il suo papà. Non importava nient’altro.

La storia dell’abito Valentino di Julia Roberts è quindi doppia. Da un lato c’è la narrazione pubblica. Un capolavoro di alta moda che ha segnato un’epoca, cambiato le regole del gioco e consacrato uno stilista italiano come il più amato dalle star di Hollywood. Dall’altro c’è la dimensione privata. Un vestito in una scatola sotto un letto, che una madre conserva con cura e che una figlia può provare per gioco, ignorando di avere addosso un pezzo di storia del cinema. Ventidue anni dopo quella notte trionfale, l’abito nero con bordino bianco continua a vivere in questa doppia dimensione. È un’icona della moda immortalata in migliaia di fotografie e citata in tutti gli elenchi dei “migliori look Oscar di sempre“. Ma è anche un ricordo personale, un oggetto domestico che Julia Roberts può mostrare alla figlia dicendo: “Questo è quello che stai cercando“, riferendosi non all’abito in sé, ma all’amore che c’è dietro. Come le lettere di sette pagine che il marito Daniel le scrisse all’inizio della loro storia, e che l’attrice conserva per mostrarle un giorno a Hazel.

Perché in fondo, al di là del glamour e delle statuette dorate, rimane una verità semplice: quel vestito è diventato leggendario non solo per la sua bellezza impeccabile o per il genio di Valentino, ma perché quella notte Julia Roberts era genuinamente felice. E quella felicità, catturata dalle telecamere di tutto il mondo, è lo stesso tipo di gioia che oggi cerca di costruire ogni giorno per i suoi figli, lontano dai riflettori, nell’intimità della vita familiare dove un abito da Oscar può diventare semplicemente una possibile opzione per il ballo di fine anno.

Condividi.

Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it