Dispatch, per chi si fosse perso i nostri focus, è il titolo di punta di AdHoc Studio, sviluppatore di videogiochi nato da ex veterani di Telltale e Ubisoft. Questo sublime videogioco a scelte multiple, ci metterà nei panni di Robert, un, al momento, normalissimo operatore (dispatcher) che lavora per un’agenzia di supereroi.
Potrebbe sembrare un normalissimo lavoro d’ufficio, ma in realtà la vita riserverà ben altre sorprese al nostro operatore, ex supereroe senza poteri. Però, noi non siamo qui per parlare di Dispatch nello specifico, quanto più vogliamo tracciare una linea, un parallelismo tra alcuni capisaldi del fumetto superoistico e la nuova fatica di AdHoc Studio e quanto, oggi, in realtà, sembra essere ben definito il desiderio di conoscere la “normalità”.
L’occhio dell’uomo comune

Tra metà e fine degli anni ’90, iniziarono a vedersi i primi fumetti che raccontavano sì di supereroi, ma lo facevano utilizzando come narratore l’uomo comune. Si comincia con Marvels, nata dalla mente di Kurt Busiek e Alex Ross. La miniserie, divisa in quattro numeri, aveva come protagonista Phil Sheldon, fotografo impegnato a raccontare le meraviglie dei supereroi Marvel e della loro “aderenza” all’ordinario mondo degli esseri umani. Non più combattimenti spettacolari, esplosioni, superpoteri e simili, ma: cosa succede ai civili mentre i supereroi si menano di santa ragione?
Dopo il successo di Marvels, non tardarono ad arrivare anche altre opere che trattavano la stessa tematica, come per esempio Astro City per Image, ancora del duo Busiek e Ross, ma anche Ruins di Warren Ellis di nuovo per Marvel. Alle persone, agli appassionati, piaceva e interessava tremendamente sapere cosa vivessero le persone comuni in un mondo popolato da superuomini e superdonne.
Questo “modo” di raccontare i supereroi toccò note di solennità ancora più alte grazie a Mark Waid, accompagnato da Alex Ross, nel 1996 con Kingdom Come, pubblicato per DC Comics. Ad accompagnare il lettore, un pastore di Norman McCay, che accompagnato da visioni apocalittiche e dallo Spettro, si muoverà tra i metaumani per raccontare il mondo comune e la crisi della nuova generazione di supereroi dopo la sparizione della Justice League. Un racconto a stampo biblico, impreziosito ancora una volta dall’iperrealismo di Ross. Kingdom Come è una storia che si contrapponeva al trend fumettistico degli anni ’90, raccontando di eroi puri contro nuove schiere di eroi violenti e che non si preoccupavano di chi, invece, era solo spettatore dei loro combattimenti e che cercava solo di vivere una vita ordinaria.
Phil Sheldon, protagonista di Marvels, compare anche in Kingdom Come della DC come cameo voluto da Alex Ross!
Robert Kirkman, eroe contemporaneo

Con una eccellente serie a fumetti già conclusa e un’avvincente serie tv animata ancora in programmazione, non si poteva non inserire anche Invincible nel parallelismo con Dispatch. Lo stile narrativo del videogioco di AdHoc Studios prende a piene mani dal lavoro di Robert Kirkman, inserendo anche alcuni personaggi parodia, primo tra tutti Phenomaman, che ricorda in parte Omni-Man.
Anche se nel videogioco si seguiranno le vicende di un ex eroe senza poteri, è indubbio quanto lo stile irriverente e accattivante di Invincible abbia donato al titolo, e quanto abbia condizionato i gusti delle persone in relazione ai supereroi. Non più personaggi infallibili e senza macchia, gli appassionati e i neofiti cercano nuove chiavi di lettura, qualcosa che possa essere si super ma anche ordinario come una cotta o una sbronza tra giovani adulti e ragazzi. Invincible, oltre a smontare il genere classico dei supereroi e rimontarlo a seconda delle necessità moderne, getta le basi, analizza, crea e stimola le necessità dei lettori moderni; un’ottima caratterizzazione dei personaggi che permette la piena empatizzazione con essi, sviluppo e crescita dei protagonisti, curiosità sul mondo che li ospita, occhio al dettaglio.
Dispatch, dal suo punto di vista, ha tutte queste caratteristiche e oltre, grazie alle potenzialità del media videoludico, riuscendo, probabilmente, a toccare corde ancora più profonde grazie alla vera partecipazione del giocatore allo sviluppo della trama.
Dispatched

Il titolo di AdHoc Studio arriva al momento giusto tra le mani del pubblico, sfruttando le diverse passioni attuali dei consumatori e portando una ventata d’aria fresca all’industria videoludica, come pochi titoli sono riusciti a fare nel corso del 2025. Dispatch si presenta come una serie tv, divisa in due episodi pubblicati ogni settimana per quattro settimana, una scrittura eccezionale e personaggi amabili dal primo minuto. La possibilità di modificare la storia a seconda delle scelte, turning point e cliffhanger posizionati nel migliore dei modi, un cast d’attori eccezionale e l’hype a trasportare il tutto lasciando i fan in attesa di scoprire cosa li aspettava dietro l’angolo.
Se siete riusciti a evitare anche una singola clip del titolo, fatevi un regalo prima di incappare in strani spoiler, saltate a bordo del treno e godetevi uno dei titoli più divertenti, dissacranti e ordinari mai pubblicati. Perché in fondo, essere normali non è mica male!



